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Il campo di battaglia del futuro vedrà sempre più sistemi d’arma interconnessi in grado di condividere informazioni in tempo reale, armi ad alta energia, sistemi “unmanned” sempre più autosufficienti dotati di intelligenza artificiale, missili ipersonici senza dimenticare tutti gli assetti spaziali che diventeranno sempre più importanti nella gestione non solo delle informazioni e comunicazioni ma anche per attacchi diretti.

Questo futuro che sa di fantascienza è già qui e sta rivoluzionando la strategia per la Difesa dei Paesi più all’avanguardia sotto il profilo tecnologico. I caccia di quinta generazione presto diventeranno obsoleti quando entreranno in servizio quelli di sesta, le armi laser o a microonde sono già una realtà, i missili ipersonici, in grado di volare a velocità superiori a cinque volte la velocità del suono, sono presenti negli arsenali di Russia e Cina, senza dimenticare tutti i sistemi “unmanned” siano essi navali, terrestri o aerei, l’intelligenza artificiale sta sostituendo l’uomo nel campo decisionale, ad esempio nella scelta dei bersagli o nella scelta del profilo di navigazione per evitare le minacce del nemico.

Come sempre accade per ogni innovazione in campo militare, potenzialmente rivoluzionaria, si cercano immediatamente delle contromisure. In particolare nel campo delle armi laser, o meglio nel campo dei sistemi che contrastano le armi laser, il Pentagono sta lavorando, ormai da qualche anno, per cercare di dotarsi di assetti in grado non solo di contrastarne la minaccia, ma anche di eliminarla completamente nell’arco di “millisecondi”.

Il principio ricorda le armi “anti-radiazioni” ovvero i missili, come l’Agm-45 Shirke, utilizzati per colpire i radar nemici che si dirigono automaticamente alla fonte della sorgente distruggendola.

Le armi laser sono diventate fondamentali

Esistono diversi sistemi laser ad alta energia, denominati Hel (High Energy Laser), in grado di disturbare o distruggere satelliti, sensori, velivoli e mezzi o colpire il personale. Se sino a qualche decennio fa il problema principale di questi strumenti era la loro dimensione, determinata dalla necessità di avere grandi fonti di energia e soprattutto sistemi di raffreddamento adeguati che ne comportavano l’utilizzo solo ed esclusivamente navale, ora il progresso tecnologico ed in particolare la miniaturizzazione ne rendono disponibile il dispiegamento anche su mezzi terrestri e soprattutto sui velivoli, rivoluzionandone di fatto le capacità offensive.

Non è infatti un segreto che tra le specifiche dei caccia di sesta generazione ci sia la capacità di trasportare armi ad alta energia in grado di colpire i velivoli e i missili avversari, quindi utilizzabili con un concetto duale di attacco/difesa. Gli Stati Uniti hanno già in essere, grazie a Lockheed-Martin, di dotare i caccia del futuro con armi di questo tipo e a quanto pare il laser sarà pronto prima che lo sia il nuovo velivolo di sesta generazione. Il sistema sembra essere una versione molto ridotta e più leggera del laser Helios, già visto in via sperimentale su alcuni cacciatorpediniere classe Arleigh-Burke e che sembra diventerà “di serie” a partire dal 2021.

Per il momento, però, tali sistemi sono stati dispiegati solamente su assetti navali e terrestri: si ricorda ad esempio il Peresvet russo o Lw-30 cinese, entrambi montati su veicoli terrestri, in grado di colpire i velivoli o i missili da crociera nemici.

La sfida, raccolta dall’industria americana, è quindi quella di colpire e rendere inefficaci – perfino distruggere – tali strumenti. Una sfida non da poco se consideriamo la tempistica data dall’impiego di armi laser, nell’ordine dei millisecondi, e dalla precisione degli stessi.

Le specifiche del programma antilaser americano

Le caratteristiche generali delle nuove armi denominate C-Helw (Counter-High Energy Laser Weapons) sono essenzialmente tre: individuare rapidamente la sorgente laser ostile in uno scenario tattico (quindi durante un attacco), geolocalizzarne la sorgente (in asse o fuori asse), colpirla e renderla inoffensiva rapidamente.

Idealmente un sistema C-Helw dovrebbe essere in grado di individuare e distruggere laser ad alta energia, siano essi fissi o in movimento, prima che questi facciano fuoco. Risulta interessante notare che il Darpa, l’ufficio progetti e ricerche per la Difesa americano, abbia richiesto anche “piattaforme indurite che permettano un attacco cinetico” contro sistemi Hel. Ciò significa che le soluzioni considerate spaziano da armi laser-anti-laser a sistemi più convenzionali come missili o bombe, e quindi che vedono l’impiego di mezzi pilotati o droni in grado di trasportarli ma soprattutto di resistere ad un attacco laser.

Un compito certamente non facile che deve far fronte a delle sfide, alcune già accennate. Un sistema C-Helw dovrà essere in grado prima di tutto di distinguere, a grande distanza, il fascio laser ostile dal “rumore di fondo” del campo di battaglia, ormai diventato saturo di sistemi diversi che coprono quasi tutto lo spettro di radiazioni Em.

Secondariamente dovrà essere capace di geolocalizzare la sorgente in modo puntuale e, in caso sia montata su un velivolo, di tracciarla “in tempo reale”. Successivamente dovrà essere in grado di distruggere la “kill chain del laser nello spazio di millisecondi, ovvero prima che il sistema Hel diventi efficace. Il mezzo che monterà il C-Helw dovrà essere sufficientemente resistente ad un attacco laser e essere dotato di sensori che determinino l’efficacia del “contrattacco” in tempo reale, con la capacità di condividere tali informazioni immediatamente con gli altri assetti sul campo di battaglia. Delle vere e proprie sfide di non facile risoluzione ma che inevitabilmente dovranno essere affrontate non solo dal Pentagono, ma da tutte le Forze Armate che vogliano ottenere la supremazia sul campo di battaglia.