La geopolitica della corsa allo spazio
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Incroci pericolosi nei cieli dell’Asia. Negli ultimi giorni dobbiamo segnalare due pericolosi episodi che hanno coinvolto Cina, Australia e Canada. Il più recente riguarda un incontro a distanza ravvicinata avvenuto, ad alta quota, tra aerei da ricognizione canadesi, che stavano compiendo un pattugliamento nello spazio aereo internazionale per il rispetto delle sanzioni delle Nazioni Unite alla Corea del Nord, e caccia cinesi. L’altro, risalente allo scorso 26 maggio ma reso pubblico soltanto adesso, coinvolge l’Australia e, di nuovo, la Cina.

Nello specifico, Canberra ha accusato Pechino di aver messo a rischio uno dei suoi aerei spia P-8 sul Mar Cinese Meridionale. Secondo il ministro della Difesa australiano, Richard Marles, un caccia cinese avrebbe intercettato incautamente un P-8 australiano, “volandogli vicino, sfrecciandogli davanti e rilasciando piccoli pezzi di alluminio, alcuni dei quali sono finiti nel motore del velivolo australiano”. Nessuno è rimasto ferito e l’aereo è riuscito a tornare alla base.

In entrambi i casi, la Cina è finita al centro di mille polemiche. Anche perché Australia e Canada sono due strettissimi alleati degli Stati Uniti, visto che il primo fa parte del Quad e il secondo addirittura della Nato.

Tensione alle stelle

Episodi del genere si stanno ripetendo sempre più spesso. È vero che i riflettori dell’opinione pubblica sono ancora puntati sull’Ucraina, ma dalla parte opposta del pianeta la regione dell’Indo-Pacifico ribolle di mille tensioni. Oltre agli screzi tra Russia e Giappone, con la contesa sulle Isole Kurili più aperta che mai, e la questione taiwanese, sono tornati a soffiare i venti di guerra sulla penisola coreana, con il fresco botta e risposta missilistico tra Pyongyang e Seul, e non mancano le scintille tra Cina, Canada e Australia.

In merito a questi ultimi nodi, Pechino ha avvertito Ottawa di “gravi conseguenze” dopo l’incontro a distanza ravvicinata sopra raccontato. Di recente, il Canada ha intensificato “le ricognizioni e le provocazioni contro la Cina con il pretesto di attuare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, mettendo in pericolo la sicurezza nazionale e l’incolumità del personale di entrambe le parti”, ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa cinese, Wu Qian, esprimendo la “ferma opposizione” di Pechino.

Il Dragone ha quindi esortato le autorità canadesi ad “astenersi da qualsiasi comportamento rischioso e provocatorio, altrimenti tutte le gravi conseguenze che ne deriveranno saranno a carico della parte canadese”. Dall’altra parte, il Canada aveva accusato l’aeronautica cinese di aver ostacolato i pattugliamenti effettuati dalle forze aeree canadesi nell’ambito dell’operazione Neon, uno sforzo multilaterale teso a far sì che Pyongyang non evada le sanzioni inflitte dalle Nazioni Unite.



Il test di Pechino

Per quanto riguarda la contesa Cina-Australia, Canberra ha espresso preoccupazione a Pechino dopo l’incontro “pericoloso”, rilevato dal ministero della Difesa di Canberra, tra un caccia cinese J-16 che stava intercettando con un aereo spia australiano in pattugliamento. Anche in questo caso, Pechino ha rispedito al mittente ogni responsabilità, sostenendo di aver svolto le operazioni sulla base del diritto e della pratica internazionali. Il Dragone ha dunque ribadito che “non permetterà mai a nessun Paese di violare la sovranità e la sicurezza della Cina con il pretesto della libertà di navigazionè e di mettere in pericolo la pace e la stabilità del Mare Cinese Meridionale”.

In merito a questo insolito triangolo, formato da Cina, Canada e Australia, è possibile fare un paio di considerazioni. Innanzitutto, gli episodi raccontati avrebbero potuto provocare (e potrebbero provare, nel caso dovessero ripetersi) un incidente, e quindi un conflitto su larga scala. “Ci sono differenze di una frazione di secondo tra il rimanere un titolo passeggero sui media e il diventare, invece, il pretesto per un grave incidente con ramificazioni internazionali durature”, ha dichiarato al New York Times John Blaxland, professore di studi sulla sicurezza e sull’intelligence presso l’Australian National University di Canberra.

È importante, inoltre, fissare un altro concetto, ovvero che la Cina sta sfidando due alleati statunitensi, due Paesi – ciascuno dei quali con le sue difficili relazioni con Pechino – che Washington spera possano unirsi sempre di più ad uno sforzo coordinato per arginare il gigante asiatico. Ebbene, la Cina sembra essere intenzionata a testare i legami tra gli Stati Uniti e i suoi partner asiatici. Forse per capire fino a dove questi ultimi saranno in grado di spingersi (o vorranno spingersi) di fronte ad un eventuale conflitto sino-americano.

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