Le acque del Mar Cinese Meridionale sono sempre più agitate. Le tensioni in corso tra la Cina e gli Stati Uniti, alleati di Washington compresi, appaiono ormai insanabili e sul punto di esplodere da un momento all’altro. L’intera regione è ricca di pretesti che potrebbero scatenare il preludio a quella che alcuni analisti si sono azzardati a definire la “Terza Guerra Mondiale”.

La questione taiwanese è senza ombra di dubbio caldissima, con il presidente cinese Xi Jinping che ha promesso di realizzare la “riunificazione” di Taiwan “in modo pacifico”, senza fare cenno all’uso della forza. Attenzione, poi, ai confini marittimi contesi tra la Cina e i suoi vicini; una disputa, questa, che fa il paio sulle molteplici rivendicazioni inerenti a isole e isolotti situati in un’area altamente strategica. Come se non bastasse, bisogna considerare il traffico di navi da guerra e portaerei varie mosse da Stati Uniti e, recentemente, da Regno Unito, Germania e Francia lungo lo stretto di Taiwan e dintorni.

Insomma, l’eventualità che una scintilla possa scatenare un incendio è all’ordine del giorno. Anche perché Pechino non ha alcuna intenzione di lasciar scorrazzare le potenze occidentali a due passi dalla terraferma, per di più nel suo storico “cortile di casa”. Ecco che il governo cinese ha iniziato a prendere adeguate contromisure per farsi trovare pronto in ogni situazione, guerra compresa.

I nuovi sottomarini nucleari di Pechino

I tempi sono maturi. La marina cinese sta riconfigurando i suoi sottomarini nucleari Type 094 di nuova generazione, sottomarini capaci di lanciare missili balistici in grado di raggiungere la terraferma degli Stati Uniti. I “lavori in corso” dovrebbero rendere i mezzi più silenziosi, furtivi e dotati della possibilità di nascondere i rispettivi numeri di identificazione per confondere gli osservatori. Lo sostiene un rapporto scritto dagli esperti Eric Genevelle e Richard Stirn, come sottolineato dal South China Morning Post.

I due analisti sostengono che la Cina abbia iniziato a riprogrammare i Type 094, e che questi possano lanciare il missile balistico JL-3 o Julang, dotato di una gittata di oltre 10mila chilometri. Le versioni aggiornate si chiamano Type 094A e Type 094B, hanno un design dello scafo migliorato e l’erogatore del sonar modificato in modo tale da ridurre al minimo i rumori di spostamenti. Entrambe le varianti, inoltre, hanno cambiato la forma delle loro vele rimuovendo le finestre e riducendo i fori sulla prua. In ogni caso, non sappiamo su quanti sottomarini del genere possa contare Pechino.

Rischi e minacce

Se gli Stati Uniti hanno deciso di mettere nel mirino l’Indo-Pacifico, aumentando così la pressione sulla Cina, dal canto suo Pechino è pronta a rovesciare la situazione a proprio favore. In che modo? Innanzitutto puntando sul fatto di giocare una partita “in casa”, o quasi; poi, cercando di instaurare legami commerciali con gli altri Paesi della regione, così da scongiurare un’alleanza di massa potenzialmente pericolosa. Ma il jolly del Dragone sta tutto nella modernizzazione del proprio esercito, tanto nel settore dell’aeronautica che in quello della marina.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, bisogna focalizzare l’attenzione sull’estremità meridionale dell’isola di Hainan, dove si trova una delle strutture militari più importanti della Cina. Si tratta della base della marina di Yulin che, come ha evidenziato il Center for Strategic & International Studies, ospita la flotta cinese di sottomarini missilistici balistici a propulsione nucleare (SSBN), appunto i Type 094, fin qui l’unico mezzo della Marina dell’Esercito di Liberazione del Popolo dedicata al lancio di armi nucleari.

Come ha affermato il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, tale piattaforma rappresenta il “primo deterrente nucleare credibile marittimo” della Cina. A detta di alcuni esperti, il governo cinese ha costruito quattro SSBN di Type 094, anche se la cifra esatta, come detto, resta un mistero. Il rischio più grande? Che il braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina possa sfociare in un conflitto aperto. Nel frattempo Pechino è pronta a muovere i suoi sottomarini migliori.