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È dal 2001 che l’esercito americano si trova costantemente in guerra. Prima c’erano stati il Vietnam, certo, e la Prima Guerra del Golfo. Ma ora ci troviamo davanti a 15 anni ininterrotti di conflitto. Un vero e proprio dramma per i soldati americani, soprattutto per le forze speciali. Veterani che si sono trovati ad affrontare molti “turni” al fronte e che ora non riescono più a vivere una vita normale.Avete presente American Sniper, il film – tratto dall’omonimo libro – che racconta la vita di Chris Kyle, il cecchino più letale d’America? Ecco Chris torna a casa dopo aver combattuto in Iraq e non riesce più a vivere. Ha la tachicardia ed è sempre teso. Vive quello che in gergo viene chiamato disturbo post-traumatico da stress. Nella sua biografia, Kyle spiega benissimo come la guerra lo ha cambiato: “Ciò che rimpiango sono le persone che non sono riuscito a salvare: i Marine, i soldati, i miei compagni. Non ho mai dimenticato la loro morte, e mi fa soffrire aver mancato al mio dovere di proteggerli. Non sono un ingenuo e sono ben lungi dall’avere una visione romantica della guerra e delle cose che ho dovuto fare laggiù. I peggiori momenti della mia vita li ho vissuti con l’uniforme dei S.E.A.L. Perdere i miei compagni. Avere addosso un ragazzo che muore. Sono sicuro che alcune delle cose che ho dovuto affrontare impallidiscono di fronte a quello che che hanno passato i combattenti della Seconda Guerra Mondiale e di altri conflitti sanguinosi. A cominciare dalla merda che hanno dovuto sopportare quelli del Vietnam, che sono rientrati nel loro Paese solo per vedersi sputare in faccia. Quando qualcuno mi chiede in che modo la guerra mi ha cambiato, gli rispondo che il cambiamento più grosso riguarda il mio modo di guardare le cose. Avete presente tutte quelle banalità da cui vi fate stressare ogni giorno? Ecco: di quelle, non me ne frega più un cazzo. Invece di lasciarvi giornata o addirittura la vita da questi problemini di poco conto, pensate che ci sono cose ben più gravi e ben più brutte che vi potrebbero capitare. Io le ho viste. Anzi: le ho vissute”.2013-02-kylefox4Ed è proprio questo, come scrive il New York Times, uno dei principali problemi dei veterani delle forze speciali americane di ritorno dal fronte: non temono più nulla.  Jeff Ewert, marine in servizio in Iraq, racconta così il proprio dramma: “Lascio raramente casa mia. Sono spaventato non perché sono un über-killer o altro: evito le mie uscite perché so quanto sia facile superare quella linea: agire senza pensare”. Ed è proprio questo che prevede l’addestramento delle forze speciali americane, come spiega Bret Moore, vicedirettore del programma di resilienza: “Non vuoi che questi ragazzi pensino molto“.”Resilienza” è una delle virtù principali dei militari Usa, tanto che Eric Greitens, membro delle forze speciali, ha deciso di scrivere un libro su questo tema: Non si abbandona mai la battaglia. Lettere di un Navy Seal a un commilitone sull’arte della resilienza (Mondadori).Ma che cos’è esattamente la resilienza? Lo spiega Greitens ne suo libro: “È la virtù che aiuta le persone a superare le avversità e a migliorare. Nessuno può sfuggire al dolore, alla paura e alla sofferenza. Tuttavia dal dolore può nascere la saggezza, dalla paura può nascere il coraggio, dalla sofferenza può nascere la forza: purché si abbia resilienza”.”Tra tutte le virtù che possiamo imparare, nessuna è più utile, essenziale alla sopravvivenza, idonea a farci vivere meglio, della capacità di trasformare le avversità in una sfida stimolante”(Mihàly Csìkszentmihàlyi)Ed è proprio questa la virtù che, a un certo punto, può mancare ai veterani. A tutti i veterani: italiani, americani, cinesi e russi. O non hanno più filtri perché non hanno più paura, oppure si intorpidiscono perché non hanno più obiettivi, come scrive Greitens a un ex seal: “Uno dei motivi per cui tu ora soffri è esattamente la mancanza di una direzione. Verso cosa stai andando? Per cosa combatti? Chi vuoi essere? Sono domande grosse, che non si possono liquidare in poche parole. Ma se vuoi vivere una vita piena dovrai trovare le risposte. Qui la filosofia può darti una mano. Ciò che diventerai dipende da ciò che sei disposto a sopportare. Sei disposto a lavorare sodo? A spremerti le meningi? So che lo sei. Lo sei sempre stato”.

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