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Guerra

Il cigno nero

La possibilità che nella gestione dell'escalation tra Russia e Nato si palesi un evento imprevedibile è alta. Ecco cos'è il "cigno nero"

Il ministro degli Esteri lettone e uno dei papabili a nuovo segretario generale della Nato, Krisjanis Karins, ritiene che “la Russia non si fermerà da sola dopo l’Ucraina”, mentre Grant Shapps, a capo del dicastero della Difesa del Regno Unito, da tempo parla apertamente di una condizione di “pre war world” sottolineando che questa non sia la generazione Z ma la “pre war generation”. Il suo omologo tedesco, Boris Pistorius, possibile nuovo cancelliere tedesco, è dello stesso avviso sostenendo che un attacco alla Nato, diretto o indiretto, da parte della Russia potrebbe verificarsi nel giro di pochi anni. Proprio in seno all’Alleanza Atlantica il capo del Comitato Militare, l’ammiraglio della Reale Marina Olandese Rob Bauer, ha detto a gennaio di quest’anno che “oggi viviamo in un’era in cui tutto può succedere in qualsiasi momento, compresa la guerra”.

Forse è per questo che il presidente francese Emmanuel Macron ha sostenuto l’idea di schierare le sue truppe in Ucraina, con una dichiarazione che ha destato stupore e preoccupazione tra i leader del Vecchio Continente ma che può essere letta in una duplice chiave: stimolare gli europei a fare di più per la propria difesa, ovviamente ritagliando per la Francia il ruolo di nazione guida, ed esprimere una capacità di deterrenza pragmatica nei confronti della Russia, magari schierando i soldati francesi ai confini con la Bielorussia, la Moldavia e nella regione di Odessa, ovvero lontano dalla linea del fronte ma in grado di fungere da ostacolo per una possibile/probabile nuova invasione russa su vasta scala.

Uno scenario, comunque, decisamente stroncato dalla stessa Alleanza Atlantica con il Bundestag che si è spinto ad affermare che, essendo questa una decisione unilaterale dell’Eliseo, non innescherebbe l’attivazione dell’articolo 5 del trattato nordatlantico.

Se da un lato questa strategia ha portato Mosca ad aprire alla possibilità di discussione con Parigi sull’Ucraina, come riferito dal Ministero della Difesa russo ma smentito dal governo francese, dall’altro è uno dei tanti segnali del peggioramento del confronto tra la Russia e l’Occidente.

Segnali che giungono quasi quotidianamente ma che restano un po’ confinati lontano dall’attenzione dei mass media, perché di tipo prettamente militare quindi di difficile comprensione.

Soprattutto la quotidianità di certi fenomeni ha contribuito a relegarli in secondo piano, in un meccanismo che ricorda il paradosso della rana che, trovandosi in una pentola di acqua che si riscalda lentamente, finisce morta bollita: se ci fossimo svegliati oggi dopo un sonno durato tre anni, probabilmente penseremmo di essere sull’orlo di un conflitto più ampio di quello in Ucraina.

L’odierna crisi europea ha radici ormai lontane nel tempo, e gli strumenti militari di Nato e Russia si sono riattivati per sorvegliarsi vicendevolmente nei cieli e nei mari europei, in un gioco a rimpiattino che è lo stesso che andava in scena durante la Guerra Fredda.

Se i prodromi della guerra in Ucraina hanno portato le due parti a scrutarsi a vicenda quasi senza soluzione di continuità e in modo più ravvicinato in quella regione, oggi i fronti del confronto tra la Federazione e l’Alleanza si sono stabilmente estesi ad altri teatri come il Baltico ma soprattutto l’Artico, sempre più al centro dell’interesse russo (e cinese) e quindi, di riflesso, di quello occidentale.

Bombardieri, pattugliatori marittimi e caccia di scorta con la stella rossa dipinta sulla fusoliera effettuano voli di crociera a cadenza sempre più elevata sopra i mari artici, intercettati e seguiti da vicino dai cacciabombardieri alleati.

Sui mari la reciproca attività navale viene seguita dal cielo e da unità di superficie e sottomarine, mentre a terra le esercitazioni di entrambe le parti si fanno più imponenti ma soprattutto simulano scenari diversi rispetto a un tempo: la guerra in Ucraina ha cambiato il paradigma del mondo militare e ora si pone l’accento su operazioni di warfighting simmetriche dove artiglieria e forze corazzate sono tornate a essere fattori importanti del campo di battaglia.

