Poche settimane dopo il 7 ottobre 2023, mentre Israele aveva appena iniziato l’occupazione di Gaza che avrebbe portato, con il passare dei mesi, a oltre 120.000 morti, nel Sud del Libano lanciava fosforo bianco. A raccontarlo è Amnesty International, che in un lungo rapporto conferma come, tra il 10 e il 16 ottobre 2023, diversi caccia israeliani abbiano sganciato bombe al fosforo bianco nei cieli del Libano in decine di villaggi nel Sud del Paese. Tra gli attacchi documentati vi è quello del 16 ottobre 2023 nella città di Dhayra. In quell’episodio almeno nove civili hanno riportato ferite gravi dopo essere entrati in contatto con il fosforo bianco.
Il fosforo bianco, una sostanza chimica che si incendia a contatto con l’ossigeno, è noto per i suoi effetti devastanti. Il suo utilizzo contro persone o in aree densamente popolate è considerato un crimine di guerra. Fotografie e testimonianze raccolte nei villaggi del Sud del Libano, come Dayr Amis e Ayta al-Sha’b, hanno mostrato segni compatibili con l’uso di tali munizioni. Inoltre, Human Rights Watch ha segnalato l’impiego del fosforo bianco sia in Libano sia nella Striscia di Gaza durante il conflitto in corso a partire dal 2023. L’utilizzo di questa sostanza in aree civili viola il Protocollo III della Convenzione di Ginevra del 1980 sull’impiego delle armi incendiarie.

Come definito dal protocollo di Ginevra: “Si intende per ‘arma incendiaria’ qualsiasi arma o munizione essenzialmente concepita per dare fuoco a oggetti o per provocare ustioni a persone mediante l’azione della fiamma, del calore o di una combinazione di fiamma e calore, sprigionata dalla reazione chimica di una sostanza lanciata sul bersaglio”.
Validato quindi che il fosforo bianco rientri tra le armi incendiarie regolate dalla Convenzione, resta da comprendere la differenza tra obiettivo civile e militare. E qui la convenzione è chiara: “Si intende per ‘concentrazione di civili’ una aggregazione di civili, sia essa permanente o temporanea, quale esiste nelle parti abitate delle città, o nei paesi o villaggi abitati, o come quella costituita da campi o colonne di profughi o evacuati, o da gruppi di nomadi”.
Il fosforo bianco, non essendo classificato come arma chimica, è considerato un’arma incendiaria poiché il suo effetto si basa principalmente sulla generazione di calore e fiamme piuttosto che sulla tossicità. Il Protocollo III vieta espressamente l’uso di armi incendiarie lanciate dall’aria in aree con presenza di civili e pone restrizioni sull’uso di armi incendiarie terrestri, come quelle di artiglieria, nelle stesse condizioni.
L’attacco su Dhayra
Grazie a diverse foto open source oggi sappiamo che Dhayra è un villaggio libanese dove le forze armate israeliane hanno condotto diversi attacchi via terra e via aerea su civili. Tre giorni prima di lanciare fosforo bianco su Dhayra, l’IDF ha fatto esplodere una moschea nello stesso villaggio e costretto diverse famiglie ad abbandonare le abitazioni. Una foto mostra una donna anziana fuori dalla sua abitazione distrutta dopo un bombardamento israeliano.
Sempre nello stesso periodo, tra il 13 e il 16 ottobre 2023, un secondo bombardamento è stato segnalato online nella città di Al-Mari. Come è possibile osservare nell’immagine raccolta sui social media e verificata dall’Amnesty International Lab team per la zona del Sud-Libano, si vedono decine di scintille bianche simili a fuochi d’artificio. Questo è un segno caratteristico del fosforo, che entrando in reazione con l’ossigeno genera fiamme e scintille bianche.

Diverse testimonianze locali, tra cui quella del dottor Haitham Nisr, medico di emergenza presso l’ospedale libanese di un villaggio nel sud del Paese, hanno confermato che tra il 16 e il 17 ottobre nove persone provenienti da Dhayra, Yarine e Marwahin sono state curate per sintomi legati all’inalazione di fosforo bianco. Ali Saffiedine, un altro testimone, ha riferito di non essere riuscito a vedere le proprie mani a causa del denso fumo bianco che aveva avvolto la città. Il sindaco di Dhayra ha aggiunto che, anche dopo due giorni, alcune abitazioni e automobili erano ancora in fiamme, mentre i resti di fosforo continuavano a riaccendersi al contatto con l’aria.
Attacchi ripetuti nel tempo
Mesi dopo, l’utilizzo di fosforo bianco da parte di Israele nel Sud del Libano non si è fermato. A marzo del 2024, il fotografo di AFP Jalaa Marey ha catturato immagini di un bombardamento su Markaba. Le foto mostrano una nube bianca tossica alzarsi simultaneamente al lancio di munizioni incendiarie. Tre mesi prima, lo stesso fotografo aveva documentato un attacco simile ad Aita al-Sha’b. Questi attacchi sono riconoscibili per la forma a “polipo” della nube generata dal fosforo bianco.

Nel giugno 2024, un rapporto di Human Rights Watch ha confermato l’utilizzo di fosforo bianco in almeno 17 villaggi libanesi, mentre il Ministero della Salute libanese ha dichiarato che da ottobre 2023 almeno 178 persone sono state curate per intossicazioni e lesioni legate a questa sostanza.
A ottobre 2024 i bombardamenti non si sono fermati. Un’immagine pubblicata su Middle East Eye, proveniente da un gruppo Telegram israeliano, mostra una nuvola di scintille compatibili con la reazione da fosforo bianco sopra un villaggio al confine tra Israele e Libano. Sempre nello stesso mese, il Financial Times ha riferito di attacchi al fosforo bianco contro forze UNIFIL.
Nonostante centinaia di prove, Israele continua a negare l’utilizzo di queste armi.


