Nuove antologie di psy-operation scrivono pagine di geopolitica sul suolo europeo. Le discrasie tra i sistemi investigativi e quelli della comunicazione danno il benvenuto all’ennesima guerra d’intelligence che va in scena sul vecchio teatro della Guerra fredda. Lo scontro a distanza tra Stati Uniti e Russia sembra in realtà non aver mai davvero chiuso il sipario delle ostilità, ma anzi presenta al pubblico anche nuovi attori desiderosi d’interpretare il ruolo di protagonista.

L’intelligence Usa accende i motori sull’affare Navalny

Degli ultimi giorni è la notizia di France24 che accende luci sull’inquietante mistero intorno “l’affare Navalny”. I recenti avvenimenti, infatti, inerenti all’ipotesi di avvelenamento del dissidente russo, con l’agente nervino Novichok dello scorso 2 settembre, non potevano fare altro se non accendere i motori dell’intelligence americana. La lettura metodologica dell’operazione aveva tutte le caratteristiche “utili a trasmettere informazioni al pubblico per influenzarne le emozioni” e proprio questo non sembra essere sfuggito ai servizi Usa che delle guerre psicologiche già facevano scuola sin dalla prima guerra mondiale, mediante una sottosezione della propaganda nota come American Expeditionary Force. Con nota ufficiale denominata Sanzioni statunitensi e altre misure imposte alla Russia in risposta all’uso di armi chimiche, rilasciata il 2 marzo 2021, gli Usa hanno preso le contromisure e messo nel mirino Mosca accusandola di aver utilizzato un certo tipo di armamento contro i propri cittadini, in violazione della Convenzione sulle armi chimiche. Tali sanzioni sono costituite da cinque punti fondamentali che prevedono in sostanza: “La cessazione all’assistenza straniera, ai sensi della legge del 1961, fatta eccezione per quella umanitaria-urgente. “La vendita di armi”, ovvero lo stop al commercio con la Russia ai sensi dell’Arme Export Control Act. “Il finanziamento” per la vendita di armi ai sensi della legge sul controllo delle esportazioni. “La negazione del credito” da parte del governo degli Stati Uniti ed infine “il divieto sull’esportazione di beni e tecnologie sensibili alla sicurezza nazionale”.

La scoperta che fa tremare la Germania

Le indagini dei servizi segreti americani hanno portato però il Dipartimento di Stato anche a denunciare il coinvolgimento dell’intelligence russa, d’istituzioni ed alti funzionari appartenenti al GRU, all’FSB, al  GosNIIOKhT, al 33° TsNIII ed al 27° Centro Scientifico, procedendo ai sensi della sanzione numero 13382 che agisce sul blocco della proliferazione delle armi di distruzione di massa e individuano coloro che si sono impegnati o hanno tentato d’impegnarsi in attività dedita alla proliferazione di tale armamento e che ne rappresentano un rischio per la fabbricazione, acquisizione, possesso, sviluppo, trasporto, trasferimento o utilizzo. Ma dal lavoro artigiano dell’intelligence Usa è però la stessa antenna francese a riportare un particolare che inquieta la Germania. Sembrerebbe infatti che gli Stati Uniti abbiano sanzionato anche tre “misteriose aziende” tedesche “per il loro sostegno al programma di sviluppo delle armi chimiche russe” su un totale di tredici tutte tenute segrete e di recente trapelate. Come riportato dalla stessa testata, il mirino si è alzato su tre impianti-chimici: “La Riol-Chemie, ChimConnect-GmbH e Pharmcontract”. Dalle indagini è emerso che la prima produca reagenti e agenti chimici in Russia ed in paesi come Cina, India e Giappone”. La seconda, descritta invece-da Deutsche Welle, è risultata focalizzata anche sulla lavorazione di sostanze organiche, inorganiche e solventi in Russia e Kazakistan. La terza, dettagliata da Frankfurter Allgemeine Zeitung, si presenta invece, come un gruppo di società che costituisce la “principale holding chimica e farmaceutica della Russia”. Da quanto svelato sembrerebbe che le prime due aziende siano legate tra loro tramite una imprenditrice di San Pietroburgo con responsabilità gestionale sia per ChimConnect-GmbH che di Riol-Chemie dal 2007. Mentre la terza risulterebbe registrata nel 2013 a Francoforte ed addirittura “cancellata” dal registro delle imprese tedesco nell’estate del 2020. La sanzione Usa quindi ad un’azienda apparentemente “fantasma” e non più operativa ha destato non poche preoccupazioni nell’opinione pubblica. Infatti, sebbene i dubbi abbiano acceso le paure di alcuni media tedeschi, le analisi delle risorse aperte riportano in concreto non pochi affanni di quest’ultimi nel reperire notizie utili per risalire ai fatti. Proprio tutto questo mistero  non solo mette in allarme l’Europa, ma toglie il sonno agli analisti tedeschi che intanto chiedono pubblicamente: “In che misura la Germania ha contribuito senza saperlo alla fabbricazione di prodotti che avrebbero potuto essere utilizzati per lo sviluppo di armi chimiche dalla Russia?”.