Guerra /

Lo scorso venerdì, 20 novembre, è stata una data storica per il Giappone e per la sua forza aerea, la Jasdf (Japan Air Self Defense Force): il cacciabombardiere F-4 Phantom II è stato “mandato in pensione” dopo 48 anni di onorato servizio.

Presso la Hyakuri Air Base, sede del 301esimo Hikotai (la designazione giapponese di stormo), situata nella prefettura di Ibaraki, 80 km a nord est di Tokyo si è tenuta una piccola cerimonia di addio a cui hanno partecipato rappresentanti della base, vari comandanti di squadriglia, nonché funzionari che rappresentavano la Jasdf.

I Phantom con le insegne del Sol Levante, da venerdì, voleranno solo per condurre test ed esperimenti, dopo che hanno rappresentato la spina dorsale delle forze aeree nipponiche sin dal 1972.

I primi esemplari dei 138 in servizio nella Jasdf sono arrivati su suolo nipponico quando il velivolo volava già da qualche anno: il gioiello della McDonnell Douglas è entrato in servizio nel 1961 ed ha compiuto il suo primo volo nel 1958, qualche anno dopo il termine del conflitto coreano.

Proprio quella guerra, combattuta a cavallo del 38esimo parallelo non molto lontano dal territorio giapponese, ha segnato profondamente il progetto del velivolo americano: il cacciabombardiere era infatti nato senza cannone interno, proprio per via dell’esperienza maturata in Corea e dell’avvento, qualche anno dopo, dei primi missili aria-aria. Si pensava, infatti, che i combattimenti manovrati a colpi di mitragliatrici avvenuti nei cieli coreani, né più né meno di come era accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale ma ad una velocità molto maggiore per via dei primi jet che entrarono in servizio in quegli anni, sarebbero stati archiviati proprio per l’introduzione del missile come arma principale di un caccia. Il combattimento manovrato, si pensava, sarebbe diventato rapidamente obsoleto e quindi superato dalla possibilità di colpire e abbattere un velivolo nemico a grande distanza grazie all’uso dei missili. Nulla di più sbagliato.

Ci volle un altro conflitto per dimostrare, quasi drammaticamente, che cannoni e mitragliatrici erano ben lungi dall’essere archiviati dalla storia dei combattimenti aerei: la guerra in Vietnam. L’F-4 Phantom II fu il caccia principe di quel conflitto, e proprio i duelli aerei ingaggiati coi Mig-21 nordvietnamiti, che sempre più spesso si facevano vedere nei cieli del Sudest Asiatico, dimostrarono che un velivolo “tutto missili” come il Phantom era in svantaggio durante i combattimenti aerei manovrati, trovandosi quindi in difficoltà rispetto al suo avversario di fabbricazione russa, spesso e volentieri pilotato da personale addestrato a spremere il meglio dalle caratteristiche del Mig: velocità e manovrabilità grazie alle quali tallonavano da vicino i caccia americani. L’F-4 quindi, durante quel lungo conflitto, venne dotato di cannoni, dapprima montati in gondole ventrali, poi internamente con la versione E, che è proprio quella acquistata dal Giappone nella sua sottoversione EJ.

I velivoli giapponesi, infatti, sono stati ulteriormente modificati per adattarli alla costituzione nipponica, forse la più “pacifista” esistente al mondo, che impedisce al Giappone di avere bombardieri a lungo raggio. I 138 F-4EJ, prodotti dalla Mitsubishi Heavy Industries, erano infatti simili agli F-4E dell’aeronautica statunitense tranne per il fatto che mancavano del computer da bombardamento AN/AJB-7 e della capacità di rifornimento in volo. Successivamente un programma di aggiornamento, avvenuto negli anni ’80, ha visto la reintroduzione su meno di 100 esemplari, delle capacità di attacco al suolo sotto forma di missili anti-nave, bombe e razzi ed è stato inoltre installato un radar leggero e migliorato insieme a una suite avionica migliorata. Questa versione tutta particolare ed esclusivamente nipponica del Phantom prende il nome di F-4EJ Kai (“migliorato” in giapponese).

La storia del Phantom con le insegne del Sol Levante iniziò nel 1968 quando il velivolo fu selezionato per la Jasdf. I primi due esemplari, prodotti dalla McDonnell Douglas di St Louis, Missouri, atterrarono in Giappone il 25 luglio 1971, mentre il primo stormo di Phantom ad essere dichiarato pienamente operativo (Foc – Full Operational Capability) fu proprio il 301esimo, con base a Hyakuri, nel 1973. Gli altri esemplari in servizio alle forze aeree nipponiche sono stati tutti prodotti dalla Mitsubishi su licenza, contribuendo così a far maturare l’industria aeronautica autoctona tramite l’acquisizione del know how e della tecnologia americana. Lo stesso principio messo in pratica per l’F-35, che viene prodotto in Giappone nel Faco di Nagoya, l’unico extra-Usa insieme a quello di Cameri (Novara), e che ha infatti permesso a Tokyo di delineare i requisiti di produzione di un caccia indigeno di nuova generazione che sarà presto costruito proprio dalla Mitsubishi Heavy Industries.

All’apice della sua carriera nipponica, l’F-4EJ equipaggiava sei stormi nella Jasdf, distribuiti su quattro basi. La maggior parte di questi è stata gradualmente riattrezzata man mano che la forza aerea ha ricevuto dotazioni più moderne e capaci, principalmente l’F-15J e il caccia multiruolo Mitsubishi F-2. Le ultime due unità operative che hanno volato con varianti dell’F-4EJ sulla base di Hyakuri sono state il 301esimo e 501esimo Hikotai. Il 301esimo aveva lasciato Hyakuri nel 1985 per la base aerea di Nyutabaru, prima di tornare alla sua sede originale nel 2016 e operare nel ruolo di difesa aerea. Il 501esimo, il Teisatsu Kokutai, o Reconnaissance Air Group, ha volato con RF-4E e ha cessato le operazioni di volo lo scorso marzo.

Il ritiro del Phantom non segna la fine per il 301esimo stormo, che ora dovrebbe trasferirsi alla base aerea di Misawa, dove diventerà il secondo reparto delle Jasdf ad essere equipaggiato con il caccia stealth F-35A.

Per vedere ancora volare questo velivolo che ha fatto la storia dell’aviazione possiamo spostarci più vicino a noi se non vogliamo andare in Corea del Sud, dove il cacciabombardiere è ancora in linea: il Phantom, infatti, è in servizio in Turchia e in Iran. I velivoli iraniani, insieme agli F-14 Tomcat ed F-5 rimasti ancora oggi in condizione di volare, sono stati ereditati dai tempi dello Shah, quando l’Iran, prima della rivoluzione islamica, gravitava nell’orbita statunitense.

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