Il fronte ucraino che nessuno considera: 5 milioni di sfollati interni in fuga dalla guerra

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È ormai invalsa l’abitudine, quando si guarda allo sviluppo sul campo della guerra tra Russia e Ucraina, di giudicare quasi solo sulla base delle rispettive conquiste. Se Pokrovsk sia stata conquistata dai russi o no, se il sommergibile russo a Novorossisk sia stato più o meno danneggiato. Si tratta però di un criterio molto parziale, soprattutto per quanto riguarda l’Ucraina, che a differenza della Russia è un Paese non solo combattente ma anche invaso, la cui popolazione sta facendo da anni sacrifici immensi.

È vero che la pressione russa non porta a grandi e rapide conquiste, né ad avanzate di lunga gittata. Però si esercita su quasi tutto l’arco del fronte, che si estende dai 1.000 ai 1.300 chilometri secondo le diverse stime. A capire quanto la pressione sia pesante ci aiuta il recentissimo (ottobre 2025) rapporto dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM), intitolato Ukraine – Internal Displacement Report. Alla luce dei suoi dati, quella che per molti è una situazione militare di stallo si rivela essere, purtroppo, di grande e costante movimento per la popolazione ucraina.

Le teste di ponte dell’esercito russo

Il Rapporto ci dice, infatti, che in Ucraina la guerra ha prodotto almeno 3,7 milioni di sfollati interni, ovvero persone che hanno dovuto abbandonare case e luoghi di residenza a causa della guerra (da aggiungere a 1,8 milioni di sfollati interni generati dagli scontri nel Donbass tra il 2014 e il 2022). Il 73% vive in tale condizione da almeno due anni. Il 15% (557 mila persone) degli sfollati interni viene dalla regione di Dnipro, l’11% (415 mila persone) viene dalla regione di Khar’kiv. Sono regioni prossime al confine russo, soprattutto Khar’kiv, e in esse la Russia ha prima costituito poi pian piano allargato delle “teste di ponte” in origine concepite per allontanare il pericolo di bombardamenti ucraini sulle regione russe di Kursk e di Belgorod ma poi diventate vere piattaforme di lancio per colpire le città ucraine.

Non è un caso, quindi, se tra aprile 2024 e febbraio 2025 la percentuale degli sfollati interni sulla popolazione totale dell’Ucraina è cresciuta dal 10,7% all’11,9%, con altre 325 mila persone precipitate in tale condizione nei tre mesi precedenti la ricerca dell’OIM. Sempre l’OIM ha poi registrato altri 48 mila sfollati interni nel solo mese di novembre 2025, cioè dopo la chiusura della ricerca. Le regioni che più hanno contribuito a tale incremento sono quelle di Dnipro (20%), Donetsk (17%) e Zaporizhzhya (7%): di nuovo, quelle dove l’offensiva russa, avanzate o no, conquiste o no, più si fa sentire.

Questo è il disastro sociale che il lento progredire del fronte verso Ovest sta provocando in Ucraina. Disastro reso più profondo dal fatto che solo il 16% degli sfollati dichiara di voler tornare, quando possibile, nell’originario luogo di residenza. Quando i generali italiani, e non solo italiani, ci ammoniscono che in caso di guerra sarà tutta la società a essere mobilitata, e non solo i militari di professione, forse intendono dono anche scenari di questo genere. Una ragione in più per cercare di evitarla, la guerra. E di fermarla il più presto possibile laddove, come in Ucraina dal 2014, se ne combatte una.

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