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Gli elicotteri di fabbricazione russa Mil Mi-17 inventariati dal Pentagono arriveranno in Ucraina per dare la caccia a carri armati russi o per condurre operazioni “speciali”. Biden ha mantenuto la sua parola, e così facendo ha mostrato al mondo, ancora una volta, che la “coperta è corta”. Quegli elicotteri erano destinati all’Afghanistan, un teatro di scontro del passato che viene nominato fin troppe volte in questa nuova pagina della storia.

Era il 2010 secondo quanto riportato dal Washington Post, quando gli esperti di armi del Pentagono decisero di acquistare per conto del governo Afghano una flotta di elicotteri da multiruolo Mi-17 da una società esportatrice direttamente collegata al Cremlino. Le ragioni che motivarono la scelta – come accade spesso in queste situazioni – erano poche e fondamentali: gli elicotteri russi erano “relativamente economici”, efficienti nell’impiego a cui erano destinati, e i piloti afgani erano già addestrati al loro uso. Nonostante le opposizioni del Congresso, che spingeva per l’acquisto di nuovi prodotti made in USA, il Pentagono insistette, e la partita di Mil-17 venne acquisita con destinazione “deserto dell’Afganistan”.

Adesso quegli stessi elicotteri – destinati a combattere un vecchio a arcigno nemico di Mosca come solo i talebani erano stati in grado di rivelarsi quarant’anni fa – verranno impiegati contro i soldati e i carri armati che la stessa Mosca ha inviato in Ucraina per le sue “operazioni militari speciali”.

“L’Ucraina potrebbe impiegare i Mi-17 per trasportare truppe”, o per condurre “raid di operazioni speciali, evacuare le vittime, spostare munizioni e altri rifornimenti chiave”, ha spiegato al Washington Post Rob Lee, esperto del Foreign Policy Research Institute. Ma anche per “attaccare obiettivi russi, comprese truppe o infrastrutture”. Concludendo, in accordo con le sempre più insistenti richieste del presidente ucraino Zelensky, che: “Più elicotteri avranno”, più potranno impiegarli in modo “aggressivo”. I Mil-Mi 17, come spiegato in precedenza, possono essere armati con mitragliatrici, razzi, e missili anti-carro, consentendo ai loro utilizzatori si impiegarli come mezzo offensivo e per il supporto aereo ravvicinato.

Attualmente il “pacchetto sicurezza” da 800 milioni di dollari approvato dal presidente americano Joe Biden la scorsa settimana, includerebbe un totale 16 elicotteri Mil Mi-17. Un numero di unità ridotto che forse non dovrebbe essere sacrificato immediatamente in operazioni offensive. Nonostante il conflitto in Ucraina si trovi in una fase cruciale, che vede l’esercito russo impegnato nell’intensificazione di attacchi nell’est e nel sud del paese. L’obiettivo è raggiungere il totale controllo del Donbas.

Di questi sedici elicotteri, cinque si trovavano già in Ucraina per svolgere le necessarie operazioni di manutenzione al di fuori dell’Afghanistan quando i talebani hanno “ripreso” il controllo del Paese in agosto. È stato allora che il Pentagono, che si è trovato “costretto” ad abbandonare miliardi di dollari di equipaggiamento ai talebani  a causa di una ritirata più improvvisa del previsto, ha deciso di tenere gli elicotteri che erano stati pagati con i soldi dei contribuenti nell’ambito dell’Afghanistan Security Forces Fund. Un fondo che ormai si rivelava obsoleto. La cessione al governo di Kiev è stata resa possibile dall’Arms Export Control Act, in quanto gli elicotteri in questione sono stati considerati come “articoli di difesa in eccesso” che potevano venir consegnati ufficialmente all’Ucraina.

Gli altri undici, secondo quanto riportato dal WP, si trovano in un deposito della Davis-Monthan Air Force Base, in Arizona. Il principale problema del Pentagono, attualmente, è il modo in cui farli arrivare in Ucraina il prima possibile. Si parla già di questo fine settimana, afferma l’ufficiale della Difesa americana, che ricorda come il “fattore tempo” sia sempre più determinante per definire le sorti del conflitto e i suoi mutamenti strategici. Ancora una volta riecheggiano le minacce di Mosca, che aveva paventato “conseguenze imprevedibili” nei confronti delle potenze che si sarebbero “intromesse” nella questione ucraina. Intromissioni che ormai appaiono lampanti dato l’invio di armi da diversi stati partner della Nato.

In assenza di una risposta “imprevedibile” del Cremlino, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova si è limitata a mettere in guardia Kiev con una sottile comparazione sul piano geopolitico. “Il Pentagono sta inviando in Ucraina gli elicotteri che aveva precedentemente ordinato per l’esercito dell’Afghanistan: un paese che gli americani alla fine hanno abbandonato“. “L’Ucraina ripeterà il destino dell’Afghanistan? L’hanno fatto gli elicotteri. I politici americani sono fedeli alle loro parole al riguardo. L’arte di tradire i loro più stretti alleati è nel loro sangue politico”. Un’accusa esplicita quella di Mosca, che si rifà a quello che dopo il Vietnam può essere considerato il più grande fallimento militare della storia per gli Stati Uniti.

Le differenze tra i due teatri di conflitto e sulle forze in campo sono evidenti, e almeno secondo Jason Dempsey, ex ufficiale dell’Us Army impegnato nella missione di addestramento delle forze regolari afgane: “Per una volta, stiamo consegnando le risorse a un governo e a un esercito in grado di usarle”. Secondo il Pentagono infatti, sebbene Kiev continui a chiedere armamenti più aggiornati e sofisticati garantendo di addestrarsi nel minor tempo possibile per imparare ad impiegarli in azione, la fornitura di armi e mezzi con cui l’esercito ucraino ha già familiarità rimane l’opzione migliore. Al contrario, inviare elicotteri di produzione americana come i Sikorsky UH-60 Black Hawk potrebbe rivelarsi meno efficace – oltre che compromettente.

Nonostante l’affondo del Cremlino, impegnato nel tentativo di screditare gli aiuti militari inviati da Washington, il governo ucraino sembra essersi rivelato grato dell’impegno americano, e sicuro di poter contare sull’inquilino della Casa Bianca. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha dichiarato: “Il presidente Biden ha dimostrato una vera leadership nel “fornire” assistenza all’Ucraina” e nel “mobilitare la comunità internazionale” per sostenerla. Poco importa se le forniture che arriveranno anche da Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca – parliamo di sistemi missilistici anti-aerei, tank e blindati, tutti di produzione sovietica – si riveleranno un “affare” per gli americani; che hanno già promesso di sostituirli con piattaforme omologhe e più avanzate di produzione americana. I soldati ucraini hanno bisogno di armi per combattere i russi. Adesso. Per reclamare condizioni migliori in vista di un nuovo round di negoziati, o per dettare le condizioni di una resa. Se glie venissero regalate, forse Kiev accetterebbe armi anche da uno degli “stati canaglia” invisi al Pentagono. “À la guerre comme à la guerre”.

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