Mentre in Russia le autoritĂ  annunciano l’arresto di Darya Trepova, la presunta responsabile dell’attentato in cui è morto il blogger bellicista Vladlen Tatarsky, una domanda sorge spontanea: dove si trovava Yevgeny Prigozhin al momento dell’esplosione?

Il capo del gruppo Wagner, ai ferri corti col ministro della Difesa Sergej Shoigu da diverse settimane, intento anche in una partita autonoma nei confronti del Cremlino e impegnato a ritagliare per i suoi mercenari uno spazio politico e militare preferenziale, si è fatto vivo nei suoi canali preferiti via Telegram nelle ore successive all’attentato.

In un primo messaggio Prigozhin ha annunciato di essere il titolare del locale in cui l’attentato che ha ucciso il fedelissimo Tatarsky ha avuto luogo ma, sorprendentemente, di non indicare negli odiati ucraini i responsabili: “Ho dato il caffè al movimento patriottico Cyber Front Z, e lì hanno tenuto vari seminari”, ha ammesso Prigozhin. “Molto probabilmente, questa tragedia è avvenuta al seminario”, ha aggiunto paragonando l’attentato all’uccisione di Daria Dugina. “Ma non incolperei il regime di Kiev per queste azioni. Penso che ci sia un gruppo di radicali che è poco legato al governo [ucraino, ndr] alla base di queste azioni”, ha concluso il suo primo comunicato.

A questa, nella notte tra il 2 e il 3 aprile Prigozhin ha fatto seguire un comunicato propagandistico in cui annunciava la caduta della contesa Bakhmut a seguito dell’innalzamento delle bandiere russe e della Wagner sull’edificio dell’amministrazione comunale della cittĂ  contesa. Dal video che appare girato in presa diretta può apparire l’indicazione che lo “chef di Putin” fosse sul campo, come un Gattamelata o un Giovanni Acuto alla guida della loro compagnia di ventura, a fianco dei suoi mercenari che, con ingenti perdite, combattono nella guerra di logoramento contro gli ucraini.

Prigozhin a San Pietroburgo

Ma è davvero così? Prigozhin per alcune ore nella giornata del 2 aprile appariva un fantasma. E nei canali Telegram di politica russa iniziava a emergere una voce clamorosa: Prigozhin in realtĂ  si sarebbe dovuto trovare a San Pietroburgo e avrebbe dovuto presenziare allo Street Food Bar ove l’attentato è avvenuto. Un rumor non verificato ma tanto profondo da raggiungere anche il prestigioso Institute for the Studies of War che ne ha dato evidenza.

L’analisi di intelligence su fonti aperte (Open source intelligence, Osint) da noi compiuta identifica due fonti principali della voce. Il primo momento in cui la notizia ha iniziato a circolare sul mondo Telegram pro-invasione dell’Ucraina è identificabile con il post del canale Kremlin_Russian delle 19.20 di domenica 2 aprile. La fonte è indicata come il “politologo” Konstantin Dolgov. Ma questi non è uno scienziato politico. Un Dolgov accademico esiste, ma è un filosofo tomista nato nel 1931. Dolgov, invece, è un politico classe 1968, notoriamente vicino a Vladimir Putin, giĂ  commissario per i diritti umani nella Federazione russa, oggi rappresentante presso il Cremlino dell’Amministrazione Regionale di Murmansk.

Ma il canale riporta dichiarazioni di Dolgov sulla possibile presenza di Prigozhin allo Street di San Pietroburgo senza segnalare video, Tweet o virgolettati di alcun tipo. E non è possibile ritrovare la fonte originale di questa dichiarazione, poi portata all’attenzione degli analisti occidentali dal canale Twitter Clash Report.

La reazione del capo della Wagner

Di fronte a questo “bombardamento” informativo è arrivata la risposta di Prigozhin, che dopo aver dichiarato di sapere poco dell’attentato ha rivendicato, dedicandola a Tatarsky, la conquista di Bakhmut smentita da Kiev.

La condotta del capo della Wagner è quella dell’uomo che naviga nell’incertezza, ma che vuole evitare sia di apparire eccessivamente spavaldo di fronte a una dinamica dai contorni torbidi sia di rompere con le autoritĂ  formali della Russia. Gli elementi chiave dell’attentato di San Pietroburgo sono dunque la conferma di Prigozhin della proprietĂ  del locale, il suo rifiuto di indicare nel governo ucraino il mandante e il suo tentativo di negare qualsiasi voce, anche nata artificialmente, di una sua presenza a San Pietroburgo. Che – unitamente alla potenziale defezione all’ultimo – getterebbe un’onta di infamia sullo stesso comandante Wagner, che apparirebbe come un uomo che evita di presenziare a un luogo bersaglio di un attentato senza prevenire che questo avvenga. Un colpo durissimo che Prigozhin ha voluto, comprensibilmente, parare.

Ma non ci sono elementi Osint terzi che attestino la sua presenza a Bakhmut nelle scorse ore. Il capo della Wagner vuole ricordare di essere fondamentale per la Russia ma al tempo stesso muoversi felpatamente, come un fantasma. Resta un elemento da aggiungere: per Prigozhin, testuali parole dal canale Telegram, “tutto nell’attentato è simile al caso di Darya Dugina“, la figlia di Aleksandr Dugin uccisa in un attentato dinamitardo ad agosto che aveva come bersaglio effettivo il padre.

Dunque Prigozhin non smentisce, in ultima istanza, che l’attentato a Tatarsky sia, in fin dei conti, un messaggio a lui rivolto e ne pare conscio. Ma vuole lasciare tutti nell’incertezza. A partire, forse, dallo Stato profondo vicino al Cremlino e alla Difesa con cui è da tempo in conflitto. PerchĂ© in tempo di guerra è bene diffidare, ovviamente, dei nemici. Ma spesso le sorprese piĂą problematiche possono arrivare dagli amici. E forse il vero timore dello “chef di Putin” è che la mano che ha colpito Tatarsky ieri e potrebbe colpire lui domani sia proprio molto vicina al potere moscovita.

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