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Guerra /

Il Cremlino ha dichiarato di aver notato dinamiche positive nella preparazione dell’incontro a quattro sul Donbass: un vertice cui prenderanno parte Vladimir Putin, Emmanuel Macron, Volodymyr Zelensky e la cancelliera tedesca Angela Merkel. La guerra che, ormai da cinque anni, insanguina gli oblast di Donetsk e Lugansk, situati nell’Est del Paese, potrebbe essere prossima ad un auspicato punto di svolta. Il conflitto ha provocato la morte di oltre tredicimila persone, gravi danni materiali ed infrastrutturali e ricadute negative sull’economia ucraina che, dopo aver a lungo stentato, sta iniziando faticosamente a riprendersi.

Un miglioramento precario

L’elezione di Zelensky è servita, senza dubbio, a far rasserenare i rapporti tra Mosca e Kiev, una premessa fondamentale per iniziare a pensare ad una risoluzione del conflitto. Le linee del fronte che separano i governativi dai miliziani separatisti sono, in realtà, piuttosto stabili da diverso tempo e gli scontri più duri hanno avuto luogo, in particolar modo, nel 2014 e nel 2015. Il permanere di una situazione di tensione ed i periodici scambi di ostilità tra le parti ricordano, però, come in realtà i problemi di fondo non siano stati del tutto risolti.

Ci sono comunque dei segnali incoraggianti: i governativi ed i ribelli hanno ritirato truppe ed artiglieria dal punto di contatto presso la città di Zolote, nell’oblast di Lugansk. Il passo successivo avrebbe dovuto essere il ritiro congiunto dalla città di Petrovske ma, in questo caso, si sono registrati maggiori problemi. Le forze di sicurezza di Kiev hanno inizialmente rinviato l’operazione a causa di violazioni del cessate il fuoco commesse dalla controparte ed in seguito hanno riferito che i miliziani filorussi non avrebbero confermato la propria volontà di procedere al ritiro. Le due parti hanno, in seguito, dato inizio all’operazione ma i tentennamenti sperimentati ricordano quanto sia necessario incrementare il livello di fiducia tra gli schieramenti, una dinamica fondamentale per porre fine alla guerra.

Le prospettive

Il futuro della pace in Ucraina è legato ad un doppio sviluppo: il miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Kiev e Mosca e l’incapacità di attori esterni di far deragliare gli accordi. Zelensky, infatti, è osteggiato da una parte della popolazione, fermamente contraria ad ogni compromesso con i ribelli mentre tra i miliziani sono, probabilmente, presenti elementi che temono che la fine degli scontri possano sancire la fine della propria influenza sui territori occupati. Le relazioni tra Mosca e Kiev, una volta fraterne e poi praticamente interrotte a partire dalla presidenza Poroshenko ed a causa delle vicende di Crimea e Donbass, necessiteranno inoltre di un lungo periodo di rodaggio prima di poter tornare a livelli accettabili. Il recente scambio di prigionieri tra la parti, il trono più conciliante di Zelensky rispetto al suo predecessore e le aperture mostrate dal Cremlino lasciano, in ogni caso, ben sperare. L’adesione del capo di Stato ucraino alla formula Steinmeier, che prevede libere elezioni locali negli oblast di Donetsk e Lugansk in cambio di un’autonomia permanente per le regioni, dovrà passare per il giogo fondamentale delle consultazioni. Non sarà facile, infatti, far svolgere le procedure di voto in territori devastati dal conflitto e reduci da anni di sofferenze.