Prima un rimpallo di accuse, poi la conferma dell’identità del pilota e dell’aviazione di appartenenza, infine l’accertamento secondo cui l’aereo in questione sarebbe carico di armi: sono ore di tensione nei pressi del confine libico – tunisino a seguito di un velivolo militare che nel primo pomeriggio di questo lunedì atterra in una località del sud della Tunisia creando un potenziale incidente diplomatico. Tanti i tasselli da chiarire per uno degli episodi che meglio testimonia l’attuale clima di tensione in Libia, contrassegnato soprattutto dagli annunci del generale Haftar che parlano di un’ipotetica “ora zero” per la conquista di Tripoli. 

L’aereo atterrato in Tunisia

Tutto inizia quando si diffonde la notizia di un incidente di un aereo militare nel sud della Tunisia. Fonti locali parlano subito di un velivolo non appartenente alle forze armate tunisine, dunque l’ipotesi più accreditata riguarda quella di un aereo impegnato in una missione in Libia per qualche motivo finito oltre la frontiera con il paese confinante. Un’ipotesi che trova subito conferma: Al Arabiya parla infatti di un L-39 portato in Tunisia da un pilota libico. Si tratta dunque di un episodio della guerra in Libia che coinvolge la zona tunisina confinante. Viene però smentita la notizia dell’incidente: il velivolo è sostanzialmente intatto, con il pilota raggiunto dalle forze di sicurezza locali ed ovviamente fermato. Dunque, non vi è alcun abbattimento od azione offensiva alla base dello sconfinamento, si tratta verosimilmente di un atterraggio di emergenza effettuato nella località di Beni Ghezaiel, nella provincia di Medenine.

Ma prima ancora della dinamica, passano diverse ore prima di chiarire a chi appartiene l’aereo atterrato in Tunisia. Inizia infatti un rimpallo di responsabilità tra il Libyan National Army (Lna) di Khalifa Haftar ed il governo di Fayez Al Sarraj. Da Bengasi, i primi a parlare sono proprio gli uomini del generale, i quali sostengono che il velivolo appartiene alle forze fedeli all’esecutivo di Al Sarraj. Ma da Tripoli smentiscono: “Quell’aereo non appartiene alle nostre forze, né abbiamo in dotazione un L-39: nessuno dei nostri caccia è uscito oggi in missione”, afferma alla stampa locale il portavoce del governo tripolino Mustafa al Jamai.

L’aereo è delle forze di Haftar

Dopo alcune ore però, alcuni tasselli vengono messi al loro posto a cominciare dall’appartenenza del velivolo: dopo i primi interrogatori al pilota da parte delle autorità tunisine, emerge che l’aereo appartiene all’aviazione dell’Lna di Haftar. Da Bengasi, dopo un’iniziale accusa nei confronti delle forze di Tripoli, arriva la conferma assieme all’intenzione di aprire un tavolo diplomatico con Tunisi per il rilascio del pilota. Sul perché il caccia L-39 ha violato lo spazio aereo tunisino, l’ipotesi più accreditata riguarda l’avaria. In particolare, come riportato dalla stampa locale, il velivolo avrebbe accusato problemi con il Gps, i quali comportano dunque la perdita della rotta ed a quel punto il pilota si ritrova dunque, secondo una prima ricostruzione, senza carburante e senza riferimenti geografici decidendo di atterrare in una strada di Beni Ghezaiel.

Fin qui dunque la dinamica, ma alcuni aspetti della storia restano comunque da chiarire. A cominciare dal tipo di missione che l’aereo nel momento dell’avaria sta portando avanti. Tripoli risulta comunque lontana dal confine tunisino, l’aereo forse non sta partecipando ad un raid sulla capitale libica ma ad una perlustrazione del territorio in vista dell’attesa nuova offensiva promessa da Haftar. Secondo Al Arabiya, dentro l’aereo sarebbero state scoperte diverse armi sulle quali risulta incentrata per il momento l’inchiesta aperta dalle autorità tunisine.