La geopolitica della corsa allo spazio
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Alla fine ne ha parlato Le Parisien. La foto del piccolo Omran, quella foto che giustamente ha commosso tutto il mondo, è stata scattata da Mahmoud Rslan, non un reporter qualunque, ma un attivista “vicino” al gruppo Harakat  Nour al-Din al-Zenki, gruppo ribelle – ovviamente “moderato” – sostenuto da Arabia Saudita e Stati Uniti.Per approfondire: Ribelli “moderati” decapitano un bambinoIl mese scorso, alcuni miliziani di Harakat  Nour al-Din al-Zenki hanno compiuto un crimine ferocissimo: hanno decapitato un bambino di 12 anni, Mahmoud, perché accusato di combattere per Bashar Al Assad. Un’altra versione – che circola nei media arabi – suggerisce invece che il bimbo sia stato rapito da un ospedale (in effetti sembra avere una flebo al braccio destro) e ucciso perché suo padre combatteva per il governo di Assad. Ma sono solo supposizioni. Quelle che sono certe sono invece le parole pronunciate dai protagonisti di questa “impresa”: “La Brigata Quds non ha più uomini, quindi ci manda i bambini. Questi sono i tuoi cani, Bashar”.Il fatto succedeva ad Aleppo intorno al 19 luglio di quest’anno. Un mese dopo è stata pubblicata la foto di Omran, scattata da Mahmoud Rslan. Fino a ieri bastava andare sul profilo Facebook del reporter siriano per trovare una sua foto assieme ai ribelli che avevano decapitato il piccolo Mahmoud. Nella foto, assieme al reporter che ha scattato la foto del piccolo Omran, ci sono anche Omar Salkho e Mohammed Mayuf, autori della decapitazione del bimbo palestinese lo scorso luglio.Per approfondire: Perché vi hanno fatto vedere questa foto 1471514286-bimbo-0Dopo che questo selfie ha fatto il giro del mondo, Mahmoud Rslan ha scritto sul suo profilo Facebook che non era presente alla decapitazione di Mahmoud e che ha girato tutti i fronti, immortalando le atrocità del governo siriano. Rslan afferma poi con orgoglio di essere “un figlio della rivoluzione siriana”, i cui principi “sono prima di tutto islamici”.banner_occhi_sotto_attacco

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