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Un’immane tragedia umanitaria devasta la Repubblica Democratica del Congo, dove la vita umana e le garanzie fondamentali assumono un valore secondario rispetto alla bramosia di potere e controllo dei territori. Crimini contro l’umanità, omicidi, stupri, schiavitù, persecuzione, trasferimento forzato, espulsioni e crimini di guerra sono le tragiche statistiche evidenziate dalla comunità internazionale e dagli organi competenti quali Unhcr, Corte penale internazionale e Monusco. La situazione sembra catastrofica. Gli ultimi procedimenti internazionali hanno definito un quadro agghiacciante di crimini perpetrati contro la popolazione civile: addirittura l’arruolamento di minori in età inferiore ai 15 anni.

I numeri sono impressionanti ed il disastro sembra non avere fine. Si registrano almeno un milione di sfollati interni solo nella regione del Kasaï e circa 35mila persone sono state messe in fuga verso altri Paesi. Il tutto mentre circa cinquanta gruppi armati si combattono fra loro a colpi di crimini ed efferatezze.

Crimini di guerra cui si aggiunge la repressione della libertà di stampa. Le autorità hanno centellinato la libertà di stampa e il diritto d’informazione, dimezzando il rilascio di visti ed accrediti ai corrispondenti esteri. Sono state confiscate attrezzature dei media e tv e si registrano intimidazioni ed arresti arbitrari a giornalisti, mentre si intensifica la repressione di manifestazioni pubbliche e di semplici raduni volti a contestare il sistema politico. Per comprendere la gravità della tragedia, basti pensare a quanto avvenuto a settembre a Kamanyola, dove è stato aperto il fuoco contro un gruppo di rifugiati burundesi che protestavano contro la detenzione e l’espulsione di altri quattro richiedenti asilo. I numeri riportano 39 morti, tra cui otto donne, cinque minori e circa cento feriti.

La giustizia internazionale in Congo

La giustizia fa salti mortali per individuare i casi, ma è veramente molto faticosa l’opera del tribunale internazionale impegnato nell’investigazione e repressione dei crimini in Congo. Lo scorso 8 luglio, la Camera VI ha giudicato l’ex Capo di Stato Maggiore Bosco Ntaganda colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Diciotto i capi d’imputazione contestatigli per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, commessi a Ituri nel 2002-2003. Il 7 novembre, Bosco Ntaganda è stato condannato a un totale di 30 anni di reclusione, anche se lo stesso era già stato posto in detenzione sin dal 22 marzo 2013. I numeri del caso Ntaganda sono da record: 248 giorni di processo, 2129 vittime rappresentate dinanzi alla Corte, 102 testimoni ascoltati, 1791 atti accettati dalla Corte, 2300 registrazioni, 18 capi d’accusa, 1 verdetto, 30 anni di reclusione

In merito alla sentenza di colpevolezza la Corte esplica che: “La Camera VI ha riscontrato che l’Unione dei Patrioti Congolesi (UPC) e la sua ala militare, le Forze Patriotiques pour la Libération du Congo (FPLC), erano sempre coinvolte in almeno un conflitto armato non internazionale con una parte avversaria, a Ituri, dal 6 agosto 2002 fino al 31 dicembre 2003. Il comportamento dell’UPC / FPLC è stato il risultato previsto di una strategia precostituita al fine di colpire la popolazione civile. I crimini commessi hanno avuto luogo secondo una politica ben costruita da tali forze ed Il sig. Ntaganda ha svolto un’importante funzione militare all’internodi esse”.

Secondo la Camera, l’ex Capo di Stato Maggiore era autore diretto di tre dei crimini, ovvero omicidio, crimini di guerra e persecuzione, inoltre autore indiretto di altre imputazioni che si sono aggiunte alla condanna.

La morte della geografia umana congolese

Intanto la morte in Congo corre anche su altri binari. Oltre alla tragedia dei conflitti si registrano esplosioni di malattie letali che stanno decimando la popolazione. Il Consiglio di Sicurezza ha ribadito le sue preoccupazioni per lo scoppio del virus Ebola. Oltre 2000 morti tra cui 500 bambini e 3000 casi conclamati di contagio. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato tale epidemia un’emergenza sanitaria pubblica d’interesse internazionale. Un altro killer è il virus del morbillo: i dati statistici rivelano numeri da sterminio di massa, circa 3667 persone sono decedute con un indice di aumento dei casi del 700% rispetto al 2018. Ventisei province, tra le quali Mangala, Mai Ndombe e Kasai Oriental, sono state flagellate e si registra che su 519 presidi sanitari circa 192 hanno denunciato contagi.

Alla crisi delle epidemie, si aggiunge poi quella dei crimini contro le donne. Il Monusco dichiara piani d’azione per sradicare la violenza sessuale commessa dagli agenti della polizia nazionale congolese e creare forme di prevenzione a tali crimini. Il Piano strategico verte su sei principi fondamentali. E quello che è certo è che assistiamo a un vero e proprio teatro apocalittico dinanzi agli occhi inermi del mondo.

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