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Che fine ha fatto Valerij Gerasimov? Il capo di Stato maggiore russo, assieme al ministro della Difesa, Sergej Shoigu e al presidente Vladimir Putin uno dei tre massimi funzionari del Cremlino ad avere in mano il codice nucleare del Paese, è finito al centro di mille indiscrezioni.

In un primo momento – notizia di qualche settimana fa – sembrava che Gerasimov fosse sfuggito ad un attacco ucraino avvenuto a Izyum, città situata nella regione di Kharkiv. In seguito ad un bombardamento nemico, alcune schegge lo avrebbero ferito alla gamba destra e costretto a rientrare in Russia per curarsi. Adesso fonti di Kiev, come sottolineato dal Corriere della Sera, sostengono che sarebbe stato in realtà sospeso per non esser stato in grado di riorganizzare le operazioni militari sul territorio ucraino. Non a caso, Gerasimov era assente dalla parata avvenuta lo scorso 9 maggio in occasione del Giorno della Vittoria per celebrare la vittoria di Mosca sul nazismo nella Seconda Guerra Mondiale.

Mettendo insieme le numerose voci, e le altrettanto numerose indiscrezioni, emergono due possibilitĂ : o il capo di Stato maggiore russo è davvero finito in “punizione” oppure il militare starebbe facendo i conti con non meglio specificati problemi fisici. Forse – non è da escludere – rimediati veramente sul campo di battaglia.



Le voci sugli alti ufficiali russi

Attenzione però, perché oltre all’indiscrezione su Gerasimov, che tiene banco ormai da giorni, arrivano altre voci, questa volta relative ad ulteriori ufficiali russi che sarebbero stati sollevati dall’incarico. Si tratterebbe dei generali Sergei Kisel, Arkady Marzoev e Vladislov Ershow, responsabili di reparti corazzati e accusati di essere alla base delle eccessive perdite rimediate dall’esercito russo.

Piccola premessa: notizie del genere provengono da fonti ucraine, e dunque potrebbero anche esser state impacchettate e distribuite ad hoc per sporcare l’immagine della Russia agli occhi dell’opinione pubblica internazionale. D’altronde, oltre alla guerra militare, sono in corso almeno altri tre tipi di conflitto: quello economico – con sanzioni occidentali e contro sanzioni di Mosca – quello energetico – dove si parla di gas e petrolio – e quello comunicativo – in cui la propaganda serve a sminuire l’avversario o dare forza ai propri uomini.

Le notizie sui gerarchi russi scomparsi, puniti, incarcerati, rientrano a tutti gli effetti in quest’ultimo ambito. È possibile, infatti, che i personaggi finiti nell’occhio del ciclone siano stati semplicemente sostituiti per ragioni strategiche.

Il mistero di Beseda

Il lavoro di intelligence è uno degli elementi fondamentali per condurre qualsiasi guerra. Lo si era visto in passato e lo si è visto, a maggior ragione, in Ucraina. Sbagliare analisi può rivelarsi decisivo per andare incontro a sconfitte inaspettate. Ne sa qualcosa Sergei Beseda, uno dei dirigenti dell’Fsb, il servizio segreto di Mosca, prima sparito dai radar e poi riemerso dal nulla.

Si dice che Beseda fosse stato incaricato di preparare l’assalto in Ucraina ma che avrebbe fallito la missione e per questo, sostengono alcune indiscrezioni, sarebbe stato arrestato. Adesso Beseda pare essere tornato in ufficio ma con un ruolo depotenziato, come ha sottolineato il giornalista russo Andrei Soldatov. In ogni caso, dato il presunto disastro combinato dall’Fsb, il dossier Ucraina sarebbe stato affidato al Gru, ovvero all’intelligence militare.

A proposito di revisioni, spostandosi negli Stati Uniti, le agenzie di intelligence statunitensi hanno dato il via ad una girandola di sostituzioni interne. Hanno pesato le errate valutazioni della scorsa estate sulla resistenza degli afghani contro i talebani e sulla sottovalutazione della resistenza ucraina nei primi giorni di guerra (c’era chi parlava di una caduta di Kiev nell’arco di tre o quattro giorni). Risultato: le 17 agenzie della United States Intelligence Community sono state chiamate ad analizzare il proprio modus operandi.

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