“Un genocidio di bambini”. È questa l’espressione che i rappresentanti dell’Unicef in Italia hanno usato per quanto accade in queste settimane ad Aleppo. E hanno ragione: 96 minori uccisi (e 230 feriti) in una settimana di bombardamenti russo-siriani giustificano lo sdegno. Quello che accade ad Aleppo è tipico della guerra contemporanea. L’intervento russo del settembre 2014 ha rovesciato l’inerzia dello scontro per il controllo della città e le truppe leali a Bashar al-Assad sembrano vicine a una vittoria strategica. I ribelli (non più di 5-6 mila miliziani, secondo fonti militari siriane) sono accerchiati da luglio nei quartieri di Aleppo Est, dove ancora vivono circa 250mila persone. Tra loro si nascondono senza troppi scrupoli i miliziani, su di loro si abbatte senza troppi scrupoli la forza militare degli attaccanti. Come in Afghanistan, in Iraq e altrove, il peso dello scontro si scarica quasi interamente sui civili. I combattenti, in realtà, sono “vittime collaterali”.Quindi ripetiamolo: la strage andrebbe fermata, l’orrore è giustificato. Quello delle persone oneste, però. O del Vaticano, che condanna i bombardamenti di questi giorni come condannò l’intenzione americana di intervenire militarmente nel 2013. Quello che risulta insopportabile è lo sdegno dei politicanti di professione o degli umanisti da strapazzo, che pontificano qua e là come se i valori umani li avessero inventati loro ma che mai hanno mostrato, prima, un segno vero di interesse per le vittime più indifese.Vogliamo fare qualche esempio? L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (Syrian Observatory for Human Rights, quello fondato da un oppositore di Assad, musulmano sunnita, uscito dalla Siria dieci anni prima dell’inizio del conflitto e mantenuto dagli inglesi) ci dice che nel solo mese di giugno i mortai dei ribelli hanno ucciso 49 bambini nella parte di Aleppo controllata dai governativi. E in agosto, secondo la stessa fonte, è andata anche peggio: 52 bambini uccisi nei quartieri di Aleppo tenuto dai governativi. Giugno e agosto 2016, mica un secolo fa. Ricordate qualche sdegno? Articoloni? Eppure l’inaffidabile Osservatorio per anni è stato citato dai media occidentali come la fonte di ogni verità sulla guerra in Siria. Dev’esserci stato un buco d’attenzione nei media e di pietà negli umanisti, in quei mesi. Tutti troppo impegnati a guardare la foto del povero Omran Qadeesh, il bambino messo in posa nell’ambulanza per fargli fare il giro di Facebook, mentre decine di bambini (compreso suo fratello), anche sull’altro lato della barricata, morivano davvero e nell’indifferenza generale.Per approfondire: Perché vi hanno fatto vedere la foto di OmranA proposito di Omran. Negli stessi giorni in cui la sua storia rimbalzava per tutta Internet, pochi si filavano le notizie sulle fosse comuni disseminate dall’Isis per tutto il territorio occupato a partire dal 29 giugno 2014, cioè da quando Abu Bakr Al Baghdadi si autoproclamò califfo. Decine di fosse, scavate anche nei parchi e nei campi di calcio, che potrebbero contenere fino a 15 mila cadaveri di civili. Il sito www.syriahr.com (che si proclama la versione seria e affidabile dell’Osservatorio di cui sopra) ci informa del fatto che l’Isis, in questi due anni, ha condannato a morte e giustiziato, dopo processi farsa, con i pretesti più vari (apostasia, adulterio, spionaggio, collaborazione con i Crociati, idolatria ecc. ecc.) e nei modi più diversi (fucilazione, sgozzamento, lapidazione, colpo di pistola alla testa, soffocamento, rogo, volo da rupi o palazzi) quasi 4.500 persone. Tra queste almeno un centinaio di minori e 132 donne, altra notizia passata stranamente inosservata.Le ragioni per indignarsi non mancano anche a voler uscire dal carnaio siriano. Vogliamo prendere lo Yemen? Il 13 di agosto un bombardamento dell’aviazione dell’Arabia Saudita ha ucciso 10 ragazzini in una scuola di Haydan, a molta distanza dalla zona dei combattimenti. Secondo Human Rights Watch, Ong che ha spesso denunciato anche i veri o presunti crimini di guerra dei russi in Siria, l’edificio era stato colpito da “una bomba a guida satellitare prodotta negli Usa”, Paese che, con la Gran Bretagna, è il maggiore fornitore di armi ai sauditi. Poiché Gran Bretagna e Usa, insieme con Canada e Francia, sono anche i Paesi che forniscono l’intelligence militare alla coalizione radunata dall’Arabia Saudita, pare del tutto logica la conclusione tratta da Akshaya Kumar, vice-direttore di Human Rights Watch: “Ciò che abbiamo constato è che la coalizione a guida saudita non cerca nemmeno di distinguere tra bersagli militari e obiettivi civili”.Ancora l’Unicef ci dice che tra il marzo 2015 e l’agosto 2016, in Yemen sono stati uccisi 1.121 bambini e altri 1.650 sono stati feriti. Eppure non pare che i politicanti di professione e gli umanisti da strapazzo abbiano sparso troppe lacrime. Però si può capirli. Quando l’Onu, nel giugno scorso, ha inserito l’Arabia Saudita tra i Paesi che, secondo l’annuale rapporto del Rappresentante speciale sui bambini e i conflitti armati, violano i diritti dei bambini nel corso dei conflitti, è scoppiato il finimondo. L’Arabia Saudita ha protestato, ha minacciato di non mettere più una lira e il buon Ban Ki-moon ha sbianchettato la relazione. D’altra parte, bombardare le scuole in Siria è uno scandalo (giusto), nello Yemen è la norma. Basta pagare l’Onu. Politicanti e umanisti si adegueranno in automatico.Per approfondire: Se paghi puoi ammazzare bambini. Lo dice l’OnuProviamo a passare all’Iraq. Nel giugno di quest’anno, l’Unicef ha pubblicato un rapporto intitolato “A heavy price for children” (Un caro prezzo per i bambini) in cui tra l’altro si nota che tra il 2014 e il 2016 l’Unicef stesso ha potuto verificare la morte violenta di 838 bambini (794 i feriti) e il rapimento, anche a scopo di abuso sessuale, di 50 bambini al mese. A questi vanno aggiunti almeno 124 casi certi di bambini arruolati a forza come soldati. Per ognuna di queste “categorie” l’Unicef aggiunge la postilla: “La cifra reale è in realtà molto più grande”. Ma tutto tace, sul fronte dello sdegno.E Gaza? Durante l’ultima guerra, quella del 2014, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha) ha stilato questo bilancio: 1.492 civili palestinesi uccisi, tra i quali 547 bambini. Una situazione perfettamente speculare rispetto a quella di Aleppo: gli attaccanti, cioè l’esercito di Israele, che usa la mano pesante; gli attaccati, cioè i miliziani di Hamas, che poco o nulla fanno per non coinvolgere i loro civili. Ma quando tocca ai palestinesi, gli sdegnati speciali nostrani emettono qualche flebile borbottìo, fanno capire che in fondo quelli di Gaza se la son cercata e si girano dall’altra parte. Un trafiletto a fondo pagina e la cosa finisce lì.Sempre l’Unicef ha presentato in luglio un rapporto sulla situazione in Afghanistan. Laggiù, il primo semestre del 2016 ha fatto segnare “un numero record di vittime civili”. Si parla di 1.601 morti (e 3.565 feriti), il 4% in più del primo semestre 2015. Per quanto riguarda i bambini, una strage: ben 388 in sei mesi, più 1.121 feriti. Le statistiche dicono che il 60% delle vittime civili è provocato da talebani e affini. Ma il restante 40% no, quelli sono ammazzati o feriti dall’esercito regolare afghano o dalle truppe straniere là presenti. Il 40% di 388 fa 155 bambini ammazzati dai “buoni” (e 448 feriti, cioè il 40% di 1.121). Perché non ricordo articoli pieni di dolore e di indignazione in proposito? E per non allontanarsi troppo da quell’area: il Bureau of Investigative Journalism stima che sotto gli attacchi dei droni Usa siano morti in Pakistan circa 200 bambini negli ultimi dieci anni. Ma, certo, non si può stare a spaccare il capello.In conclusione: la guerra fa schifo. Più guerre si fanno più aumenta lo schifo, perché sempre più numerose, in percentuale e in assoluto, sono le vittime civili. Quindi le guerre andrebbero evitate, oppure fatte finire il più presto possibile attraverso la diplomazia. Questo è il compito della politica, cioè dello stesso soggetto (Iraq, Siria e Yemen sono esempi perfetti) che invece spesso preferisce la guerra. Possiamo, noi cittadini, fare qualcosa in proposito? Sì. Possiamo premere sulla politica perché scelga la strada del buon senso e della pace. A patto però di non cadere in trappola, di non farci fregare da chi traveste con buoni sentimenti la solita propaganda. Perché questo è lo sdegno a senso unico: propaganda.