Se il 2020 ha segnato una svolta epocale nello scacchiere internazionale, questo infausto anno ha scongelato anche tensioni incancrenite dal tempo, accentuando la virulenza di quelle definite “a bassa intensità” e premendo l’acceleratore su sempiterni conflitti come quello indo-pakistano, all’interno del quale sono state trascinate, fin dal 1947 e con ruoli sempre nuovi, anche la Cina, Stati Uniti e numerose potenze asiatiche e occidentali.

L’eterna contesa sul Kashmir

Le relazioni fra i giganti asiatici sono precipitate nuovamente nel corso degli ultimi mesi a causa dei frequenti scontri sul confine conteso. La situazione di stallo militare è arrivata in seguito alla decisione unilaterale di New Delhi di separare il Ladakh dalle contese aree dello Jammu e Kashmir e revocare lo status di semi-autonomia della regione himalayana nell’agosto dello scorso anno: una mossa che ha scatenato le reazioni scomposte di Islamabad.

I frequenti tentativi del Pakistan di portare la questione del Kashmir a livello internazionale hanno, poi, causato un’ulteriore intransigenza indiana. Il Pakistan, inoltre, viene sempre più spesso incluso nelle liste “grigie” di numerose organizzazioni internazionali, con l’accusa di essere sponsor del terrorismo e di riciclaggio di denaro sporco. Questo aspetto galvanizza l’India di Modi, fermamente convinto che la sua strategia di pressione e isolamento di Islamabad stia funzionando, soprattutto in virtù del fatto che New Delhi sia riuscita a strappare una progressiva entente cordiale con gli Stati Uniti durante l’era Trump.

Il dossier pakistano

Ulteriori tensioni si sono accese nel novembre scorso quando in Pakistan è stato pubblicato un dossier in cui si accusava l’India di “pianificare, promuovere, aiutare, favorire, finanziare ed eseguire attivamente attività terroristiche” sul suo territorio. In quell’occasione l’India, tuttavia, ha respinto le accuse tacciando la controparte di “condiscendenza” al terrorismo. A novembre il governo del Pakistan ha consegnato al Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres il dossier in questione, il giorno dopo che l’India aveva fornito un ulteriore report ad alcuni membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu, accusando i combattenti del Pakistan di aver tentato un attacco nel conteso Kashmir. Mosse e contromosse che giungono poche settimane prima che New Delhi entri nei 15 membri non permanenti del Consiglio dal 1 ° gennaio 2021: un aspetto che metterà Modi in una posizione negoziale molto forte nei prossimi due anni.

Nel dossier le alte sfere hanno rilasciato dettagli su ciò che hanno definito “la sponsorizzazione del terrorismo da parte dello stato indiano”, sostenendo che il governo e le agenzie di intelligence stessero finanziando gruppi separatisti come Tehreek-e-Taliban Pakistan o i gruppi armati Baloch per compiere attacchi armati sul suolo pakistano. Accuse antiche quanto le montagne che, però, questa volta si arricchiscono di dettagli: nomi di presunti agenti dell’intelligence indiana, date di incontri, clip audio di conversazioni telefoniche intercettate e documentazione di bonifici bancari, un unicum nella storia recente.

Il governo indiano, sia in patria che presso le Nazioni Unite, ha ovviamente respinto ogni accusa bollando il report come pieno di menzogne e privo di ogni credibilità.

Un attacco imminente dell’India?

Nelle ultime settimane il governo pakistano ha affermato che l’India si starebbe preparando a lanciare un “attacco chirurgico” sul suolo pakistano e ha chiesto alla comunità internazionale di contribuire a sanare la situazione.  Parlando venerdì alla stampa, nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, il ministro degli Esteri Shah Mehmood Qureshi ha annunciato che il Pakistan si vendicherà in caso di attacco.

Qureshi ha citato “informazioni di intelligence credibili”, sostenendo come queste fossero state condivise con “importanti capitali mondiali”. Non ha nominato alcun Paese, né ha offerto alcuna prova a sostegno delle sue affermazioni. “Voglio dire all’India molto chiaramente che il Pakistan è completamente pronto a rispondere e a sconfiggere i loro progetti. Lo faremo in modo efficace”. Secondo il ministro l’India starebbe orchestrando un attacco in grande stile per distogliere l’attenzione dai problemi interni che New Delhi deve affrontare e ha esortato la comunità internazionale a intervenire per impedire a Narendra Modi di destabilizzare la regione. L’India non ha risposto alle accuse.

Ad acuire l’acredine di queste settimane, un incidente verificatosi venerdì scorso. L’esercito pakistano ha anche accusato le forze di confine indiane di aver preso di mira deliberatamente un veicolo delle Nazioni Unite che trasportava gli osservatori militari nel Kashmir amministrato dal Pakistan. La dinamica dell’incidente stenta a venir fuori: la vulgata dei fatti vuole, per il momento, che il veicolo è stato danneggiato, ma i due ufficiali militari delle Nazioni Unite sono fuggiti per essere messi in salvo dalle truppe pakistane. Numerosi dubbi sull’accaduto e sul fatto che possa trattarsi, soprattutto, di “incidente”: i veicoli delle Nazioni Unite sono chiaramente riconoscibili anche da lunghe distanze grazie alla loro marca e tipo e ai contrassegni chiaramente visibili. I media indiani hanno citato funzionari militari (anonimi) che negano le accuse, affermando che i rapporti che emergono dalla parte pakistana sarebbero “falsi e di fatto errati”.

I prossimi mesi e il ruolo di Cina e Stati Uniti

Le due nazioni non prendono pace fin dal 1947. Al netto dei quattro momenti fondanti la cronologia delle guerre indo-pakistane (1947-48, 1965, 1971 e 1999) il conflitto fra le due sorellastre del subcontinente indiano ha conosciuto rarissimi momenti di tregua, finendo quasi nel dimenticatoio, soprattutto dopo che, negli ultimi 20 anni, altre vicende internazionali hanno rubato la scena.

Oggi India e Pakistan sono più che mai sotto i riflettori. Innanzitutto perché l’infinita skirmish coinvolge più di un miliardo e mezzo di cittadini asiatici, ma soprattutto perché è l’Asia il luogo ove si è spostato il baricentro geopolitico mondiale. Le due nazioni, inoltre, stanno cercando di ritagliarsi un ruolo bene preciso a livello internazionale: se l’India tenta di insidiare il primato che oggi è cinese, il Pakistan tenta con sistemi di soft power di ritagliarsi ruoli geopolitici fondamentali come nel nuovo Afghanistan. Ultimo ma non ultimo, c’è da ricordare che si tratta di due Paesi del club nucleare, quindi in grado di negoziare fra loro e verso l’esterno usando lo spauracchio delle armi di distruzione di massa.

A complicare il panorama negoziale vi è poi la presenza di Stati Uniti e Cina, che di certo non sono meri comprimari della vicenda. L’inclinazione degli Stati Uniti verso l’India ha incoraggiato New Delhi a continuare il suo approccio belligerante nei confronti dei suoi vicini, Cina compresa. L’India ha subito un’immensa perdita in fatto di credibilità, un crollo economico senza precedenti, disordini sociali e ha perso le sue credenziali di democrazia laica. Il Pakistan ha approfondito le sue relazioni con Russia e Cina e ha intensificato gli sforzi per stabilizzare l’Afghanistan. Tutti questi fattori, invece di favorire una de-escalation nel rapporto India-Pakistan (e nella sua triangolazione con la Cina), non stanno facendo altro che pompare l’hybris di entrambe le nazioni, i cui effetti devastanti potrebbero non tardare ad arrivare.

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