Guerra /

Nella giornata di ieri le Forze aeree di autodifesa nipponiche (Jasdf) hanno intercettato tre bombardieri strategici russi del tipo Tupolev Tu-95MS che hanno violato lo spazio aereo di Tokyo nella zona dell’isola di Minamidaitojima, a sude est di Okinawa, e nei pressi di Hachijo-jima nel Mar della Filippine.

Secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa nipponico i tre bombardieri hanno condotto un pattugliamento a lungo raggio lungo le coste orientali ed occidentali dell’arcipelago giapponese invadendone lo spazio aereo. Non è chiaro se i Tupolev Tu-95 fossero accompagnati da velivoli di scorta, le notizie che ci pervengono dai media giapponesi e dal comunicato stampa del ministero sono al momento scarne o frammentarie.

L’ultima violazione dello spazio aereo risale al 2015

Secondo un comunicato ufficiale del Cremlino rilanciato dall’agenzia Tass la missione di pattugliamento è avvenuta “nello stretto rispetto delle regole di navigazione aerea internazionali senza alcuna violazione dei confini di altri stati”. Di diverso avviso è però Tokyo che lamenta l’intrusione, la prima che avviene dal 2015.

I voli di pattugliamento dei bombardieri russi a lungo raggio nell’area estremo orientale sono ricominciati piuttosto recentemente, nel 2014, dopo più di un decennio di interruzione causato sia da una congiuntura internazionale non particolarmente avversa sia dalla stretta necessità di risparmiare risorse da parte delle Forze Armate russe.

Lo sconfinamento avvenne esattamente a settembre del 2015 nella parte meridionale delle isole Curili, che sono oggetto di una aperta contesa sulla loro sovranità tra Russia e Giappone.

Dal 2014 l’attività dei velivoli russi è andata esponenzialmente crescendo segnando un picco proprio nel periodo che va dal marzo del 2017 al marzo del 2018: la Jasdf ha effettuato ben 390 decolli su allarme (in gergo chiamati scramble) per intercettare velivoli russi diretti verso lo spazio aereo nazionale. Nei dodici mesi successivi il numero di scramble ha visto una leggera flessione, passando a 343, ma questa intercettazione è la prima deliberata invasione dello spazio aereo nipponico da 4 anni a questa parte.

Un evento simile, sebbene senza sconfinamento, è avvenuto a febbraio di quest’anno quando quattro Tu-95 scortati da altrettanti Sukhoi Su-35S “Super Flannker” (o Flanker E) sono stati intercettati nello spazio aereo internazionale a est e a ovest dell’arcipelago nipponico. L’ultimo scramble, invece, della Jasdf verso un velivolo russo, è datato maggio 2019, quando un Tupolev Tu-142MZ  (Bear F in codice Nato), un pattugliatore marittimo a lungo raggio con capacità antisom, è stato individuato e scortato nel Mar del Giappone e nel Mar Cinese Orientale.

Al momento non si hanno dettagli ulteriori riguardo alla rotta esclusi i tracciati forniti dal Ministero della Difesa giapponese che evidenzia come i tre bombardieri abbiano deliberatamente virato nello spazio aereo nipponico.

Come riferito anche da fonte russa, l’aviazione giapponese ha scortato i tre bombardieri durante parte della loro rotta, verosimilmente quella più vicina al territorio nipponico, con velivolo tipo F-15 ed F-2.

Pivot to Pacific?

I numeri dell’attività aerea russa nell’area estremo orientale, ed in particolare nella zona del Giappone e dei suoi mari attigui, ben dà la misura dell’importanza che, per Mosca, ha quel teatro da anni al centro dell’attenzione geopolitica internazionale. Se paragonati, infatti, a quelli dell’attività condotta in Europa e nell’Atlantico del Nord, possiamo con sicurezza dire che quest’ultimo rappresenti un fronte pur sempre importante ma secondario rispetto a quello orientale per la Russia, che non intende affatto essere messa in secondo piano nella gestione non solo delle crisi internazionali che hanno sede nell’area (Corea e Mar Cinese Meridionale), ma nemmeno nel controllo degli accessi marittimi alle rotte commerciali, che fanno sempre più perno nei mari dell’estremo oriente e che presto sfrutteranno anche il “passaggio a nord est”  – o la via artica per il Pacifico – su cui la Russia può vantare un’opzione preferenziale data dalla situazione geografica, ma che fa gola anche alla Cina, l’eterno rivale e ora “amico forzato” di Mosca.

Una missione di pattugliamento così “aggressiva” non può quindi essere dovuta ad un errore di navigazione stando ai tracciati ed è un chiaro segnale ai giocatori nell’area orientale che la Russia c’è e che non intende abdicare al suo ruolo di potenza globale, sebbene con tutti i limiti strutturali dati dalla fragilità economica che la caratterizzano in questo particolare momento storico.

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