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L’incubo nucleare è un tema ricorrente di questa fase della guerra in Ucraina. Il focus si concentra sulla centrale di Zaporizhzhia, nella zona meridionale dell’Ucraina, di recente colpita da alcuni attacchi missilistici ma da settimane teatro di un’inquietante serie di assalti.

Le accuse reciproche tra Kiev e Mosca non aiutano a fornire un quadro esaustivo e chiaro della situazione. Le forze russe hanno da tempo occupato il sito nucleare utilizzando la forza lavoro locale per mandare avanti gli impianti e, secondo alcune testimonianze, sfruttando parti della centrale come base e come “scudo”. Questo però escluderebbe, per il momento, l’interesse russo a colpire davvero la centrale atomica, mettendo a rischio le proprie forze ed eventuali depositi.

Lo scambio di accuse

Da parte russa, la linea è quella di attribuire la colpa alle forze di Kiev. Come riportato da Agi, Volodymyr Rogov, portavoce della nuova amministrazione della regione, ha detto al canale Russia 24 che “il bombardamento della centrale nucleare viene effettuato con missili guidati prodotti dagli stessi anglosassoni”, con proiettili caduti a pochi metri dal sito di stoccaggio del combustibile nucleare. Linea seguita anche dalla Duma, con il presidente Vyacheslav Volodin che ha detto che “le azioni di Washington e del regime di Kiev comportano il rischio di una catastrofe nucleare” invocando l’intervento del Parlamento europeo.

Di avviso completamente opposto gli ucraini, secondo i quali l’impianto di Zaporizhzhia viene colpito dal villaggio di Vodiane e sarebbero i russi a lanciare missili contro la centrale utilizzando “bandiere ucraine” per attribuire la responsabilità agli avversari. Il consigliere ucraino Mikhail Podolyak ha scritto che “la Federazione Russa sta colpendo parte della centrale nucleare, dove si accumula l’energia che alimenta il sud dell’Ucraina. L’obiettivo è di disconnetterci dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia e incolpare l’esercito ucraino di tutto questo”. Mentre il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha parlato con Emmanuel Macron di “terrorismo nucleare” da parte di Mosca.

Il nodo del controllo della centale

Il controllo della centrale di Zaporizhzhia è un tema fondamentale per due ragioni. In primis strategico, perché la centrale del sud dell’Ucraina è fondamentale nell’approvvigionamento energetico del Paese e averne le redini è una leva contrattuale particolarmente importante. Interessa pertanto sia ai russi che agli ucraini. In secondo luogo, il tema è anche psicologico, perché possedere una centrale nucleare, specie nel Paese che ha subito il disastro di Chernobyl, alimenta anche una forma di narrazione per cui si ha una sorta di mano su un grilletto. Un continuo stato di tensione che non permette di avanzare né di indietreggiare, una forma di stallo armato in cui ogni mossa azzardata può condurre a un disastro. E nel frattempo fornisce come detto un argomento molto importante nelle trattative più o meno segrete che si svolgono tra le due parti in guerra e soprattutto tra Russia e Occidente.

Lo spettro nucleare, se prima era legato al possibile uso di ordigni atomici e poi dal pericolo provocato dai movimenti russi vicino Chernobyl, si è spostato dunque in questa fase della guerra sul piano delle centrali. E non riguarderebbe più solo il territorio ucraino.

In questi giorni, come riportato da Nova, lo Fsb, il Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa, ha diramato un comunicato in cui si parlava di un sabotaggio di sei tralicci della linea che collega la centrale nucleare russa di Kursk. La rete sarebbe stata colpita da mano ucraina il “4, 9 e 12 agosto”. I servizi russi sono sulle tracce di un gruppo di sabotatori che potrebbe operare, dunque, come quello che in queste ore ha colpito la Crimea, unità d’élite in grado di lavorare dietro le linee nemiche e mettere k.o. alcuni centri nevralgici delle forze nemiche direttamente in territorio russo.

Il ruolo delle missioni internazionali

Dall’altro lato, Energoatom, l’agenzia che gestisce le quattro centrali nucleari in Ucraina, tra cui il sito di Zaporizhzhia, ieri ha lanciato l’allarme su un devastante attacco informatico al suo sito internet. I tecnici dell’azienda ucraina parlano del “più potente attacco hacker sul nostro sito ufficiale dall’inizio dell’invasione russa”, e secondo le prime ricostruzioni, il cyberattacco sarebbe stato compiuto attraverso l’utilizzo di 7,25 milioni di bot che hanno sovraccaricato il sistema con di milioni di visualizzazioni sul sito web. Una mossa che non sembra avere avuto conseguenze sulle infrastrutture, ma che indica come il piano del conflitto potrebbe spostarsi anche su quello informatico. Con effetti potenzialmente non meno disastrosi di quelli di un raid con armi tradizionali.

La speranza di alcuni osservatori è che a imporre un primo stop a questa escalation intorno Zaporizhzhia sia l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che secondo i rappresentanti di Mosca avrebbe iniziato i preparativi per una seconda missione su cui pesano i rispettivi veti di Kiev e Mosca: anche il passaggio dei tecnici sulla linea del fronte e il percorso da seguire per giungere al sito nucleare è oggetto di contesa.

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