Il blitz anti Isis dopo l’attentato contro gli italiani

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È un “day after” carico di tensione quello vissuto nelle zone attorno a Kirkuk. L’attentato contro i soldati italiani, rivendicato dall’Isis, ha scosso (e non poco) le autorità locali: la zona è instabile da mesi, ma l’attacco mirato ad un mezzo della coalizione internazionale sembrava uno scenario impossibile. Ecco perché è scattata, a poche ore dall’azione contro i nostri soldati, un’operazione delle forze irachene contro le cellule locali dell’ex califfato.

Il blitz contro i terroristi

Già dalle prime ore di ieri, uomini della sicurezza e militari iracheni hanno avviato rastrellamenti e operazioni militari nelle zona immediatamente a sud di Kirkuk. Tra nascondigli naturali e colline caratteristiche di queste zone impervie, le forze di Baghdad si sono messe alla ricerca dei possibili responsabili dell’attacco contro gli italiani. Blitz e rastrellamenti volti a rintracciare i membri dell’Isis ancora molto attivi in zona, ma non solo: l’obiettivo sembra essere quello di arrivare a ricostruire gli organigrammi del gruppo terroristico presente nella provincia di Kirkuk. L’impressione, tra le forze di sicurezza di Baghdad, è che qualcosa negli ultimi mesi possa essere sfuggito e, in particolare, gli occhi sono puntati su un rafforzamento delle cellule dell’Isis rimaste attive nonostante il collasso del Califfato. Per di più, anche in Iraq in queste settimane ci si aspetta una recrudescenza dei gruppi terroristici che devono dimostrare di essere attivi nonostante la morte di Al Baghdadi.

A confermare le operazioni in corso a Kirkuk è anche il colonnello Ahmed al Samawi, alto ufficiale del quartier generale del comando delle operazioni congiunte a Kirkuk. Ad Agenzia Nova, il colonnello ha dichiarato infatti che “una forza congiunta irachena, sotto la supervisione del generale Saad Ali Ati al Harbiyah, ha iniziato una missione di ricerca di esponenti dell’Isis nel distretto di Hawija e nelle aree di Al Rashad e al Abbasi, ispezionando fattorie, campi e seguendo le tracce delle delle bande terroristiche”. Le zone citate, sono limitrofe a quelle dove è avvenuto l’attacco di domenica contro i soldati italiani. Un’operazione che, secondo le forze di Baghdad, potrebbe durare anche diversi giorni.

Kirkuk, provincia contesa

Fin qui la cronaca di queste ore contrassegnata, per quel che riguarda il nostro Paese, dall’attentato che ha ferito i militari italiani. Ma per comprendere come mai questa provincia dell’Iraq è soggetta, nonostante la caduta del Califfato, agli attacchi dell’Isis occorre analizzare l’intero contesto storico. Kirkuk ha sempre rappresentato una delle regioni più ricche di petrolio dell’intero Iraq. E questo già di per sé ha sempre posto la provincia al centro di tanti interessi. Ma soprattutto, Kirkuk risulta storicamente contesa tra governo centrale di Baghdad e regione autonoma curda. Qui vivono molte comunità e, oltre a quella araba-irachena, ci sono curdi, turcomanni e altre minoranze. La provincia di Kirkuk non ha quindi una sua fisionomia ben definita, al contrario invece delle altre regioni irachene suddivise in maniera più o meno netta tra zone sciite, sunnite e curde.

Le mani della Turchia sul Kurdistan (Alberto Bellotto)

Quando è stata varata la nuova costituzione post Saddam Hussein, nel momento di istituire la regione autonoma curda sono sorte tensioni tra gli stessi curdi e la leadership irachena per lo status di Kirkuk. Alla fine la provincia non è stata inglobata nella regione autonoma, ma quando nel 2014 l’esercito iracheno da queste parti si è ritirato sotto i colpi delle avanzate del califfato, i peshmerga curdi hanno occupato sia Kirkuk che buona parte della provincia. In questo modo, per almeno tre anni la regione autonoma curda ha amministrato de facto anche questa strategica zona petrolifera. Poi, all’indomani del referendum sull’indipendenza non riconosciuto da Baghdad nel settembre 2017, le forze del governo centrale hanno nuovamente occupato la provincia.

Ma da allora la situazione non è sempre stata ben chiara: Kirkuk ha l’aspetto quasi di un “buco nero” a nord di Baghdad, un territorio dove il già fragile Stato iracheno qui è costretto a riscontrare ulteriori problemi. Ed è in questo ambiente che le nostre forze armate stavano operando nel momento dell’attacco. Ed è per l’appunto in questo contesto che, alla lunga, si sta rischiando di veder emergere nuovamente le mai domate cellule dell’Isis.