Procede la campagna “Ready for Operation” di nave Cavour per la certificazione all’impiego degli F-35B. La portaerei è partita il 28 febbraio per unirsi alla Seconda Flotta dalla Us Navy con base a Norfolk e in queste ore si è assistito al primo appontaggio: momento fondamentale nel processo di completamente della missione.

Il comandante del Cavour, capitano di vascello Giancarlo Ciappina, ha parlato di un “risultato notevole per tutti noi” che rappresenta “una nuova sfida per il futuro dell’Aviazione Navale Italiana e della Marina Militare”. E il motivo nasce dal fatto che dietro a questo traguardo – concreto – del primo livello delle operazioni di “Ready for Operation” c’è un significato ben più profondo : con questo sistema di certificazione, l’Italia potrà essere una delle poche nazioni ad avvalersi degli F-35B a bordo di una portaerei. Un club esclusivo che cambia anche il ruolo all’interno della Nato. Superato questo step, il Cavour ha come obiettivo quello di passare, entro il 2024, alla “Initial Operational Capability”, per poi giungere alla definitiva “Final Operational Capability” con la consegna dell’ultimo mezzo previsto dal programma F-35.

Una scelta che non è da sottovalutare in chiave strategica, sia dal punto di vista intero alla Difesa che dal punto di vista esterno. Sotto il profilo interno, non si deve sottovalutare quello scontro sotterraneo tra Aeronautica e Marina Militare proprio per l’acquisizione e l’utilizzo degli F-35B. La versione “Bravo”, cioè a decollo corto e atterraggio verticale, è particolarmente adatta per le portaerei moderne e – proprio per le sue peculiarità – necessita di una pista con materiali e trattamento che si trovano sulle navi. Queste specifiche tecniche rendono la Marina l’Arma più idonea all’impiego di questi caccia multiruolo, tuttavia l’Aeronautica ritiene – come spiegato più volte dall’Arma Azzurra – che questi velivoli siano particolarmente importanti anche per la proiezione di forza su terra, specialmente per le piste più corte in area ad alto rischio. Un conflitto interno particolarmente complesso, che ha mostrato anche dei limiti politici sul fronte della Difesa, molto spesso risultata assente di fronte a questa scelta che è estremamente importante per il futuro non solo della Marina e dell’Aviazione Navale, ma anche della stessa proiezione strategica dell’Italia.

Qui si arriva quindi al secondo punto della missione cui partecipa il Cavour. Come detto in precedenza, la capacità di imbarcare F-35B sulla punta di diamante della flotta italiana permette alla Difesa di essere considerata una delle principali forze aeronavali del Mediterraneo e dell’Europa, entrando in un ristretto club anche a livello mondiale composto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone. Non una questione di secondo piano: basti pensare che lo stop al programma F-35 da parte degli Stati Uniti ha fatto sì che la Turchia a non abbia mezzi da imbarcare sulla portaerei Anadolu che rappresenta uno dei punti più importanti del programma di rafforzamento della flotta turca. Una scelta politica che cambia (e non poco) i piani strategici di Ankara sul fronte aeronavale.

Per l’Italia si tratta quindi di raggiungere un livello di capacità particolarmente importante anche in chiave mediterranea, che poi è lo scenario di riferimento della proiezione strategica della Difesa. Nel Mediterraneo allargato, gli F-35B li userebbe solo la Marina Militare come Marina di uno Stato che è totalmente inserito in questo contesto. Il Regno Unito rappresenterebbe il partner strategico americano per l’Atlantico, mentre il Giappone per il Pacifico. Nella scelta tra diverse flotte, quella italiana potrebbe essere quindi la prima, in ordine di tempo, a raggiungere la capacità operativa per il caccia di quinta generazione imbarcato su portaerei in tutto il quadrante del Mediterraneo.

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