La geopolitica della corsa allo spazio
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Almeno per il momento, l’onda d’urto che da Mosca avrebbe dovuto travolgere il Donbass in tempi relativamente brevi non è ancora arrivata. A dire il vero non sappiamo neppure se è partita o se partirà nei prossimi giorni. Perché Mosca, impegnata in feroci combattimenti nel quadrante orientale dell’Ucraina, potrebbe non essere in grado di fornire ulteriore assistenza ai suoi uomini.

Facciamo un piccolo passo indietro. Lo scorso 3 giugno il leader ceceno Ramzan Kadyrov e il ministro della Difesa russo, Sergej Shoigu, si sono incontrati per definire non meglio specificate “nuove e migliori tattiche” militari per “portare avanti l’operazione speciale in Ucraina a un ritmo accelerato“.

Risultato: a distanza di qualche giorno, quella che per il Cremlino sembrava una conquista certa si è trasformata in una estenuante guerra di logoramento. La battaglia per Severodonetsk, infatti, è ancora lontana dal suo esito finale. Come se non bastasse, dalle informazioni emerse, pare che gli ucraini abbiano messo in mostra un’efficace controffensiva che avrebbe arginato l’iniziale avanzata russa nel Donbass.



Massimo sforzo

La manovra di Mosca sta iniziando a ristagnare e dalle torri del Cremlino filtrano indiscrezioni di nuove strategie e nuovo sostegno militare all’esercito. Ma è davvero così? Il think tank Institute for the Study of War (ISW) continua a ripetere che, al netto delle minacce di accelerare le operazioni militari, le forze russe non sono in grado di avviare operazioni più avanzate delle attuali, dato l’enorme investimento in attrezzature e uomini che sarebbe necessario.

Un investimento che, in questo momento, la Russia non potrebbe permettersi di fare avendo probabilmente raggiunto il massimo sforzo di pressione dopo oltre 100 giorni di conflitto. Scendendo nello specifico, le forze di Kiev hanno condotto con successo un contrattacco a Severodonetsk e respinto le truppe rivali nella periferia orientale della città, oltre che negli insediamenti meridionali.

Per Mosca, dunque, si aprono più fronti contemporaneamente. Il focus dei russi continuerà a riguardare Severodonetsk, ma le forze del Cremlino devono badare anche alle sortite nemiche provenienti da Kharkiv e pure nel sud dell’Ucraina, tra Kherson e Melitopol.

Corsa contro il tempo

La necessità di accelerare le operazioni militari non nasce dal nulla. Sappiamo, infatti, che gli Stati Uniti invieranno all’Ucraina nuovi sistemi di artiglieria, armi aggiuntive e sistemi radar. Gli M142 HIMARS andranno ad integrarsi con gli obici a corto raggio che vari Paesi europei avevano già spedito a Kiev.

Dopo che le suddette armi arriveranno alle truppe ucraine dovranno passare circa tre settimane affinché l’esercito locale possa essere addestrato sui sistemi e possa utilizzarli sul campo di battaglia. Gli HIMARS, in teoria, dovrebbero consentire agli uomini di Zelensky di tenere a distanza l’esercito russo negli sconfinati spazi del Donbass, dove è in corso una guerra all’ultimo sangue.

Insomma, Mosca ha provato ad alimentare la sua narrazione facendo credere di essere in grado di accelerare le operazioni. Molti analisti ritengono tuttavia che il Cremlino non sia in grado di andare oltre gli attuali sforzi militari messi in campo, e che d’ora in poi dovremmo aspettarci una classica guerra di logoramento. In più, larmi statunitensi potrebbero cambiare nuovamente le sorti del confronto. È per questo che la Russia vorrebbe accelerare la sua missione.

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