La risoluzione è stata approvata, l’Onu ha reso vincolante il documento approvato nella conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso e, in particolare, ha fatto sua la linea del cessate il fuoco permanente da far attuare quanto prima nella tribolata Libia. Ma sotto l’aspetto politico, c’è un elemento che non può passare in secondo piano. Riguarda il numero dei voti favorevoli alla risoluzione in questione in seno al consiglio di sicurezza: 14 sì su 15 membri. C’è un astenuto il cui peso non è certamente secondario: si tratta della Russia, la quale aveva annunciato poco prima del voto di non trovarsi pienamente d’accordo con il testo portato dalla Gran Bretagna all’interno del palazzo di vetro.

Mosca: “Libici non ancora pronti”

La risoluzione adottata mercoledì dal consiglio di sicurezza Onu, è figlia dell’iniziativa politica del Regno Unito, la prima dopo l’ufficiale attuazione della Brexit. Londra vorrebbe adesso ritornare sul dossier libico come attore autonomo, non avendo più la bandiera delle istituzioni europee nei propri palazzi istituzionali. Ed il primo banco di prova era rappresentato proprio dalla proposta inviata alle Nazioni Unite, la quale come detto prevedeva grossomodo di rendere vincolanti i principi approvati in sede di conferenza di Berlino. In particolare, la risoluzione 2510 ha imposto un cessate il fuoco permanente ed il rispetto dell’embargo sulle armi in Libia. Sotto quest’ultimo profilo, è specificato il divieto di fornire mercenari ad una delle parti in conflitto nel paese nordafricano.

Poco prima del voto, la Russia ha mostrato titubanze. Del resto, Mosca a settembre ha iniziato ad inviare i contractors della Wagner a sostegno del generale Haftar, ma le ragioni delle perplessità del Cremlino non sembrano essere ridotte solo a meri calcoli di opportunità. In generale, la diplomazia russa è apparsa titubante sul contenuto politico della proposta britannica: “I libici non sono pronti ad attuare quanto previsto nella risoluzione”, ha dichiarato senza molti giri di parole l’invito russo alle Nazioni Unite, Vasily Nebenzya. Secondo Mosca, l’imposizione da parte dell’Onu di un cessate il fuoco non spingerà le parti libiche a provare la via di una soluzione politica: “Ultimatum come questi – ha aggiunto Nebenzya – non hanno il potere di costringere i libici ad avviare negoziati il prima possibile. Se questa risoluzione non sarà attuata, vi ricorderemo di quello che abbiamo detto oggi”.

Tuttavia, la Russia non ha impedito l’approvazione della risoluzione. Mosca ha il potere di veto in seno al consiglio di sicurezza, che però in questo caso non ha esercitato. Con la sua astensione, il Cremlino si è dissociato dal contenuto della risoluzione, ma ha comunque permesso al tentativo politico della Gran Bretagna di avere successo.

Haftar impedisce l’atterraggio di aerei dell’Onu

Intanto, nelle ore in cui la risoluzione delle Nazioni Unite prendeva piede al consiglio di sicurezza, in Libia le Nazioni Unite hanno denunciato il fatto di non riuscire più a far arrivare i propri mezzi a Tripoli. Per motivi di sicurezza legati ai raid dell’aviazione di Haftar nella zona dell’aeroporto di Mitiga, alcuni voli con all’interno personale dell’Onu non sono potuti atterrare nella capitale libica. Dalla sede del quartier generale del Libyan National Army, il portavoce di Haftar ha invitato le Nazioni Unite ad usare esclusivamente l’aeroporto di Misurata per arrivare in Tripolitania: “La Turchia sta usando l’aeroporto di Tripoli come base per far arrivare armi e miliziani – ha dichiarato in una conferenza stampa a Bengasi Ahmed Al Mismari – Quella zona è quindi teatro di guerra e non possiamo garantire la sicurezza”.

Secondo gli uomini di Haftar dunque, la ragione delle difficoltà dell’Onu di arrivare a Tripoli è legata unicamente alla dinamica delle operazioni di guerra in corso nella città, lì dove il Libyan National Army più volte ha provato ad imporre una no fly zone. Tuttavia c’è chi ritiene le ultime mosse di Haftar a Tripoli come una reazione all’approvazione della risoluzione sul cessate il fuoco. Un modo dunque per manifestare la propria contrarietà alla posizione politica del palazzo di vetro e rallentare il lavoro delle Nazioni Unite in Tripolitania. Contestualmente, in tal modo lo stesso generale potrebbe dimostrare di essere l’unico in grado di controllare realmente i cieli della capitale.