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Guerra

Il controspionaggio ucraino tra caccia alle spie e “caccia alle streghe”

Il controspionaggio ucraino tra caccia alle spie e "caccia alle streghe" consolida Zelensky al potere. Ma riceve grandi critiche interne

L’Ucraina, come ogni Paese in guerra, deve guardarsi dalle quinte colonne nemiche interne e il controspionaggio è in piena attività dall’inizio dell’invasione russa per smantellarle. Il servizio segreto interno, l’Sbu, è in trincea contro le infiltrazioni delle spie russe e Volodymyr Zelensky ha fatto affidamento proprio ad esso come prima linea per difendersi da potenziali attentati, tentativi di assassinio e furti di segreti politici e militari. Ma proprio alla massiccia presenza, non pienamente contrastata, di spie di Mosca nei ranghi dell’Sbu Zelensky ha imputato la scelta di silurare nel luglio scorso il direttore Ivan Bakanov in favore del 40enne suo fedelissimo Vasyl’ Vasyl’ovyč Maljuk.

La sfida a tutto campo del controspionaggio

Maljuk, brigadiere generale e già viceministro dell’Interno nel governo di Servitore del Popolo, ha accelerato la caccia alla talpa con il sostegno degli apparati occidentali. La partita ha condotto l’Sbu a rintracciare molte spie russe intente al doppio gioco, sabotatori degli impianti energetici e ladri di informazioni classificate.

Tetiana Sapian, portavoce dell’Ufficio investigativo statale dell’Ucraina, ha di recente rivelato l’attenzione data dal governo all’aumento degli arresti e delle epurazioni dei membri della quinta colonna nei servizi di spionaggio e negli enti locali. Sono ben 650 i cittadini ucraini ricoprenti ruoli di responsabilità su cui, ha dichiarato Zelensky, l’Sbu sta indagando per favoritismi a Mosca.

Il rischio caccia alle streghe

Politico.eu ricorda che anche nella retorica politica “la caccia dell’Ucraina a traditori, doppiogiochisti e collaborazionisti sta accelerando. Quasi ogni giorno le autorità segnalano casi di presunto tradimento da parte di alti membri delle agenzie di sicurezza e delle forze dell’ordine, pubblici ministeri, impiegati dell’industria statale, sindaci e altri funzionari eletti”. Ma spesso questa corsa ottiene critiche crescenti nei partiti di opposizione che sono al fianco del governo di Zelensky nel contrasto all’invasione russa, ma non intendono firmare cambiali in bianco per il presidente. La testata europea cita in particolare il caso di Roman Dudin, capo dei servizi di informazione e sicurezza di Kharkiv accusato di tradimento e diserzione di cui l’ex vicepremier Ivanna Klympush-Tsintsadze ha parlato come di una persona integerrima che avrebbe avuto l’unica colpa di indagare su casi di corruzione nella città assediata da Mosca nei primi mesi di guerra e che porterebbero al cuore del potere di Servitore del Popolo.

Per Politico.eu c’è il rischio di un’ibridazione crescente tra “caccia alle spie e caccia alle streghe” nel Paese in cui si rischiano di fondere paranoie che autorizzano a classificare come tradimento ogni, pur legittimo, errore umano ma anche ogni atteggiamento che può mettere i bastoni tra le ruote a Zelensky e al suo partito.

Ivanna Klympush-Tsintsadze, la politica intervistata da Politico.eu, non è certamente accusabile di simpatie filorusse. Ex delegata del governo per i rapporti con il blocco euroatlantico, con il quale sostiene la crescente integrazione, è membro del partito Solidarietà Europea parte del blocco vicino a Petro Poroshenko, ex presidente e falco antirusso, e siede alla Rada come deputata dell’opposizione moderata. Nella politica e nella società civile ucraina cresce il sospetto che Zelensky possa utilizzare per una vera e propria torsione autoritaria i poteri speciali ottenuti con la guerra. Le potenziali implicazioni politiche del controspionaggio sono solo l’ultimo tassello di una svolta che ha visto il leader del tempo di guerra andare oltre i poteri dati dall’imperium militare.

Zelensky si prende tutto?

Zelensky ha plasmato una vera e propria battaglia personale per regolare i conti con gli oligarchi avversari e allinearli al suo potere; ha messo sotto controllo i media plasmandoli attorno alla galassia dell’esecutivo; come ricordato da Jacobin, ha di fatto azzerato l’opposizione di sinistra utilizzando il grimaldello del suo presunto allineamento favorevole a Mosca; ha emesso modifiche del codice penale che codificano il collaborazionismo con l’aggressore in una forma tanto vaga che, come ha ricordato proprio Jacobin, “Mykyta Petrovets, avvocato del Centro regionale per i diritti umani con sede a Kiev, ha riconosciuto che l’impatto delle nuove leggi dipende dal modo in cui le autorità le interpretano”.

Da ultimo, la lotta contro la corruzione ha tra fine 2022 e inizio 2023 giustificato un repulisti di funzionari del sottogoverno e una vera e propria occupazione dello Stato da parte di Servitore del Popolo. Zelensky è stato simbolo di un Paese aggredito e ne incarna da oltre un anno la volontà di resistenza. Ma la lotta in nome dei valori europei e occidentali, della democrazia, della libertà e del pluralismo sta andando di pari passo con una torsione del potere verso un crescente accentramento. Alle elezioni presidenziali manca un anno e Zelensky vuole arrivarci al massimo dell’influenza. La stessa campagna di controspionaggio lo conferma. Ma il fatto stesso che anche in guerra ci sia dialettica nel Paese aggredito mostra che il percorso per lui non sarà scontato e che certe condotte rischiano di creare ambiguità. Forse necessarie per consolidare lo Stato contro la Russia. Ma tutt’altro che funzionali all’avvicinamento di Kiev al sistema occidentale a cui agogna a partecipare.

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