Skip to content
Guerra

Il paradosso della guerra in Ucraina: a guidare i droni di Kiev sono mappe russe

A guidare i droni ucraini verso i cuori pulsanti dell’infrastruttura energetica russa non sarebbero stati server NATO ma le mappe di Yandex.
Yandex

Nel cuore della guerra, tra flussi di intelligence riservati e tecnologie satellitari d’avanguardia, l’Ucraina ha sferrato un colpo che ha del grottesco, se non del paradossale. A guidare i droni ucraini verso i cuori pulsanti dell’infrastruttura energetica russa non sarebbero stati server NATO o spie in incognito, ma… le mappe di Yandex. Sì, proprio il motore di ricerca nazionale russo, l’orgoglio digitale di Mosca. La guerra, a quanto pare, ha anche il suo lato tragicomico.

Nel solo 2024, secondo alcune fonti, sarebbero stati almeno 64 gli attacchi sferrati contro raffinerie e oleodotti russi, con precisione quasi chirurgica. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: impianti in fiamme, linee di produzione interrotte, l’export energetico sotto pressione. Ma più dei numeri colpisce il metodo. I bersagli non sarebbero stati individuati grazie a sofisticate operazioni di spionaggio, ma tramite open source intelligence. Le stesse mappe online che milioni di russi usano ogni giorno per trovare un bar o una stazione di servizio, oggi guidano gli attacchi di droni esplosivi.

Un tribunale di Mosca, forse troppo tardi, ha ordinato a Yandex di oscurare le immagini di una raffineria già colpita più volte. Una toppa su un buco che ormai è una voragine. Il problema, infatti, non è la singola mappa: è l’ecosistema digitale su cui la Russia ha costruito parte della sua modernità, e che oggi le si ritorce contro.

La necessità aguzza l’ingegno dell’Ucraina

L’intuizione ucraina è semplice quanto geniale: perché chiedere dati classificati a Washington, se lo stesso nemico pubblica in rete le proprie vulnerabilità? E così, droni leggeri e a basso costo seguono coordinate digitali pubbliche, sfruttano immagini satellitari liberamente disponibili e colpiscono con efficacia.

Ma oltre al risultato tattico, c’è l’amara ironia strategica. La Russia, potenza che fa della centralizzazione un pilastro ideologico, si ritrova esposta proprio attraverso uno dei suoi strumenti di soft power. Yandex, fiore all’occhiello della tecnologia Made in Moscow, diventa un’arma nelle mani del nemico.

C’è poi una riflessione da fare sul ruolo dell’Occidente. Se Kiev riesce a colpire con tale precisione grazie a strumenti civili, quanto conta davvero il supporto di intelligence riservata da parte della NATO? La domanda è scomoda, e rischia di alimentare, nei circoli più scettici, l’idea che l’Ucraina possa “camminare da sola”. Ma attenzione: non è autonomia, è necessità. È l’adattamento di chi, con risorse limitate, si ingegna a trasformare la trasparenza digitale in vantaggio bellico.

La lezione è chiara. Nel mondo iperconnesso, nessuno controlla davvero il campo di battaglia. La superiorità informativa è effimera, vulnerabile. Anche l’arma più potente può nascere da un’innocua app sul telefono. E ogni tentativo di censura, come quello imposto a Yandex, arriva sempre dopo.

Per Mosca, il problema non è solo militare, ma culturale: una guerra nata nell’illusione del controllo, che oggi sfugge a ogni schema. Per Kiev, invece, il pericolo è nel successo stesso: perché ogni colpo andato a segno accende un riflettore, e la controffensiva non tarderà ad arrivare.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.