Quando a fine gennaio i ribelli del movimento congolese filo-Ruanda M23 hanno preso il controllo della città di Goma, nella regione nel nord Kivu all’estremo oriente del paese, ad arrendersi non sono stati soltanto i membri dell’esercito regolare di Kinshasa, ma anche una componente di mercenari europei impiegati nello stato africano appositamente per scongiurare l’avanzata delle truppe antigovernative. Un impiego che è stato sostanzialmente fallimentare e che negli ultimi giorni ha visto buona parte di questi venire catturati o tornare verso i paesi d’origine.
L’esercito congolese, strutturalmente debole e disorganizzato come dimostrato dalla rapida caduta della città di Goma, necessitava di componenti militari più esperte e in grado di maneggiare armamenti più avanzati come ad esempio droni ad alta tecnologia. Le differenze con le truppe dell’esercito regolare si rifletteva anche sul versante economico. Secondo quanto riportato da Bbc infatti, i mercenari europei, in maggioranza rumeni, arrivavano a guadagnare fino a 5000 dollari al mese, contro lo stipendio medio di 100 dollari versato alle reclute militari regolari.
Secondo un’inchiesta del 2024 condotta da Investigative Journalism for Europe, sono principalmente due le società appaltatrici del governo di Kinshasa che operano in quella che può essere definita come “zona grigia” del Congo orientale, dove la difesa del paese viene di fatto esternalizzata a entità estere, e sono entrambe collegate in qualche misura a paesi membri dell’Unione europea: Romania, Bulgaria e Francia.
La prima, Agemira, ha sede in Bulgaria ed è di proprietà dell’imprenditore francese Olivier Bazin, cittadino franco-congolese ed ex gendarme che da tempo si dedica ad investimenti e fornitura di servizi in ambito militare. In Congo, Bazin è stato in grado di portare una serie di ex militari e poliziotti franco-algerini in congedo, oltre che un insieme di tecnici ed ingegneri provenienti da paesi est europei, sfruttando l’instabilità locale per portare a termine notevoli affari economici. Fra la vasta rete di legami politici e affaristici di cui gode Ademira, figurano, tra gli altri, anche importanti collegamenti con la comunità di intelligence francese.
C’è poi l’accordo fra la società locale Congo Protection e la rumena Asociata RALF, fondata e rappresentata da Horatiu Potra, un ex ufficiale rumeno della Legione straniera francese che vanta legami nell’ambito della sicurezza privata internazionale e un coinvolgimento in attività spesso eversive e criminali. In passato, con la sua compagnia militare privata è stato responsabile del servizio di sicurezza dell’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani e, successivamente, si è occupato dell’addestramento della guardia di Ange-Félix Patassé, presidente della Repubblica Centrafricana. Per servire i suoi scopi, Potra ha arruolato in Congo un contingente di 300 istruttori provenienti dall’est Europa con l’obiettivo di fermare l’avanzata dei ribelli filo-ruandesi.
Nel contemporaneo “scramble for Africa”, legato all’accaparramento di risorse e materie prime da parte delle grande potenze globali, che riflette in Congo uno scontro più ampio fra Stati Uniti e Cina, anche gli stati europei, con la consueta frammentazione strategica, cercano quindi di avere un proprio protagonismo.

