È l’8 maggio del 1945, la radio in Italia sta trasmettendo della musica per come spesso previsto nella programmazione di allora: da qualche mese a questa parte, la vecchia Eiar risulta infatti ufficialmente chiusa e sostituita, nelle aree già controllate dagli angloamericani, con la Radio Audizioni Italiane (Rai). Una società quest’ultima ancora troppo giovane per poter avviare una programmazione stabile in una fase in cui, tra le altre cose, la penisola sta affrontando ben altre priorità. Nell’organico della neonata Rai però, c’è già un ragazzo poco più che ventenne con una voce molto apprezzata dal pubblico e a cui è stato dato l’incarico di leggere gli annunci più importanti dei radiogiornali. Ed è proprio quel ragazzo, nel pomeriggio di quell’8 maggio, a prendere il microfono e a leggere l’annuncio più importante: “Interrompiamo le trasmissioni – scandisce – per comunicarvi una notizia straordinaria: le forze armate tedesche si sono arrese agli angloamericani. La guerra è finita. Ripeto, la guerra è finita”.
Quel ragazzo, nell’Italia di un dopoguerra che sta iniziando a nascere proprio in quelle ore, sarà noto soprattutto con il suo nome: si chiama infatti Corrado Mantoni, ma per tutti negli anni successivi sarà semplicemente Corrado. Uno dei presentatori più popolari di sempre, uno dei volti con cui ha preso forma e vita la televisione italiana e quindi la nuova società sorta dalle macerie del conflitto. Corrado non è l’unico, tra i personaggi dello spettacolo dell’Italia repubblicana, a essere protagonista nei giorni in cui i rumori della guerra iniziano a lasciare spazio alla ricostruzione. Tra il 25 aprile e l’8 maggio 1945, non ci sono soltanto futuri politici e future figure istituzionali in prima fila: sono tanti i nomi, diventati poi popolari nell’intrattenimento, ad aver un ruolo, a volte su fronti contrapposti, nelle settimane più delicate della nostra storia unitaria.
Mike Bongiorno e Indro Montanelli, due insospettabili compagni di cella
A proposito di televisione, c’è un nome che nel nostro Paese rappresenta ancora oggi un sinonimo del piccolo schermo ed è quello di Mike Bongiorno. Nell’aprile del 1945 il futuro presentatore è a casa sua a New York, lì dove è nato nel maggio del 1924 da genitori italiani (mamma piemontese e padre siciliano). In quel momento la sua guerra è già finita, ma solo grazie a un espediente: avendo documenti Usa in tasca, nel gennaio di quello stesso anno ha potuto usufruire di uno scambio di prigionieri tra statunitensi e tedeschi. Il passaporto Usa lo ha salvato già una volta, nel 1944: Mike Bongiorno infatti, è stato arrestato dai tedeschi nel Piemonte occupato in quanto scoperto mentre portava messaggi ad alcuni partigiani nascosti nelle montagne. Ai piedi delle Alpi il giovane Bongiorno c’era arrivato per la scelta della madre di vivere a Torino quando lui era ancora molto giovane: poi, scoppiato il conflitto, nelle fasi più calde della guerra nel nord Italia la sua conoscenza dell’inglese si è rivelata fondamentale per alcuni gruppi di combattenti, da qui la sua attività di staffetta partigiana e da qui il successivo arresto. I documenti statunitensi, in quell’occasione, gli hanno evitato la fucilazione, ma hanno anche rappresentato l’inizio di una girandola tra carceri e campi di prigionia.
Nel maggio del 1944, Mike Bongiorno è stato portato all’interno di San Vittore. Ed è qui che ha conosciuto Indro Montanelli, giornalista rinchiuso da quasi un anno nella struttura penitenziaria milanese in quanto accusato di aver diffamato il governo di Salò. Il futuro presentatore in carcere è stato designato tra gli uomini delle pulizie, per questo aveva meno restrizioni e poteva accedere anche nella sezione femminile. Montanelli, fidandosi di lui, lo ha più volte incaricato di far recapitare propri messaggi alla moglie di allora, anch’essa detenuta a San Vittore. La convivenza in carcere tra il giornalista e il presentatore è durata poche ma intense e significative settimane: Montanelli è stato scarcerato dopo essere anch’egli sfuggito alla fucilazione e ha trovato rifugio in Svizzera, mentre Bongiorno è stato portato prima nel campo di prigionia di Bolzano e poi in quello austriaco di Spittal, da dove è uscito nel gennaio 1945 grazie al prima menzionato accordo per lo scambio di prigionieri.
A guerra terminata, Montanelli proseguirà la sua carriera giornalistica mentre Mike Bongiorno tornerà in Italia. Qui diventerà il volto più popolare della nascente televisione. I due ricorderanno i mesi della prigionia vissuta assieme in alcune occasioni nel corso degli anni successivi: particolarmente importante è stata la testimonianza, durante un programma televisivo in prima serata, raccontata assieme da entrambi nel 1987. Quando erano trascorsi oramai 43 anni dai fatti.
