Questa volta la scenografia alle sue spalle è diversa, non c’è lo stemma del suo Libyan National Army, la stanza è meno ampia e “sfarzosa” di quella usata per annunciare “l’ora zero” su Tripoli e non ci sono bandiere della Libia vicino al podio dove parla: Khalifa Haftar ha cambiato lo scenario del suo discorso, ma non i toni. E nella serata di lunedì, alle ore 21:00 locali, in diretta televisiva ha lanciato un annuncio che ha spiazzato tutti, alleati e non. Il generale, con la divisa addosso e con lo sguardo perennemente rivolto verso la telecamera, ha dichiarato la fine di ogni accordo politico ma soprattutto l’intenzione di “accettare il mandato di guidare la Libia”. Un’investitura che, secondo Haftar, deriverebbe dal popolo e che non lascerebbe spazio a dubbi su chi deve governare il Paese.
Il discorso di Haftar
Il generale non è nuovo a repentini colpi di scena attuati con veri e propri colpi di teatro. Del resto, anche se nell’ultimo periodo dell’era Gheddafi si trovava in esilio negli Usa, la scuola politico – comunicativa in cui è cresciuto nei primi anni di esperienza nell’esercito è stata quella del rais. Tra mosse non annunciate, improvvisi ripensamenti e roboanti proclami, Haftar si è sempre contraddistinto per la sua imprevedibilità che, in alcuni frangenti, lo ha reso a tratti inviso ai suoi stessi alleati. E nella serata di lunedì, il suo discorso è stato in linea con la sua personale “tradizione”: “Abbiamo dato seguito alla vostra risposta alla nostra richiesta di annunciare la caduta dell’Accordo politico, che ha distrutto il Paese e condotto all’abisso, autorizzando coloro che ritenete idonei a guidare questo stadio”, sono state le prime parole del generale.
Una frase con la quale si è dato di fatto un colpo di spugna agli accordi di Skhirat del 2015, così come ad ogni proposta politica avanzata negli ultimi giorni da figure a lui vicine, come il presidente del parlamento di Tobruck, Aguila Saleh: “Esprimiamo il nostro onore al popolo libico per aver autorizzato il comando generale a intraprendere questa missione storica nelle attuali circostanze eccezionali – ha proseguito Haftar – e la sua revoca dell’accordo politico che fa parte del passato, secondo la decisione del popolo libico, unica fonte di autorità”. In poche parole, il generale si è auto proclamato vero rappresentante ed amministratore della volontà libica. Un mandato popolare, secondo lo stesso Haftar, che lo autorizzerebbe a porre la sua figura e quella dell’esercito al di sopra di ogni altra istituzione. E dunque anche al di sopra del parlamento con sede in Cirenaica e del cosiddetto “governo ad interim”, quello con sede ad Al Beyda e guidato da Al Thani. Enti questi ultimi che, fino a lunedì era, potevano essere considerati come le principali sponde politiche di Haftar e che adesso, alla luce del discorso del generale, potrebbero essere stati esautorati da ogni funzione.
L’uomo forte della Cirenaica vorrebbe quindi far passare il messaggio secondo cui soltanto l’esercito adesso può esercitare il potere sulla Libia, con il Paese quindi che, nelle sue intenzioni, dovrebbe essere amministrato dai militari: “Annunciamo – ha infatti concluso Haftar – che il comando generale risponde alla volontà del popolo, malgrado il peso e gli obblighi e la portata delle responsabilità e che saremo soggetti alla volontà popolare”.
Un annuncio che rischia di spaccare il suo stesso fronte
Molti libici, sia nell’est che nell’ovest del Paese, all’indomani del discorso di Haftar si sono chiesti il motivo che ha spinto il generale ad effettuare il suo nuovo ed ennesimo proclama. La guerra, seppur aumentata di intensità soprattutto lungo il fronte di Tripoli, è comunque ancora in fase di stallo: le milizie ricollegabili al governo del premier Fayez Al Sarraj sono avanzate a Sabratha ed hanno puntato la roccaforte del generale, ossia Tarhuna. Anche se faide interne e mancanza di un vero e proprio esercito stanno rischiando di rendere vane le ultime vittorie. Dall’altro lato, il Libyan National Army tiene ma dopo 12 mesi di battaglia non è vicino alla presa della capitale. Dunque, non sembrano sussistere quelle condizioni in grado di dare ad Haftar il predominio politico e militare che, secondo il suo discorso, è arrivato addirittura tramite investitura popolare. E se nell’ovest della Libia erano scontate reazioni stizzite all’annuncio del generale, con il governo di Tripoli che ha parlato di colpo di Stato ed ha accusato Haftar di voler sabotare la democrazia, è nell’est del Paese nordafricano che occorrerà nelle prossime ore guardare per comprendere il tenore delle possibili conseguenze al discorso televisivo di lunedì sera.
Il fatto che il generale si sia auto attribuito ogni potere, come detto prima potrebbe aver esautorato dalle sue funzioni il parlamento ed il governo con sede in Cirenaica, istituzioni a lui molto vicine. Peraltro, l’idea di stoppare ogni iniziativa politica proclamata nel discorso di Haftar, potrebbe tra le altre cose anche far mettere in secondo piano una proposta di mediazione politica avanzata da Aguila Saleh nei giorni scorsi. Intanto dall’estero iniziano già ad arrivare le prime reazioni, con dichiarazioni non molto favorevoli all’iniziativa di Haftar. L’ambasciata Usa in Libia ad esempio, ha parlato di “rammarico” per la scelta del generale di interrompere unilateralmente ogni iniziativa politica. Dalla Russia, il cui governo è molto vicino ad Haftar, si parla invece di “sorpresa” per quanto dichiarato dal leader del Libyan National Army.