L’Iran chiama, la Russia e la Cina rispondono presente. Nel bel mezzo di una grave crisi politica con gli Stati Uniti, alimentata dai presunti attacchi iraniani alle strutture petrolifere saudite, Teheran ha dichiarato che è pronta ad effettuare un’esercitazione congiunta in acque internazionali assieme a Mosca e Pechino. La mossa del governo iraniano è arrivata poco dopo l’annuncio di Washington di voler inviare truppe americane in Medio Oriente, quindi può essere considerata a tutti gli effetti una risposta alle eventuali strategie dell’amministrazione Trump nella regione. Gli Stati Uniti, meno di 24 ore fa, avevano infatti affermato di voler spedire un moderato contingente di soldati nell’area mediorientale e rafforzare le difese missilistiche dell’Arabia Saudita. L’escalation è stata causata dall’attacco di alcuni droni a due strutture petrolifere saudite: i ribelli yemeniti filo iraniani Houthi hanno rivendicato l’attentato ma gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran del doppio incidente. Teheran respinge ogni accusa e si è detta pronta a rispondere a ogni rappresaglia.
Cina e Russia scendono in campo
Secondo quanto riferito da Bloomberg, che cita l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, il capo degli affari internazionali e della difesa presso lo stato maggiore delle forze armate iraniane, Ghadir Nezami, è stato chiarissimo: “L’esercitazione congiunta si terrà molto presto nel nord dell’Oceano Indiano e nel Mare di Oman. Non abbiamo alcun piano per tenerla nel Golfo Persico”. La notizia è molto importante perché l’eventuale esercitazione annunciata da Teheran, se verrà effettivamente svolta, sarà la prima in assoluto tra Iran, Cina e Russia nel bel mezzo dell’Oceano Indiano. L’Iran, in precedenza, aveva fatto capire agli americani di essere pronta a una guerra totale nel caso in cui la Casa Bianca avesse deciso di colpire il territorio iraniano. E Nezami conferma questa posizione, aggiungendo che le esercitazioni hanno vari obiettivi: condividere le esperienze militari, certo, ma anche mostrare al mondo le posizioni politiche di attori terzi sulla questione iraniana.
Gli interessi di Mosca e Pechino
Il messaggio che l’Iran intende lanciare agli Stati Uniti è dunque chiarissimo: in caso di guerra, Cina e Russia sono dalla nostra parte. Washington in Medio Oriente può contare su Emirati Arabi e Arabia Saudita, oltre che su un Israele alle prese con una crisi politica interna. Ma l’eventuale discesa in campo di Vladimir Putin e Xi Jinping potrebbe spingere Trump a riporre la strategia bellicosa per riprendere quella dei negoziati. L’Iran, un po’ come la Corea del Nord, sta giocando al meglio tutte le sue carte e, in attesa di scoprire la reazione di Washington, si è tutelata chiedendo e ottenendo l’appoggio dell’Orso russo e del Dragone cinese. D’altronde Russia e Cina ripongono nell’Iran grandi interessi di vario tipo: Pechino ha recentemente aperto con Teheran una linea di credito dal valore di 400 miliardi, mentre Mosca ha più volte offerto contributi economici all’alleato iraniano, aiutandolo a commerciare il petrolio nonostante le sanzioni statunitensi. Teheran è inoltre un baluardo che argina le mire espansionistiche degli americani in Medio Oriente. E anche per questo Putin e Xi vogliono evitare la sua caduta a ogni costo.