La vicinanza tra le flotte, i continui scramble dei cacciabombardieri, sono un fattore di rischio che potrebbe portare a un evento inatteso, del tutto imprevedibile perché generato dal puro e semplice fattore umano, che determinerebbe l’innesco del peggiore tra tutti gli scenari possibili: un conflitto diretto tra Russia e Nato. Nonostante l’addestramento, infatti, gli esseri umani non possono eliminare totalmente la propria emotività, soprattutto se sottoposti a stress, pertanto lo spettro dell’irreparabile è sempre costante.

Qualcosa di simile è già successo, per fortuna senza conseguenza, quando un caccia russo ha “inavvertitamente” lanciato due missili aria-aria all’indirizzo di un velivolo da ricognizione britannico in volo sulle acque internazionali del Mar Nero. Il pilota russo era probabilmente convinto di avere l’autorizzazione a sparare, ma Mosca ha riferito che si era trattato di un “malfunzionamento”. Fortunatamente l’unico “malfunzionamento” è stato quello dei missili, a quanto pare inattivi, che non hanno raggiunto il loro bersaglio. Londra ha accettato la versione ufficiale di Mosca, e in quell’occasione, tra settembre e ottobre del 2023, l’escalation è stata disinnescata.

Errori e provocazioni comunque non mancano: la Polonia, ad esempio, ha riferito che missili da crociera russi diretti in Ucraina hanno sorvolato il proprio territorio a fine dicembre 2023 procurando allarme nel governo di Varsavia riunitosi in un incontro di emergenza durante quell’ennesima notte di bombardamenti.

L’oblast di Kaliningrad, exclave russa sul Baltico, è ormai circondato da Paesi “ostili” con l’ingresso della Svezia e della Finlandia nella Nato, che di fatto ha trasformato quel mare in un “lago Atlantico”. In quel territorio della Federazione, oltre a esserci da ben prima del conflitto missili balistici a corto raggio tipo Iskander-M che possono essere armati di testate nucleari, si trova la sede della Flotta del Baltico di Mosca e numerose basi militari, tanto da farne, sostanzialmente, un grande territorio militarizzato. Per questo l’attività di pattugliamento dell’Alleanza in quel settore è praticamente continua e, così come avvenuto nel Mar Nero, il rischio di un errore da entrambe le parti è molto alto.

Se però tali rischi vengono comunque considerati e valutati dalla Nato e dalla Russia, si tende a sottovalutare sempre la possibilità che si palesi il cosiddetto “cigno nero”, ovvero quell’evento assolutamente imprevedibile che scompagina ogni piano e che può sovvertire il corso della storia.

Altrettanto sottovalutato, e intrinsecamente collegato a quest’eventualità, è il fattore umano, ovvero la possibile e probabile evenienza che si prendano decisioni del tutto irrazionali sulla base di considerazioni legate solo all’emotività dell’uomo: una iper-reazione a un’intrusione nello spazio aereo, ad esempio, potrebbe portare la catena di comando militare a utilizzare la forza per respingerla, o ancora, vista la narrazione di Mosca sulla possibile legittimità di un attacco alle basi di partenza degli F-16 che saranno consegnati all’Ucraina, qualche comandante di alto rango o lo stesso presidente Putin, potrebbero decidere di scatenare lo strike con conseguenze facilmente e catastroficamente prevedibili: un’ipotesi improbabile, ma non impossibile. Erroneamente, infatti, si tende a pensare che i governanti prendano decisioni assolutamente razionali, ma anch’essi, essendo esseri umani, reagiscono a volte per istinto o mossi dalle proprie condizioni emotive che possono essere frutto di stress o di un sentimento di orgoglio verso gli avversari e verso la propria popolazione.

A conferma di quanto affermato, sebbene non a consolazione, una serie di simulazioni effettuate dall’intelligenza artificiale a gennaio 2024 sulla gestione dell’escalation in un determinato arco temporale ha prodotto nel 33% dei casi il ricorso agli armamenti nucleari: l’Ia, in questo caso nella forma di un Gpt, ha ritenuto, molto semplicemente, che vista l’attuale situazione di crisi internazionale, se uno dei due contendenti ha le armi atomiche, prima o poi le userà per gestire un conflitto in un caso su tre.

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