Da Raimondo Vianello a Walter Chiari, da Ugo Tognazzi a Enrico Ameri: i volti dello spettacolo rinchiusi a Coltano
C’è poi in luogo in cui molti futuri volti popolari osservano i fatti dell’aprile del 1945 da dietro delle sbarre: si tratta del campo di prigionia di Coltano, vicino Pisa. Qui gli alleati hanno rinchiuso per alcuni mesi, prima del rilascio, decine di prigionieri di guerra e di appartenenti alla Repubblica Sociale Italiana. La caduta definitiva del fascismo, la fine del conflitto e il ritiro dal nord Italia delle forze tedesche è stato seguito e vissuto dal campo di Coltano da diversi futuri appartenenti al mondo dello spettacolo. Volti, anche in questo caso, che faranno parte della quotidianità degli italiani in un Paese in via di ricostruzione.
A partire ad esempio da un altro attore e presentatore divenuto icona della televisione: Raimondo Vianello. Il suo nome è tra gli aderenti alla Rsi, in cui è stato inquadrato come sottoufficiale dei bersaglieri. Fatto prigioniero dagli Alleati in risalita verso Milano, Vianello ha trascorso alcune settimane a Coltano prima di essere poi rilasciato: in seguito, l’attore intraprenderà la carriera all’interno del mondo dello spettacolo e diventerà famoso anche per il sodalizio sentimentale e lavorativo con la moglie Sandra Mondaini. Nel campo costruito dagli angloamericani in Toscana, era presenta anche un suo futuro compagno di avventura in numerosi spettacolo, ossia Ugo Tognazzi. Anche lui è risultato arruolato nella Rsi e per alcuni mesi ha prestato servizio nel Ponente Ligure.
Uno dei nomi più illustri rinchiusi in quell’aprile del 1945 a Coltano, era quello di Walter Chiari. La sua adesione alla Repubblica Sociale è stata spesso oggetto di controversie anche nel dopoguerra, per via di un maggiore attivismo dell’attore all’interno delle forze fedeli al governo di Salò. Chiari è stato infatti arruolato nella X Mas, così come raccontato anche nel 2023 dal figlio Simone Annicchiarico sul Corriere della Sera: “Un saluto alla prima fila e alla decima. Lui nella Decima Mas aveva combattuto davvero. Dopo, non sopportò l’egemonia della sinistra”, si legge nel racconto del figlio.
Nel campo di Coltano è stato tenuto prigioniero per alcuni mesi anche il futuro premio Nobel della letteratura, Dario Fo. Circostanza quest’ultima che negli anni ’70, quando lo scrittore era già uno dei nomi più importanti associati alla sinistra, non ha mancato di creare polemiche. Lui, dal canto suo, ha confermato di essere stato prigioniero in quanto aderente alla Rsi: “Ma la mia adesione – ha spiegato in un’intervista su RaiTre nel 2015 – era in quanto italiano e non in quanto fascista, quell’esercito era l’unico esistente e l’ho fatto per evitare di essere deportato in Germania come lavoratore o come militare di leva”.
A proposito di voci e volti molto popolari, a Coltano nei prima mesi del 1945 era presente Enrico Ameri, colui che diverrà in seguito la voce di “Tutto il Calcio Minuto per Minuto”: il motivo della sua detenzione era dovuto, come per gli altri nomi, alla sua adesione alla Repubblica Sociale. La carriera nel giornalismo sportivo, subito dopo il conflitto, lo farà diventare l’icona delle domeniche degli italiani del boom economico, quelle trascorse attaccate alla radio per conoscere in tempo reale tutti i risultati dai vari campi della Serie A.
Lo spirito di ripartenza dopo la guerra
Una data, il 25 aprile, e due barricate differenti in cui in quel momento si sono ritrovati futuri esponenti dello spettacolo. Eppure le differenze, all’epoca, non sono mai del tutto emerse: per chi, pur su due lati diversi, è stato protagonista di quelle settimane e ha successivamente intrapreso vie diverse dalla politica, il tempo ha come cancellato ogni tipo di divario ideologico o culturale. C’è chi ha scelto di stare convintamente con una parte, chi si è ritrovato per necessità all’interno di uno degli schieramenti, ma tutti hanno poi portato successivamente nei rispettivi campi la volontà di superare quei tragici momenti e di diventare protagonisti in un’Italia del tutto differente da quella in cui si era cresciuti.
Occorrerà attendere molti anni prima di sapere dell’attività di staffetta partigiana di Mike Bongiorno e, allo stesso modo, le esperienze sull’altro versante degli altri futuri esponenti dello spettacolo salteranno fuori dopo diverso tempo e non saranno mai del tutto impattanti sull’immagine e sulle rispettive carriere dei diretti interessati. Dopo quel 25 aprile e dopo la fine della guerra, era semplicemente nata un’altra Italia. Un Paese ricostruito e ricucito anche da chi ha intrattenuto per decenni intere generazioni di italiani.

