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Il Cremlino ha deciso di schierare la flotta nel Mediterraneo per interporsi tra Damasco e Ankara, e tentare di scongiurare attraverso il suo peso militare e politico un nuovo capitolo della crisi siriana che rischia una ulteriore escalation o dopo la strage dei 33 militari turchi avvenuta nella giornata di ieri. Così lo zar Vladimir Putin continua ad essere main player nello scacchiere del Medio Oriente.

Due fregate missilistiche della Flotta del Mar Nero di Mosca, la Admiral Makarov e Admiral Grigorovich, entrambe dotate dei temutissimi missili da crociera Kalibr, sono in rotta verso le coste della Siria. Si uniranno ad una terza unità, la fregata missilistica Admiral Essen, che già incrocia nel Mediterraneo, per imporre la deterrenza di Mosca in una teatro che oramai la vede protagonista di una complessa diplomazia. A riferire la decisione è stato il portavoce ufficiale della flotta russa, Alexei Rulev: “Le fregate Admiral Makàrov e Admiral Grogorovich, equipaggiate con missili ad alta precisione Kalibr-Nk, stanno effettuando un viaggio programmato da Sebastopoli a una zona marittima lontana, dove si uniranno al gruppo permanente della Marina russa nel Mar Mediterraneo”. Sebbene non specificato in alcuna nota ufficiale, lo spostamento di forze e la sua comunicazione coincide essenzialmente con l’aggravarsi della situazione nella zona di distensione di Idlib, e sembra voler rappresentare uno sforzo della Russia a quietare gli animi del sultano Recep Tayyip Erdogan che in ottobre aveva inviato le sue truppe nel nord della Siria per creare una “zona cuscinetto” tra la regione controllata dai curdo-siriani e la Turchia meridionale, e adesso sembra proseguire le operazioni militari di diversa matrice.

La scorsa notte fonti ufficiali turche hanno denunciato l’uccisione 33 militari turchi, caduti sotto le bombe sganciate dai cacciabombardieri dall’aviazione siriana che hanno condotto diversi raid nella provincia di Idlib; ciò a portato il numero dei militari turchi uccisi in Siria nel solo mese di febbraio a 54 (a fronte di 1.709 soldati persi delle truppe governative siriane, insieme a 55 tank, 3 elicotteri, 39 mezzi blindati e utility, ndr). Per questo motivo il presidente Recep Tayyip Erdogan ha immediatamente invocato l’appoggio della Nato, che – nonostante le gravose incomprensioni con l’alleato turco – ha confermato il suo supporto: “Noi siamo con il nostro alleato della Nato, la Turchia, e la sosterremo”, ha affermato un portavoce del Dipartimento di stato Usa.

Il ministero della Difesa russo ha dichiarato in una nota ufficiale rilasciata questa mattina che “i militari turchi colpiti dai bombardamenti non avrebbero dovuto trovarsi nell’area colpita dai raid”, precisando inoltre che Ankara non aveva informato in tempo Mosca della loro posizione. Il presidente Putin ha nel frattempo intrattenuto una conversazione con l’omologo turco per discutere della “situazione in corso a Idlib“: una situazione che Mosca vuole e deve tenere sotto stretto controllo per via di una più ampia strategia internazionale, che, secondo alcuni, riguarderebbe anche importanti accordi sullo scacchiere libico; dove gli interessi e le truppe di Ankara si incrociano con un’altra operazione diplomatica messa in auge da Mosca.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha confermato la telefonata che è stata incentrata sulla “necessità di fare di tutto il possibile per soddisfare l’accordo iniziale sulla zona di sicurezza di Idlib”. Secondo Lavrov, Putin ed Erdogan hanno parlato della “necessità di stabilire i contatti necessari a tutti i livello per evitare problemi in futuro”: problemi che non possono penalizzare Damasco alla prese con un’invasione formale del proprio territorio, che vede la Turchia sostenere apertamente con soldati, blindati e armi pesanti per sostenere i ribelli che combattono contro il governo presieduto da Bashar al-Assad. Secondo Lavrov, tuttavia, la Turchia deve rispettare l’impegno preso per “l’allontanamento dei gruppi estremisti dalla zona”, mentre Damasco ha “tutto il diritto di combattere il terrorismo in Siria”.

In questo scenario, dunque, il rafforzamento della flotta russa che incrocia nel Mediterraneo, e che dal largo delle coste siriane dimostra di avere a portata di tiro di centinaia di missili da crociera ad alta precisione obiettivi sul territorio siriano, non può non rappresentare un messaggio “velato” per coloro che desiderano ordinare “manovre” militari nel Nord della Siria senza interpellare il Cremlino.