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Guerra

Il mercato nero di Gaza vive grazie ai saccheggi. Dal cibo ai medicinali al carburante in milioni perdono anche gli aiuti internazionali

New York – Nell’edizione cartacea di martedì 24 dicembre 2024, il New York Times ha pubblicato in prima pagina un articolo dal titolo: “Il saccheggio tattico degli aiuti umanitari da parte delle bande criminali aggrava la disperazione per gli abitanti...

New York – Nell’edizione cartacea di martedì 24 dicembre 2024, il New York Times ha pubblicato in prima pagina un articolo dal titolo: “Il saccheggio tattico degli aiuti umanitari da parte delle bande criminali aggrava la disperazione per gli abitanti di Gaza”.

Un mese prima, a novembre 2024 una nota banda criminale di Gaza ha bloccato la strada principale di Salah al-Din che conduce dal punto di attraversamento di Kerem Shalom, al valico sud di Gaza al confine con l’Egitto, per due giorni la scorsa settimana. Obiettivo del blocco era di saccheggiare decine di camion di aiuti umanitari in fila per entrare in Gaza. Nel solo mese di ottobre 2024 sono stati rubati, saccheggiati o distrutti 9.5 milioni di dollari di aiuti umanitari. Corrispodono a circa un quarto degli aiuti totali distribuiti nella Striscia.

“La legge e l’ordine si sono distrutti nell’area intorno all’incrocio di Kerem Shalom, che rimane il principale punto di ingresso delle merci, e le bande stanno riempiendo il vuoto di potere”, ha commentato sull’episodio Sam Rose, vicedirettore di UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, a Gaza.

Negli ultimi mesi oltre 100 camion delle Nazioni Unite sono stati razziati.

Il mercato nero di Gaza si nutre principalmente dei saccheggi. La sua nascita è legata alle restrizioni imposte dal 2007, quando il blocco economico imposto da Israele ed Egitto ha limitato pesantemente l’importazione e l’esportazione, dando vita a un’economia parallela che supplisce alle carenze del mercato ufficiale, ma a costi insostenibili per la popolazione. Durante l’era di massima attività dei tunnel clandestini tra Gaza e l’Egitto, il contrabbando di carburante, materiali da costruzione, cibo e persino armi era una delle componenti centrali di questo mercato. Anche se molti di questi tunnel sono stati distrutti dal governo egiziano negli ultimi anni, il contrabbando non è svanito, ma si è trasformato in nuove forme di traffico illecito.

Attualmente, il mercato nero di Gaza offre una varietà di beni, dai materiali da costruzione al carburante, dagli alimenti ai medicinali, quasi sempre a prezzi molto superiori rispetto a quelli ufficiali. Alcuni di questi prodotti arrivano tramite contrabbando via terra o mare, mentre una parte significativa proviene da aiuti umanitari rubati da bande criminali o intermediari corrotti, come documentato in recenti indagini. Questa situazione crea un circolo vizioso di sfruttamento, in cui i costi esorbitanti del mercato nero impediscono alle famiglie più povere di accedere ai beni essenziali, accentuando le disuguaglianze sociali. Le testimonianze raccolte da organizzazioni umanitarie e dai media internazionali confermano che i beni sottratti vengono poi rivenduti a cifre astronomiche, rafforzando il potere delle reti criminali che prosperano nel disordine.

Il mercato nero, sebbene possa sembrare una salvezza temporanea per alcuni, ha conseguenze devastanti sul tessuto sociale ed economico di Gaza. Corrode le risorse dell’economia fatta principalmente di aiuti umanitari, rende vani gli sforzi delle organizzazioni umanitarie e consolida il controllo di gruppi criminali che sfruttano i guadagni per influenzare le dinamiche politiche e sociali locali. Questa economia sommersa alimenta la corruzione e rende ancora più arduo per le autorità locali e internazionali offrire soluzioni durevoli alle necessità della popolazione.

La persistente esistenza del mercato nero mette in evidenza l’urgenza di risposte politiche ed economiche che affrontino le cause profonde di questa situazione. L’apertura di corridoi umanitari sicuri e monitorati, unita a un alleggerimento delle restrizioni economiche e a una gestione più trasparente degli aiuti, potrebbe ridurre la dipendenza dal mercato nero.

Mentre le forze di sicurezza guidate da Hamas cercano di reprimere i saccheggiatori, come riportato da Haaretz, i loro sforzi sembrano frammentati e spesso inefficaci. Le zone più colpite restano quelle sotto il controllo israeliano, dove i gruppi criminali operano senza ostacoli significativi. Questa situazione solleva domande cruciali: “Perché le autorità israeliane, con una presenza capillare i Gaza e in possesso di tecnologie di controllo avanzato, non sono riuscite a stabilire un meccanismo di sicurezza efficace per proteggere i convogli umanitari?”.

La testimonianza degli operatori umanitari sono tragiche: bande armate attaccano sistematicamente i camion, minacciano i lavoratori e svuotano i magazzini. In alcuni casi, intere spedizioni sono state deviate per essere rivendute sul mercato nero. Questi episodi dimostrano che non si tratta solo di atti di disperazione individuale, ma di una rete ben organizzata di gruppi che traggono profitto dal disordine.

Caratteristiche delle bande a Gaza


Gruppi locali organizzati: Questi gruppi sono spesso composti da individui locali che approfittano della situazione per saccheggiare e rivendere gli aiuti sul mercato nero. Molte bande operano in modo opportunistico, sfruttando l’assenza di un controllo efficace nelle aree più colpite dalla crisi. Reti criminali estese: Alcuni rapporti, come quello di Reuters, suggeriscono che alcune bande siano più strutturate e abbiano connessioni con reti criminali regionali. Ciò consente loro di monetizzare i beni rubati e distribuirli attraverso canali illeciti. Elementi armati e milizie locali: In alcuni casi, milizie o gruppi affiliati alle forze locali potrebbero essere implicati. Nonostante le dichiarazioni di contrasto da parte delle autorità di Gaza, come Hamas, persistono sospetti che alcune fazioni armate stiano sfruttando la situazione per arricchirsi.


Le Nazioni Unite e altre organizzazioni umanitarie hanno ripetutamente richiesto interventi più decisi, ma finora la risposta è stata debole. Secondo un rapporto dell’IDF, l’esercito israeliano sostiene di monitorare attentamente la situazione – ma senza un effettivo intervento diretto, tuttavia, la popolazione civile di Gaza continua a soffrire e perdere anche i pochi aiuti che con molte difficoltà entrano nella Striscia. Questo scenario solleva una riflessione importante: chi tra le autorità locali e internazionali trae realmente vantaggio dal caos?

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