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Il focolaio a ovest dell’Ucraina, al confine con la Moldavia, unito, molto più a nord, alle provocazioni russe che coinvolgono i Paesi scandinavi e, più in generale, l’intero Artico. Mentre i riflettori sono puntati sullo scacchiere ucraino, dove dallo scorso 24 febbraio si combatte senza sosta, nella mappa dell’Europa troviamo due aree strategiche cariche di tensioni che potrebbero deflagrare da un momento all’altro alimentando una pericolosissima escalation militare. Il problema più grande è che se dovesse davvero accadere qualcosa di simile, allora ci sarebbe il serio rischio di assistere ad un vero e proprio scontro aperto tra Russia e Nato.

Di quali aree stiamo parlando? Le sirene del primo allarme rosso potrebbero risuonare dalla Transnistria, letteralmente un’enclave russa incastonata tra Moldavia e Ucraina, ponte capace di collegare alla perfezione i territori conquistati da Mosca lungo la fascia costiera ucraina a questo lembo di terra di poco più di 3.500 chilometri quadrati. L’altro allarme riguarda invece il nord Europa e chiama in causa Svezia e Finlandia, due Paesi che entro l’estate potrebbero diventare membri della Nato, scatenando una probabile reazione russa. I governi e i parlamenti di Stoccolma ed Helsinki sono al lavoro proprio in questi giorni, e la loro decisione finale dovrebbe essere imminente.



L’allarme Transnistria

Nell’autoproclamata repubblica indipendente di Transnistria la tensione è alle stelle. Dopo i ripetuti e misteriosi attacchi che hanno colpito prima il Ministero per la Sicurezza di Tiraspol, poi due antenne di trasmissione della radio russa, le autorità locali hanno alzato il livello di allerta. Dal canto suo, Kiev teme che la Russia possa utilizzare la Transnistria – proprio come il territorio della Bielorussia – per lanciare un ulteriore attacco contro l’Ucraina.

“Noto tuttavia che sia al confine con la Bielorussia che con la Transnistria, le forze di difesa ucraine stanno adottando tutte le misure necessarie per rafforzare queste aree e, in particolare, vengono prese in considerazione tutte le informazioni che possono incidere sulla protezione delle frontiere”, ha affermato il portavoce della Guardia di frontiera ucraina, Andriy Demchenko.

Il leader della repubblica autonoma filorussa della Transnistria, Vadim Krasnoselsky, ha puntato il dito senza esitazioni contro Kiev, ritenendo gli ucraini i soli e unici responsabili dei recenti attacchi locali. La Moldavia, infine, teme “provocazioni” finalizzate ad espandere la guerra in Ucraina sul proprio territorio; per questo Chisinau ha già messo in allerta le sue forze di sicurezza, alzando al massimo l’allarme terrorismo. Ricordiamo che la Moldavia non fa parte dell’Unione europea né della Nato.

L’allarme scandinavo

L’ultima provocazione russa è stata definita dalla Svezia “inaccettabile”. E non potrebbe essere altrimenti, visto che stiamo parlando di una violazione dello spazio aereo svedese effettuata da un velivolo di ricognizione russo. Da quando Stoccolma ha aperto alla possibilità di entrare nell’Alleanza Atlantica, la Russia ha risposto a parole (“ci saranno gravi conseguenze”), ma anche consentendo ai propri aerei di lanciarsi in un paio di minacciose scorribande sopra i territori controllati dalla Svezia.

L’episodio più recente risale allo scorso venerdì, mentre quello precedente allo scorso 2 marzo, quando sull’isola di Gotland sono transitati due bombardieri Su-24 – che potrebbero aver trasportato bombe nucleari – scortati a loro volta da due aerei Su-27.

Per quanto riguarda la Finlandia, secondo il quotidiano Ilta-Sanomat, il presidente finlandese Sauli Niinisto presenterà la sua posizione sulla possibile adesione del Paese alla Nato entro il 12 maggio. Considerando che la Russia può contare sull’enclave di Kaliningrad, e che da tempo Mosca è operativa nell’Artico, qualora dovesse scattare la doppia adesione alla Nato di Svezia e Finlandia, le probabilità di assistere ad un incidente militare o diplomatico tra i due Paesi scandinavi e il Cremlino potrebbero salire vertiginosamente.

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