Il conflitto nel Donbass sembra essere più vicino alla conclusione. Il Gruppo di Contatto Trilaterale di Minsk, a cui prendono parte i rappresentanti di Ucraina, Russia (più recentemente anche delle repubbliche separatiste del Donbass) e dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa (OSCE), ha annunciato l’inizio di un cessate il fuoco in Ucraina orientale a partire dalla mezzanotte del 27 luglio.  A renderlo noto è stato un report della presidenza ucraina che ha anche espresso il proprio ringraziamento ai partner internazionali e più nello specifico a Francia e Germania. I membri del Gruppo di Contatto hanno acconsentito ad adottare nuove misure per rafforzare il cessate il fuoco nell’attesa di una soluzione permanente al conflitto nel Donbass.

I contenuti dell’accordo

Il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco era una precondizione per l’organizzazione di un nuovo summit internazionale per discutere la crisi ucraina ed a cui dovrebbero prendere parte Francia, Germania, Russia ed Ucraina.  La Cancelliera tedesca Angela Merkel ed il Presidente francese Emmanuel Macron dovranno dunque attivarsi per far ripartire il dialogo tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. I gruppi separatisti hanno reso noto che, oltre al cessate il fuoco, le parti hanno concordato sulla necessità di bandire l’uso di droni e di vietare il posizionamento di armi pesanti nelle aree abitate da civili, misure destinate a proteggere le vite di chi vive lungo i 450 chilometri del fronte. L’Ambasciatrice Heidi Grau, Rappresentante Speciale dell’OSCE presso il Gruppo di Contatto Trilaterale di Minsk, ha descritto una serie di altre misure destinate a rafforzare il cessate il fuoco nel Donbass: l’uso di sanzioni disciplinari in caso di violazioni della tregua e la loro notifica al Coordinatore del Gruppo di Contatto Trilaterale, la creazione di un meccanismo coordinato per affrontare le violazioni del cessate il fuoco, il divieto di offensive militari e di operazioni di sabotaggio e lo stop alle attività dei cecchini. L’OSCE supporterà le parti in causa nella implementazione delle misure.

I fallimenti del passato

 La guerra continua a mietere vittime: la Missione di Monitoraggio dell’Osce ha segnalato che, dall’inizio dell’anno, otto civili hanno perso la vita mentre quarantasette sono rimasti feriti. La stessa Missione ha poi reso noto che dal 29 giugno al 12 luglio sono state registrate ben 5.200 violazioni del cessate il fuoco, incluse 1.700 esplosioni mentre nelle due settimane precedenti le violazioni erano state 8.700 e le esplosioni 4.700. Il Summit dei Paesi del Formato Normandia, che include Germania, Francia, Russia ed Ucraina e che si era svolto a Parigi il 9 dicembre del 2019, aveva adottato una serie di conclusioni per facilitare la pacificazione. Conclusioni che, però, sono state in gran parte disattese con l’eccezione di quella relativa agli scambi di prigionieri. A dicembre ed aprile, infatti, si sono svolti due scambi tra l’Ucraina e le repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk per un totale di 230 persone coinvolte.

I nuovi scenari

La pandemia potrebbe aver indotto Mosca e Kiev (Russia ed Ucraina sono state duramente colpite dal Covid-19) ad assumere un atteggiamento più cauto in merito alla crisi nel Donbass ed a compiere un’accelerazione verso la pace. Se il cessate il fuoco riuscirà a consolidarsi si potrebbero spalancare le porte di una riconciliazione. Le autorità separatiste hanno ormai compreso come il supporto di Mosca non supererà un certo limite mentre Kiev ha tutta l’intenzione di riprendersi quei territori che una volta costituivano il fiore all’occhiello della propria produzione industriale. Il presidente Zelensky, che aveva posto la conclusione della guerra al centro della sua campagna elettorale, ha mantenuto un atteggiamento coerente ed ha continuato a trattare gli abitanti dei territori separatisti come cittadini ucraini a tutti gli effetti. Il conflitto appare ormai congelato ed anche questo fattore potrebbe costituire un elemento di positività: basti pensare che tra il 2016 ed il 2019 i territori del Donbass controllati dal governo ucraino e dai separatisti sono rimasti più o meno gli stessi. Il presidente Zelensky, nell’ambito delle decisioni che dovrà assumere, non potrà non tenere conto delle opinioni dell’ala più nazionalista della società civile ucraina. Una minoranza intransigente e contraria ad ogni concessione di sovranità o rinuncia a parti di territorio ucraino. C’è il rischio, dunque. che le posizioni di queste persone possano collidere con quelle del Capo di Stato: bisognerà vedere, in quel caso, chi ne uscirà vincitore.