L’unica cosa certa è che, purtroppo, almeno 50 persone innocenti sono morte. L’esplosione nella stazione di Kramatorsk ha colpito in pieno gente che stava cercando di evacuare la città. Una fuga che sta assumendo da queste parti le sembianze di una corsa contro il tempo. I cittadini sia di Kramatorsk che della vicina Slovjansk, hanno capito che queste due località a breve potrebbero diventare le nuove Mariupol. E inoltre le ferrovie qui corrono vicine le linee di un fronte che esiste dal 2014, dagli accordi di Minsk che hanno sancito un cessate il fuoco (quasi mai rispettato) tra forze di Kiev e combattenti separatisti di Donetsk. Prima si sale a bordo di un treno, prima si può dire di essere sopravvissuti alla guerra.



Ma per l’appunto, per decine di loro venerdì la morte è arrivata ancora prima di tentare la fuga. Davanti a questo strazio, verrebbe voglia di chiedersi che senso ha cercare le responsabilità. C’è una guerra in corso e in tanti purtroppo muoiono da una parte e dall’altra della linea di contatto. Giorni fa un missile su Donetsk, capitale dei separatisti, ha ucciso una ventina di persone in fila per ritirare la pensione. Venerdì la stessa terribile sorte è toccata a gente in fila per un treno. Ma, per l’appunto, la guerra è in corso e in questa fase ogni missile può incidere sui colloqui e sui negoziati. Da qui una sorta di guerra nella guerra, combattuta a livello mediatico, in cui Kiev e Mosca si accusano a vicenda dell’ultima strage.

Il modello di missile usato per l’attacco

Alle 10:00, ora italiana, si è iniziata a diffondere la notizia dell’attacco a Kramatorsk. Sui social alcuni cittadini parlavano di una colonna di fumo in pieno centro e di ambulanze che correvano sul posto. Poi i dettagli sono subito diventati più drammatici. Un missile aveva preso in pieno l’area adiacente alla stazione centrale. Qui, secondo il sindaco di Kramatorsk, erano radunate almeno 4.000 persone. Un numero alto anche perché il giorno precedente la ferrovia era stata temporaneamente chiusa. Vicino Barninkove, snodo ferroviario importante dell’est Ucraina, un razzo aveva colpito giovedì un ponte e i treni non potevano circolare. Quando sui social i vertici di Ukrzaliznytsa, la società delle ferrovie ucraine, hanno pubblicato la notizia che le corse verso ovest erano riprese, le stazioni del Donbass sono state prese d’assalto. Compresa quella di Kramatorsk, città da centomila abitanti e con un traffico in stazione già importante in tempo di pace.

Si è capito subito, una volta localizzata l’area ferroviaria come luogo dell’impatto del missile, che si era di fronte a una grave strage. Alle 11:30, sempre ora italiana, circolava già la foto del missile. Appare ovviamente distrutto, ma è possibile riconoscere il modello. Si tratta di un Tochka-U. L’ordigno sul fianco ha una scritta dalla difficile interpretazione: “Per i bambini”. Il missile quindi non era un Iskander russo. E questo ha aizzato gli animi.

Una foto del missile caduto nei pressi della stazione di Kramatorsk. Fonte: Ansa

Il ministero della Difesa russo in tarda mattinata ha preso le distanze dal raid, facendo riferimento proprio al tipo di missile: “I Tochka-U li usano gli ucraini”, si legge in una nota diramata da Mosca. Una nota battuta a distanza di poche ore dall’attacco. I russi sanno bene, dopo il clamore suscitato dalle fosse comuni di Bucha, che avere la responsabilità di un altro episodio contro i civili potrebbe essere deleterio.

Da Kiev in un primo momento si è affermato che in realtà il missile è un Iskander. Ma poi anche dalla capitale ucraina hanno fatto marcia indietro, rinnovando però le accuse contro Mosca. Secondo gli ucraini il missile è stato sparato da un territorio occupato dai russi nel Donbass. La prova sarebbe determinata dal fatto che Mosca ha indicato, quale località di lancio, la città di Dobropolye, in mano ucraina. Ma da lì, hanno sottolineato fonti della Difesa di Kiev riprese dai media locali, un Tochka-U puntato verso sud/sud-ovest non arriverebbe a colpire Kramatorsk. Il punto è che il modello del missile, nell’ottica dell’accertamento delle responsabilità, potrebbe voler dire molto poco. In primo luogo perché, dopo 44 giorni di guerra, entrambi gli eserciti hanno nei propri arsenali modelli confiscati al nemico. A Izyum ad esempio pochi giorni fa gli ucraini hanno sferrato un attacco con una bomba termobarica in dotazione alla Russia e che farebbe parte di un lotto sottratto all’esercito di Mosca. Allo stesso modo i russi, soprattutto durante le avanzate su Kherson, potrebbero aver sottratto molto materiale agli ucraini. I Tochka-U quindi, anche se in dotazione a Kiev, potrebbero spararli anche i russi.

Inoltre, anche se ufficialmente questo modello di missile non risulta più in dotazione a Mosca dal 2020, la Russia non si è del tutto disfatta di questi ordigni. E nel corso di questa guerra alcuni Tochka-U sono stati lanciati dai russi dalla Bielorussia. In poche parole, l’arma caduta su Kramatorsk potrebbero averla usata entrambi gli eserciti. I quali continuano ad accusarsi a vicenda.

Le chat tra i filorussi

Sui social però sono emerse anche alcune conversazioni tra chat Telegram su canali filorussi. In esse, come sottolineato su Quotidiano Nazionale, si parlerebbe di avvisi diramati ai cittadini del Donbass ucraino di non evacuare la zona con i treni: “Ai cittadini che stanno evacuando da Sloviansk, Kramatorsk e comunità vicine si consiglia di lasciare le città non in treno”, è il testo di un messaggio pubblicato sul canale “Note del Veterano”. Secondo i media ucraini, questa sarebbe una prova del fatto che russi e filorussi erano a conoscenza della possibilità di un raid sulle infrastrutture ferroviarie. Anche se non è detto che il riferimento a non lasciare in treno fosse diretto a un bombardamento su una stazione. Come detto, le linee ferrate qui corrono vicino alle linee del fronte e già giovedì un cavalcavia era stato centrato. Per Mosca è importante isolare la zona per evitare che i rinforzi di militari ucraini arrivino presto nel Donbass. E non è una sorpresa quindi che i filorussi fossero a conoscenza di possibili bombardamenti sulle ferrovie.

La guerra delle prove e la guerra mediatica stanno andando avanti. Così come purtroppo stanno andando avanti i raid sulla regione. Nonostante la paura di nuovi bombardamenti, i treni che oggi hanno ripreso a fare la spola dal Donbass sono di nuovo pieni. L’esigenza avvertita di andare via è più forte del timore di finire sotto le bombe.

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