Nella settimana in cui l’ISIS ha terrorizzato Bruxelles con i suoi attacchi all’aeroporto di Zaventem e alla stazione metropolitana di Maelbek, portando al centro del dibattito europeo e non solo il tema dell’Islam in Europa e le coperture di cui gode l’ISIS nel nostro continente, si registra sul fronte siriano e su quello iracheno un ulteriore arretramento dello Stato Islamico.Sono infatti di ieri le notizie secondo le quali da una parte l’esercito di Assad starebbe riconquistando la città di Palmira e dall’altra l’esercito iracheno avrebbe lanciato un’offensiva per riconquistare Mosul. Palmira e Mosul, dunque due città simbolo delle conquiste dell’ISIS, stanno per esser liberate e questo conferma sostanzialmente il trend che vede il Califfato in affanno e in ripiegamento.A determinare questa evoluzione dello scenario siriano e di quello iracheno contribuiscono in maniera differente le operazioni militari di Assad sostenuto da russi, iraniani ed Hezbollah libanesi, le operazioni della coalizione guidata dagli Stati Uniti, all’interno della quale i miliziani curdi stanno giocando un ruolo di primo piano, e la ritrovata capacità di combattimento dell’esercito iracheno.Come è noto, gli attuali protagonisti del conflitto siriano non condividono le stesse priorità, nonostante questo, i risultati sul campo di battaglia così come il protrarsi del cessate il fuoco stanno contribuendo alla parziale distensione dello scenario. Del tutto diverso il flusso dei foreign fighters che dal SIRAQ starebbero prendendo non solo la strada della Libia ma la direttrice europea. Già lo scorso novembre, da quanto emerso dalle stime NATO, circa il 20 % dei foreign fighters presenti nel SIRAQ sarebbero tornati nei loro paesi di origine e circa 8.000 combattenti sul totale delle milizie del Califfato, pari a 70.000 combattenti totali, sarebbero morti in combattimenti e raid delle coalizioni. Le stime fornite lo scorso ottobre dall’International Centre for Counter Terrorism già indicavano che un centinaio dei circa 440 combattenti partiti dal Belgio erano tornati in patria, così come 271 francesi sui circa 1.200 che erano andati a combattere. Il ritorno dei combattenti coinvolge anche altri paesi come la Gran Bretagna dove sarebbero rientrati 250 su un totale di 700, la Bosnia Herzegovina con 51 su 217 e l’Olanda con 35 su 210.Numeri importanti che però potrebbero rappresentare solo una parte dell’esercito del Califfato in Europa e ai quali si devono aggiungere i potenziali lupi solitari. Per comprendere infatti la minaccia dei lupi solitari dobbiamo tornare alla chiamata globale al jihad di al Baghdadi nel giugno del 2014. In quell’occasione il Califfo invitava tutti i fedeli a recarsi in Siria e in Iraq per la costruzione del Califfato e, al tempo stesso, invitava coloro che non potevano recarsi in SIRAQ a combattere nel proprio paese. Le contraddizioni delle banlieue parigine così come la fitta rete di omertà che ha protetto Salah Abdeslam, abbinate alle versioni radicali e deviate dell’Islam sunnita, sono il terreno in cui cresce e si sviluppa il moderno radicalismo jihadista. Un radicalismo che in molti casi non necessita nessun contatto con le moschee e per il quale sono sufficienti indottrinamento e istruzioni tramite Twitter, YouTube o Instagram. È questa forse la più grande sfida lanciata da al Baghdadi. Una sfida che rischia di andare oltre la sopravvivenza dell’ISIS nel SIRAQ.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE