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Raggiungere un “ordine mondiale giusto e multipolare”, rafforzare il coordinamento politico estero, ampliare i contatti bilaterali e multilaterali. E ancora: fare in modo che le relazioni sino-russe continuino a svilupparsi bypassando le tensioni internazionali e condannare all’unisono le sanzioni contro Mosca. Questi sono soltanto alcuni dei temi sul tavolo affrontati dal ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov e dal suo omologo cinese Wang Yi.

I due si sono recentemente incontrati a Tunxi, nella provincia orientale cinese dello Anhui. L’emittente di Stato cinese Cgtn ha ricordato che le parti interverranno alla terza conferenza dei capi della diplomazia dei Paesi confinanti con l’Afghanistan, in programma nelle prossime ore proprio nell’Anhui. Alla ministeriale prenderanno parte anche i capi della diplomazia di Tagikistan e Uzbekistan, Sirojiddin Muhriddinovich e Vladimir Norov, unitamente agli omologhi di Turkmenistan e Pakistan, Rasit Meredow e Shah Mehmood Qureshi. L’evento sarà presenziato anche dal ministro degli Esteri ad interim del governo talebano, Amir Khan Muttaqi.

Inutile tuttavia girarci attorno: anche se il piatto forte del meeting risulta essere la questione afghana, i riflettori sono puntati sui segnali – anche minimi – inerenti ai rapporti diplomatici tra Russia e Cina. Anche e soprattutto in relazione alla guerra in Ucraina.

Il messaggio di Mosca, il feedback di Pechino

Tralasciando l’Afghanistan, vale quindi la pena soffermarci su alcuni interventi di Lavrov. Il ministro russo ha concordato con il collega cinese di “rafforzare il coordinamento politico estero” bilaterale dei loro rispettivi Paesi e “ampliare i contatti bilaterali e multilaterali”. “Sullo sfondo di una complicata situazione internazionale, Russia e Cina continuano a rafforzare i partner strategici e a parlare con una sola voce negli affari globali“, si legge in una nota di Lavrov citata dall’agenzia Tass.



Rivolto al mondo intero, lo stesso Lavrov ha spiegato che Cina e Russia cercano di raggiungere un ordine mondiale multipolare, definito “giusto”. Non è difficile capire che cosa significhi: scardinare la “mentalità da Guerra Fredda”, come i cinesi hanno spesso etichettato il modus operandi degli Stati Uniti, e creare, probabilmente, un nuovo ordine globale all’interno del quale Pechino e Mosca possano giocare un ruolo chiave, bilanciando l’influenza di Washington. La Russia chiama, la Cina risponde presente.

L’asse Mosca-Pechino

Dal canto suo, Wang ha affermato che dall’inizio dell’anno le relazioni tra Cina e Russia hanno resistito ai cambiamenti della situazione mondiale (chiaro il riferimento all’Ucraina) e hanno mostrato un solido trend di sviluppo. “Dall’inizio di quest’anno, le relazioni sino-russe hanno resistito a nuove prove di cambiamenti nella situazione internazionale, hanno mantenuto la giusta direzione e hanno mostrato una solida tendenza allo sviluppo”, ha dichiarato il ministro cinese.

Inevitabile puntare il dito contro le sanzioni “unilaterali illegali” e improducenti imposte dal blocco occidentale (leggi: Stati Uniti e alleati) all’indirizzo della Russia proprio in seguito allo scoppio del conflitto ucraino. Pare inoltre che i ministri abbiano avuto un approfondito scambio di opinioni sulla situazione in Ucraina. In particolare, Lavrov avrebbe informato Wang sull’andamento della “operazione militare speciale” delle Forze armate russe e sulla dinamica del processo negoziale con il governo di Kiev.

Nel frattempo, il China Daily ha respinto “le infondate accuse occidentali alla Cina di essere complice della Russia”. Il quotidiano ribadisce che Pechino non era stata informata in anticipo dei piani di Mosca (“altrimenti avrebbe evacuato per i tempo i cinesi dall’Ucraina”), e che non ha fornito aiuti militari ai russi, ma semplicemente non ha aderito alle sanzioni economiche imposte dall’Occidente e per questo viene additata dagli Usa e attaccata con “maliziosa disinformazione”. Certo è che la Cina è il principale partner commerciale della Russia. E che i due Paesi hanno ulteriormente rafforzato i loro rapporti economici. Inevitabile che le parti si sostengano a vicenda, anche se Pechino non ha alcuna intenzione di sporcarsi l’immagine né di essere tirata in mezzo.

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