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Settembre sarà un mese decisivo per i rapporti bilaterali tra India e Stati Uniti. Vedrà infatti compiersi un percorso di avvicinamento tra le due nazioni tramite la firma del Beca (Basic Exchange and Cooperation Agreement), l’ultimo atto di una serie di accordi cominciati nel 2002.

Nuova Delhi e Washington, questo mese, terranno la loro prima trattativa virtuale in formato “2 + 2” tra i rispettivi ministeri degli Esteri e della Difesa: sappiamo che secondo i piani delle diplomazie la riunione ministeriale è in preparazione da luglio, nonostante le tensioni tra India e Cina si siano intensificate a dispetto dei colloqui di de-escalation che non fanno progressi. Sullo sfondo del prossimo accordo, infatti, c’è la situazione nel Kashmir, ed in particolare nel Ladakh, che non accenna a trovare una risoluzione: sappiamo che le provocazioni da ambo le parti sono continuate dal parossismo del giugno scorso, quando nella valle di Galwan una cinquantina di soldati indiani e cinesi sono rimasti uccisi in uno scontro svoltosi letteralmente “a mazzate”.

Secondo gli accordi del Beca, gli Stati Uniti potranno condividere i dati di intelligence raccolti dagli assetti satellitari, e da altri sensori, con l’India, al fine di migliorare le capacità di targeting e navigazione delle forze armate indiane.

Si tratta di un patto bilaterale che provocherà quasi certamente le dure reazioni di Pechino in un momento in cui i rapporti tra i due “vicini di casa” non sono affatto idilliaci, e che sposterà la bilancia indiana verso gli Stati Uniti in maniera ancora più incisiva rispetto al passato.

Questo round di colloqui “2 + 2” sarà guidato dal ministro degli Affari Esteri Jaishankar e dal ministro della Difesa Rajnath Singh per la parte indiana, mentre gli Stati Uniti saranno rappresentati dal segretario di Stato Mike Pompeo e dal segretario alla Difesa Mark Esper. L’incontro avrebbe dovuto già essersi svolto a marzo a Washington, ma la crisi pandemica ha comportato il rinvio e in seguito la decisione di svolgerlo “virtualmente”.

Come già accennato il Beca è solo l’ultimo degli accordi sottoscritti tra India e Stati Uniti, ma forse proprio per la sua natura e per il contesto geopolitico in cui ci troviamo, diventa quello più importante. Washington e Nuova Delhi sono legate dal General Security of Military Information Agreement (Gsomia) dal 2002 che ha facilitato il trasferimento di tecnologia di alto livello dagli Stati Uniti all’India e la salvaguardia delle informazioni militari classificate; successivamente, nel 2016, è stato siglato il Logistics Exchange Memorandum of Agreement (Lemoa) che dà accesso, ad entrambi i Paesi, a strutture militari designate su entrambi i lati ai fini della logistica, infine nel 2018 si è giunti al Communications Compatibility and Security Agreement (Comcasa) che consente all’India di procurarsi apparecchiature specializzate per le comunicazioni crittografate che riguardano piattaforme militari di origine statunitense come C-17, C-130 e P-8I. Sino ad allora, infatti, queste piattaforme utilizzano sistemi di comunicazione disponibili in commercio.

Durante l’ultimo incontro “2 + 2”, che si è tenuto lo scorso dicembre a Washington, entrambe le parti hanno firmato l’Industrial Security Annex (Isa), ovvero un accordo sulla sicurezza generale delle informazioni militari India-Usa che è andato ad implementare il Gsomia. L’Isa è rivolto anche a facilitare ulteriormente la partecipazione delle società americane che operano nel campo della Difesa ai progetti made in India, possibilità che avviene sin dal 2012 tramite la India-US Defense Technology and Trade Initiative (Dtti).

Gli Stati Uniti, infatti, hanno sempre cercato di penetrare nei settori esteri che riguardano la produzione di armamenti, e spesso si sono lamentati per le condizioni che hanno trovato in Europa che a detta loro non sono sufficientemente “liberali”: un’accusa alquanto gratuita da parte di chi, per permettere la partecipazione agli appalti della Difesa di società straniere in patria, richiede una serie di norme e provvedimenti molto limitanti (come ad esempio la cessione di eventuali brevetti e l’appoggio di società statunitensi o la creazione di nuove).

Tornando al Beca, la firma capita in un contesto molto peculiare: Washington è alle prese con la campagna elettorale, e anche se remota, c’è sempre la possibilità che Nuova Delhi dopo novembre si trovi davanti ad un nuovo esecutivo; per quanto riguarda l’India, invece, la crisi con la Cina che sta assumendo un carattere sempre più geograficamente esteso – è notizia recente che sono state inviate unità navali nel Mer Cinese Meridionale – sbilanciando l’equilibrio del gigante asiatico verso gli Stati Uniti che hanno subito colto la palla al balzo schierandosi dalla parte indiana.

L’amministrazione Trump ha redarguito più volte la Cina per l’incidente lungo la Lac, la linea di controllo effettivo che divide il Kashmir indiano da quello cinese, sostenendo apertamente l’India: Pompeo ed Esper hanno entrambi criticato Pechino per il confronto in corso nel Ladakh, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è persino offerto di mediare tra i due contendenti. Anche Joe Biden ha recentemente affermato che lavorerà con l’India per un Indo-Pacifico basato sul rispetto delle regole e che non permetterà alla Cina di minacciare i suoi vicini. Nuova Delhi sembra quindi godere si un sostegno bipartisan nelle politica statunitense.

Esiste però un possibile intoppo in questo idillio, ed è rappresentato proprio dalla volontà indiana di continuare ad approvvigionarsi di armamenti dalla Russia. Sappiamo infatti che Mosca sta accelerando la consegna dei sistemi d’arma antiaerei S-400 Triumf all’India, con il primo reggimento in arrivo l’anno prossimo. Gli Stati Uniti hanno ripetutamente avvertito Nuova Delhi che il loro acquisto potrebbe scatenare l’elevazione di sanzioni secondo i dettami del Caatsa, o, per lo meno, irrigidire la cooperazione militare tra i due Paesi.

Il timore della Casa Bianca è che collegare un sistema di difesa aerea russo alla rete militare indiana che ha anche hardware statunitense consentirà a Mosca di identificare le caratteristiche cruciali delle piattaforme made in Usa, un po’ la stessa paura che riguardava la Turchia e l’inserimento dei Triumf nella difesa aerea di un Paese della Nato.

I prossimi giorni saranno sicuramente molto interessanti dal punto di vista diplomatico in quanto ci attendiamo qualche mossa da Pechino, che, ad esempio, potrebbe innalzare la tensione nel Ladakh o prendere qualche altro tipo di provvedimento, magari a livello commerciale. Possiamo affermare però con sicurezza che la firma del Beca sarà un punto di svolta nelle relazioni tra India e Stati Uniti e darà alle Forze Armate di Nuova Delhi accesso ad un sistema vitale per il campo di battaglia: i satelliti di intelligence.