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Sarà un Natale “al fronte”, come tantissimi altri, quello che si apprestano a festeggiare i numerosi militari impegnati nelle varie missioni in cui sono impegnate le nostre Forze Armate.

Sono infatti circa 13mila i militari italiani impegnati su diversi fronti. Di questi, 7.250 militari sono impiegati in Italia nell’operazione Strade Sicure e in quella Mare Sicuro, altri 5.750 militari di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri sono impegnati all’estero nell’ambito di missioni sotto egida Onu, Ue e Nato o in operazioni di assistenza alle forze armate locali per la stabilizzazione delle aree di crisi.

In totale, nel 2019, sono 41 le missioni in 24 Paesi, tra i quali Afghanistan, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Gibuti, Iraq, Kosovo, Kuwait, Lettonia, Libia, Libano, Niger, Romania, Somalia, Turchia. A queste vanno aggiunte le missioni nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano indiano.

L’operazione Strade Sicure

I 7.250 soldati coinvolti nell’operazione Strade Sicure, in vigore ininterrottamente dal 2008, operano in 54 province e garantiscono la sicurezza di 448 siti sensibili. Nel quadro della sorveglianza del territorio nazionale sono state incrementate le pattuglie di tipo dinamico che garantiscono un più elevato standard di sicurezza. Le unità impiegate in questi pattugliamenti, consentono la vigilanza areale di più obiettivi, aumentando la capacità di intervento e l’effetto deterrenza.

Le truppe coinvolte complessivamente nell’operazione Strade Sicure non sono solamente quelle effettivamente dispiegate nelle nostre strade. Come sottolineato dal Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Salvatore Farina “se si considera che a un militare schierato ne corrisponde uno in approntamento e uno in ricondizionamento post-impiego, si deduce come il numero complessivo di forze dedicate all’Operazione “Strade Sicure” è pari a circa 22.000 unità”. Un numero enorme per la consistenza delle nostre Forze Armate che ammontano ad un totale complessivo di circa 170mila uomini e donne (169.855) suddivisi in 99.282 per l’Esercito, 29.663 per la Marina Militare e 40.910 per l’Aeronautica Militare che andranno progressivamente riducendosi, come da piani per stabiliti per la riforma delle FFAA, a 150mila entro il 2024.

Tra gli obiettivi vigilati nell’ambito dell’operazione, come si legge sul sito dell’Esercito, rientrano siti istituzionali, luoghi artistici, siti diplomatici, nodi di scambio, luoghi di culto e siti di interesse religioso, valichi di frontiera e, persino, 31 siti dichiarati Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Dal 2008 ad oggi l’Operazione ha visto variare la sua consistenza numerica a seguito di provvedimenti adottati nel corso di specifici eventi (ad es.: Expo 2015, “Giubileo straordinario della Misericordia”, G7, sisma nel centro Italia e sull’Isola di Ischia) o per fronteggiare esigenze di sicurezza di alcune specifiche aree del territorio nazionale (ad es.: Terra dei Fuochi). Nel corso dell’ultimo biennio, i militari dell’operazione “Strade Sicure” sono intervenuti, con compiti di presidio d’area e controllo degli accessi, per fare fronte alle seguenti situazioni di emergenza: durante il sisma sull’Isola di Ischia (Na); per il crollo del ponte Morandi a Genova; durante eventi meteorologici nella provincia di Belluno (ottobre 2018) infine durante il sisma nell’area etnea della provincia di Catania.

Come già accennato, al fine di fornire un contributo più qualificato all’Homeland Security, nel 2018 è stato avviato un processo di valorizzazione delle peculiarità tecniche delle Forze Armate per quanto riguarda l’operazione Strade Sicure. Tra i provvedimenti adottati rientra la riconfigurazione dei servizi in senso dinamico e la contestuale riduzione dei servizi meramente statici, l’impiego di assetti specialistici dell’Esercito (ad esempio gli assetti aerei a pilotaggio remoto) e la costituzione di un’aliquota in riserva da utilizzare per fare fronte a situazione di recrudescenza della criminalità e del terrorismo o per particolari situazioni di emergenza.

L’operazione Mare Sicuro

Avviata nel 2015 a seguito della crisi libica, Mare Sicuro svolge compiti di presenza, sorveglianza e sicurezza marittima nel Mediterraneo Centrale e nel Canale di Sicilia. In particolare assicura con continuità la sorveglianza e la protezione militare delle piattaforme di estrazione idrocarburi e delle installazioni nazionali dislocate in acque internazionali antistanti le coste libiche, la protezione del traffico mercantile nazionale, la deterrenza contro atti di pirateria, la raccolta di informazioni nel quadro del contrasto dei traffici illeciti e dei movimenti di matrice terroristica.

Nel 2018 i compiti della missione sono stati ampliati con l’inserimento di attività di supporto e sostegno alla Guardia Costiera e alla Marina Militare Libica per il contrasto all’immigrazione illegale e al traffico di esseri umani.

Il dispositivo aeronavale messo in campo dal Ministero della Difesa opera in un’area marittima di circa 160mila chilometri quadrati e utilizza un contingente massimo di 754 uomini con sei assetti navali e 5 assetti aerei (di cui 4 ad ala rotante della Marina e uno a pilotaggio remoto dell’Aeronautica).

Le missioni internazionali

L’impegno italiano coi suoi 5.750 militari nelle operazioni internazionali sotto l’egida dell’Onu, della Nato o dell’Ue in 24 Paesi diversi fa sì che l’Italia sua attualmente la quarta nazione a contribuire alle missioni Nato, si collochi nella prima fascia di Stati membri contributori alla missioni dell’Ue e rappresenti il 19esimo Stato contributore alle missioni Onu.

Più in dettaglio l’Italia ha individuato una serie di aree di primaria importanza per la propria sicurezza nazionale e difesa degli interessi strategici. Queste sono, ovviamente, l’aerea Euro-Mediterranea, con particolare riguardo alla Libia, che vede partecipare il nostro Paese alla missione dell’Unione Europea Eunavformed “Sophia”, il Sahel, con missioni in Mali e Niger sia sotto l’egida Onu sia Ue, nel Corno d’Africa e nello specifico in Somalia con la missione Eutm Somalia ininterrottamente a comando italiano dal 2014, a Gibuti, e con la missione Ue Atalanta per il contrasto alle attività di pirateria nel Mar Rosso/Oceano Indiano.

Il Medio Oriente rappresenta ancora un fronte primario per l’attività di contrasto al terrorismo di matrice islamica e l’Italia è impiegata in Iraq con la coalizione internazionale, ma non bisogna dimenticare la missione Onu in Libano (Unifil) che assorbe la maggior parte delle risorse destinate a quell’area. L’area balcanica ha il suo fulcro nella missione Nato Kfor in Kosovo ma l’Italia è presente anche in Bosnia-Erzegovina con l’operazione Althea. Infine il fronte più caldo, per le nostre truppe, è rappresentato ancora dall’Afghanistan nel quadro della missione Nato Resolute Support che ha compiti di formazione e assistenza alle forze di sicurezza e difesa afghane.

Alla stessa stregua, come avviene per la missione Strade Sicure, il personale impegnato all’estero richiede, a sua volta, un bacino costituito da almeno 10mila unità. Gli impegni assunti in ambito internazionale e per fronteggiare imprevedibili situazioni emergenziali richiedono infatti un tale numero di uomini in stand-by, e la quantità di forze effettive dell’Esercito mediamente impegnate si avvicina alla quasi totalità della componente operativa.

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