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Il Ministero della Difesa giapponese ha reso noto quello che è il bilancio programmatico per il prossimo anno fiscale, il 2020, delineando le linee guida per il futuro delle proprie forze armate. La spesa per la Difesa nipponica aumenterà dell’1,2% arrivando nel complesso a toccare i 5320 miliardi di yen, pari a 50,3 miliardi di dollari, e parte di questi nuovi finanziamenti saranno impiegati per l’acquisto di altri caccia di quinta generazione F-35, nella versione B, e nell’adeguamento delle due “portaerei” classe Izumo, che le metterà in grado di operare con i velivoli della Lockheed-Martin.

F-35 e portaerei per il Sol Levante

Qualche giorno fa, venerdì 16 agosto, il Ministero della Difesa di Tokyo aveva annunciato la decisione finale di procedere all’acquisto di 42 F-35B, la versione Stovl (Short Take Off Vertical Landing) del caccia stealth di fabbricazione americana. Il velivolo, grazie alle sue caratteristiche di decollo corto e atterraggio verticale, è la macchina ideale per operare da piattaforme portaerei di piccole dimensioni rispetto alle classiche unità a propulsione nucleare americane.

Ciascun F-35B ha un costo unitario di 132 milioni di dollari (14 miliardi di yen) a fronte degli 85 raggiunti dalla versione A, a decollo e atterraggio “classici”. Il Giappone, con quest’ordine per 42 velivoli che saranno dispiegati nel 2024, si piazza al primo posto per numero di esemplari acquisiti tra le nazioni che hanno in linea il nuovo cacciabombardiere: in totale saranno 147 delle versioni A e B.

La valutazione per il possibile acquisto degli F-35B era cominciata ufficialmente a marzo di quest’anno ma le prime indiscrezioni ci sono trapelate già a dicembre del 2018 in occasione della definizione del progetto di aumento delle spese per la Difesa che prende il nome di Mdt (Medium Term Defense) e prevede un investimento complessivo pari a 27.500 miliardi di Yen (244 miliardi di dollari) spalmati su un periodo che va dal 2019 al 2023. Un aumento netto della spesa militare pari a 3mila miliardi di Yen rispetto al quinquennio precedente.

Contestualmente alla decisione di acquistare gli F-35 il Ministero della Difesa ha fatto sapere che i lavori di adeguamento della prima delle due unità classe Izumo per renderle idonee ad operare con gli F-35B saranno presto cominciati: il governo nipponico ha infatti stanziato una prima trance di 290 milioni di dollari (3,1 miliardi di yen) per la costruzione di un ponte di volo resistente al calore e l’installazione delle apposite luci per la guida degli F-35B in atterraggio.

La Cina fa paura, ma non solo

La scelta di aumentare le spese per la Difesa risponde all’esigenza di Tokyo di fronteggiare l’aggressività cinese nell’area dell’Estremo Oriente ed in particolare in quei mari che condivide con l’arcipelago nipponico. Gli “incidenti” tra Pechino e Tokyo sono aumentati nel corso degli ultimi cinque anni e non solo per le isole contese delle Senkaku/Diaoyu: il raggio d’azione di Pechino è lentamente ma costantemente andato allungandosi arrivando a lambire il territorio metropolitano nipponico.

Proprio recentemente abbiamo assistito ad una “prima” che ben delinea quanto sta avvenendo in quel lontano, ma importante, scacchiere: bombardieri cinesi hanno effettuato una missione di pattugliamento congiunta con quelli russi che si è condotta proprio in prossimità dello spazio aereo nipponico e all’interno della sua Adiz (Air Defense Identification Zone).

Del resto Tokyo ha più volte messo per iscritto che la Cina rappresenta la sua minaccia principale: nel Libro Bianco della Difesa giapponese si legge che l’attività espansionistica cinese mette a rischio la sicurezza del Paese e, per di più, le rassicurazioni diplomatiche di Pechino non devono essere prese sul serio perché ha dimostrato in passato di non rispettare la parola data. Quasi una dichiarazione di guerra.

La corsa agli armamenti nipponica fa paura dentro e fuori i propri confini. Un Paese come la Corea del Sud, formalmente alleato del Giappone almeno sulla carta ma mai del tutto “amichevole”, ha voltato le spalle al Giappone essendo preoccupato per il suo riarmo, e sta correndo ai ripari: ha avviato un progetto per dotarsi di due nuove portaerei in grado di operare con i nuovi caccia F-35B.

Internamente c’è chi si oppone a questa politica del premier Shinzo Abe, in forza della Costituzione che è tra le più “pacifiste” al mondo: le due unità Izumo, ad esempio, sono denominate “cacciatorpediniere portaelicotteri” e non portaerei proprio per non incappare nelle pesanti limitazioni costituzionali.

C’è poi un’altra considerazione: questa nuova “ondata” di armamenti americani potrebbe mettere in crisi l’industria autoctona degli armamenti e potrebbe legare troppo saldamente i destini di Tokyo e di Washington, e nell’establishment nipponico qualcuno è preoccupato per i possibili risvolti di quest’evenienza.

Lo stesso ministro della Difesa Takeshi Iwaya si è detto preoccupato che una simile integrazione degli armamenti tra Stati Uniti e Giappone possa aumentare il rischio che Tokyo resti invischiata in un eventuale conflitto americano nell’area dell’Estremo Oriente.

L’imperatore giapponese Meïji ebbe a dire, in una sua famosissima poesia “é nostra speranza che tutti gli oceani del mondo siano uniti in pace, allora perché i venti e le onde ora si alzano in furia rabbiosa?”. Ebbene oggi sembra che i venti siano già tornati ad infuriare ad Est, ma ancora non ci siamo accorti delle onde che ci travolgeranno.

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