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I volontari siriani non sono arrivati. La Russia, almeno per il momento, non disporrà dei sedicimila combattenti pronti ad arrivare dalla Siria. Da Washington hanno smentito le previsioni fatte soprattutto da parte ucraina nei giorni scorsi: “Non abbiamo prove di un piano di reclutamento dei siriani da portare in Ucraina – ha dichiarato nei giorni scorsi in audizione al Senato Usa il generale Kenneth Frank McKenzie, comandante delle truppe Usa in medio oriente – Questo non significa che non possa avvenire in futuro”.



In futuro per l’appunto. Il presente parla di tutt’altra situazione rispetto a quanto trapelato nel recente passato. Possibile una marcia indietro del Cremlino nei suoi piani oppure un semplice rinvio a un altro momento.

Perché si era parlato dei sedicimila siriani in Ucraina

Tutto era partito da una dichiarazione del presidente russo Vladimir Putin: “Se ci sono combattenti che dal medio oriente vogliono venire a combattere in Ucraina – ha dichiarato l’11 marzo scorso – allora è bene aiutarli a raggiungere il fronte”. Una dichiarazione resa durante un incontro con il ministro della Difesa, Sergej Shoigu. Peraltro quella è stata l’ultima uscita in pubblico proprio di Shoigu, da allora non più apparso in Tv o nelle riunioni con Putin. Subito dopo questo discorso, sui social sono apparse le immagini di combattenti siriani in uniforme sventolanti bandiere della Russia e inneggianti alla guerra che il Cremlino ha lanciato contro l’Ucraina.

Una prova di come qualcosa si stesse muovendo in tal senso. Da Kiev poi sono arrivate ulteriori conferme. L’intelligence militare ucraina sarebbe entrata in possesso di documenti in grado di attestare piani russi per spostare sedicimila siriani lungo i fronti del Donbass. Non “volontari” quindi, bensì combattenti già ben conosciuti da Mosca, addestrati dai russi durante le fasi più calde della guerra in Siria, dove il Cremlino ancora oggi è impegnato ad appoggiare il presidente Bashar Al Assad.

Sono passate due settimane da allora, ma al momento non ci sono prove che la “legione siriana” pro Putin sia effettivamente arrivata in Siria. Anzi, come detto, dal Pentagono hanno categoricamente smentito. Nessuna grande manovra, né grandi spostamenti in vista dal medio oriente all’Ucraina. E questo vale anche per la Libia. Sempre da Kiev sono emerse informazioni secondo cui le forze russe avrebbero stretto un’intesa con il generale Haftar, da tempo supportato da Mosca, per l’invio di combattenti libici nel Donbass.

Tuttavia non ci sono elementi che confermino un accordo del genere. Anche perché l’uomo forte della Cirenaica da tempo viene visto con diffidenza dal Cremlino, essendo stato in passato un “alleato scomodo” nella partita libica. Il trasferimento della guerra civile siriana e libica in Ucraina potrebbe essere stato però solo rimandato: “Al momento non c’è stato alcun afflusso di mercenari – ha spiegato ai media Usa il portavoce del segretario alla Difesa, John Kirby – Ma non escludiamo che Putin ci stia effettivamente pensando”.

Mosca pesca dal Caucaso

La smentita dell’arrivo di una legione siriana in Ucraina è una buona notizia. L’indiscrezione sui sedicimila siriani pro Mosca aveva già fatto attivare un’attività di reclutamento tra le fila dell’opposizione siriana, in cui molti gruppi sono intenzionati a prendersi una vendetta contro i russi. Ad Afrin membri ricollegabili a milizie del Free Syrian Army (costituito in gran parte da forze islamiste sostenute, in funziona anti curda, dalla Turchia) si dicevano pronti a trasferire uomini e mezzi per aiutare Kiev. Lo scenario di uno scontro mediorientale in terra ucraina era in grado di aggiungere ulteriori problemi a un conflitto già devastante per la popolazione civile. Tuttavia una “legione straniera” pro Cremlino esiste già. Anche perché Mosca deve rispondere a Kiev, supportata da diverse centinaia di volontari stranieri provenienti soprattutto dall’Europa e dagli Stati Uniti. Nei giorni scorsi ad esempio alcuni video hanno mostrato volontari americani in azione ad Irpin, la cittadina a nord della capitale ucraina dove l’esercito ucraino è riuscito ad attuare un importante contrattacco.

La Russia però al momento non ha pescato dal medio oriente, bensì da “casa sua”, ossia dal Caucaso. Gli stranieri presenti nei fronti ucraini sarebbero in gran parte ceceni, osseti e abcasi. Si tratta cioè di combattenti che hanno già nazionalità russa. La Cecenia è parte integrante della federazione, è stata ripresa da Mosca nelle guerre combattute tra gli anni ’90 e 2000 ed è attualmente retta da Ramzan Kadyrov. L’Ossezia del Sud e l’Abcasia sono due repubbliche separatiste de jure in territorio georgiano, ma de facto indipendenti e protette da Mosca. I loro cittadini hanno anche cittadinanza russa. Stranieri sì quindi, ma pur sempre russi. E, come tali, più facilmente inquadrabili tra le proprie fila. I ceceni sono arrivati ricevendo direttamente ordini da Kadyrov, osseti e abcasi invece sarebbero presenti più su base volontaria.

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