Guerra /

Una guerra quasi “dimenticata”, un conflitto che avanti dal 2015 e di cui però in occidente ci si è occupati poco. A meno di un mese dall’arrivo dei talebani a Kabul, anche il fronte dello Yemen è tornato a scaldarsi. E forse non è una casualità. Quanto accaduto in Afghanistan ha scosso profondamente molti equilibri in medio oriente e la guerra yemenita potrebbe diventare il teatro principale di scontro tra le potenze regionali. A testimoniarlo sono stati i missili lanciati dagli Houti, la milizia filo sciita e filo iraniana, verso l’Arabia Saudita. Episodi del genere non si registravano da diversi mesi.

Il lancio di missili verso il territorio saudita

La guerra è scoppiata nel marzo 2015, dopo la decisione del governo dell’Arabia Saudita di intervenire militarmente contro gli Houti. Questi ultimi, appoggiati da Teheran, pochi mesi prima avevano preso il controllo della capitale yemenita Sana’a mettendo in fuga il governo filo Saud di Hadi. Gli Houti hanno una capillare conoscenza del territorio e l’appoggio di buona parte della popolazione sciita del nord ovest del Paese, circostanze che hanno permesso ai miliziani di resistere alle offensive saudite. Da quando è iniziato il conflitto poi, il gruppo ha spesso minacciato Riad tramite il lancio di missili oltre il confine. Tutto questo è stato possibile grazie all’alleanza, poi per la verità interrotta nel dicembre 2017, tra gli stessi Houti e l’ex presidente Saleh. La Guardia Repubblicana, da sempre fedele all’ex capo dello Stato, ha fornito alle milizie sciite l’accesso ai missili donati da Saddam Hussein a inizio anni ’90. Si tratta di vecchi Scud sovietici modificati. Tecnologicamente non proprio armi all’avanguardia, ma in grado ad ogni modo di causare molti danni in territorio saudita.

Basti pensare che nel settembre 2019 il lancio di missili verso un’importante raffineria dell’Aramco, l’azienda petrolifera dei Saud, ha causato il blocco di metà della produzione di greggio. Dopo mesi di relativa quiete, il 4 settembre diversi vecchi Scud sono stati lanciati dagli Houti verso l’Arabia Saudita. Secondo Riad, tutti i missili sono stati intercettati anche se non sono mancati danni ad alcune infrastrutture e feriti tra la popolazione. In particolare, nella località di Dammam le schegge degli ordigni intercettati avrebbero colpito molte abitazioni e ferito almeno due bambini. Presi di mira anche gli impianti petroliferi di Ras Tanura e altri missili sono stati lanciati verso le aree di Narjan e Jizan. Per la contraerea saudita sono state ore drammatiche e di intenso lavoro. Altre minacce sono state segnalate nei giorni successivi. Un’ulteriore conferma della tensione tornata ad affacciarsi nello Yemen e della possibile nuova accelerazione degli eventi bellici in questa tormentata regione.

L’eterno braccio di ferro tra Riad e Teheran

La guerra yemenita è stata spesso definita come un confronto “per procura” tra Arabia Saudita e Iran. I sauditi hanno visto nell’arrivo degli Houti a Sana’a un tentativo da parte iraniana di piazzare un governo a loro ostile a sud del confine. Da qui l’intervento armato che ad oggi non ha portato significativi successi e che ogni giorno è causa di sofferenze alla popolazione. Lo stallo attuale nel conflitto è dovuto proprio agli interessi contrapposti di Riad e Teheran. I primi non vogliono rinunciare all’idea di sbarazzarsi degli Houti, i secondi continuano a sostenere i miliziani filo sciiti. Peraltro sul campo da almeno un anno è in corso una strategica battaglia per la presa di Marib, importante città petrolifera a pochi passi dal fronte. Gli Houti sono riusciti a circondarla, ma l’esercito yemenita fedele al governo di Hadi al momento sta riuscendo a non capitolare.

Elementi di tensione a cui si aggiungono le notizie arrivate dall’Afghanistan. La presa di Kabul da parte dei talebani è in grado di destabilizzare l’intero quadro mediorientale. Nessun attore regionale in questa fase vuole farsi trovare impreparato e fare passi indietro. Nell’ottica della storica rivalità tra l’Arabia Saudita e l’Iran, né Riad e né Teheran hanno interesse ad abbassare la guardia nei vari campi di scontro. E quello yemenita è il principale terreno di battaglia tra i due Paesi. É da leggere in questa direzione la ripresa del lancio di missili degli Houti e, più in generale, il ritorno di maggiori tensioni nel conflitto yemenita. Anche perché i nuovi raid delle milizie filo sciite non hanno riguardato soltanto il territorio saudita ma anche quello interno. Il 28 agosto un missile degli Houti ha centrato la base di Al Anad, la più grande del Paese, causando almeno 30 vittime.