L’Europa schiacciata tra gli Stati Uniti e la Cina, non solo dal punto di vista commerciale ma anche da quello militare. Già, perché dopo le celebrazioni del 70esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, Washington ha capito che Pechino ha alzato l’asticella del proprio equipaggiamento bellico ed è pronta a reagire (o almeno vorrebbe farlo). In tutto questo, l’Europa rischia di finire in un angolo, a patto che non ci sia già finita. Molti analisti pensavano che i muscoli stretti da Xi Jinping fossero gonfiati dagli steroidi, ma il Dragone ha dimostrato di essersi allenata duramente per arrivare al punto in cui si trova oggi. Anni di ricerca e sviluppo tecnologico hanno trasformato la Cina in una potenza mondiale. Tutti si erano accorti del grande balzo in avanti dell’ex Impero di Mezzo (niente a che vedere con il fallimento di Mao) tranne gli Stati Uniti, convinti di essere inarrivabili. Inevitabile, adesso, che lo choc sia enorme: per gli americani tanto quanto per gli europei.
Il lassismo di Washington
Dicevamo dello sviluppo militare della Cina. Pechino ha fatto importanti passi in avanti ma è difficile dire se abbia raggiunto o meno le capacità di reggere un ipotetico confronto militare con gli Stati Uniti. Italia Oggi si interroga proprio su questo e azzarda alcune ipotesi. La prima cosa che deve colpirci è il lassismo degli Stati Uniti. Sì, perché nel 1994 l’Ufficio scenari del Pentagono stimò che la Cina sarebbe stata in grado di sfidare militarmente gli statunitensi nel 2024, in particolar modo nell’area del Pacifico. Gli analisti di quel tempo suggerirono ai politici di effettuare investimenti mirati per garantire agli Stati Uniti di mantenere il proprio vantaggio intatto sul nemico asiatico, ma così non è stato fatto. Il motivo è presto detto: Clinton e Bush preferirono dirottare le risorse in scenari di guerra concreti, più che in ipotetiche proiezioni.
L’errore degli Stati Uniti
È così che gli Stati Uniti, anziché pensare a prendere le giuste contromisure ai cinesi, hanno investito un enorme quantità di denari nelle inutili guerre in Afghanistan e Iraq. Obama cercò di frenare le perdite ma in realtà riuscì solo a dare vita a un fuoco di paglia. Il risultato della pessima gestione politica di Washington ha portato gli analisti a presupporre che oggi gli Stati Uniti, a meno di un cambio di passo, possono mantenere la loro superiorità militare sulla Cina per i prossimi 15-20 anni. In quali campi? Nel dominio aereo, marittimo e nei sistemi antimissile (i cinesi non ne hanno ancora uno ma lo stanno realizzando con l’aiuto della Russia). In ogni caso la Casa Bianca può tirare un sospiro di sollievo: tranne per alcuni settori di ultima generazione, fra cui la robotica e l’intelligenza artificiale e poco altro, il gap tra Cina e Stati Uniti deve essere ancora colmato.
Europa tra due fuochi
Certo è che mentre gli Stati Uniti non hanno ancora elaborato un piano per evitare la debacle, la Cina sa già cosa fare: continuare a svilupparsi. Una delle più recenti conferme è il contratto stretto con la Francia per la fornitura di tecnologia nucleare, aerospaziale e satellitare. Qui entra in gioco l’Unione Europea, stretta tra due fuochi. La vecchia Europa è inerme, tagliata fuori da una sfida che non è in grado di sostenere già da tempo. La competizione tra Stati Uniti e Cina, in poche parole, spingerà sempre di più Washington e Pechino a investire per ottenere armi e strumenti all’avanguardia. Mentre l’Europa e la sua industria diventeranno sempre più superati e obsoleti.
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