Qui su InsideOver abbiamo ripercorso tutto il 2020 provando a raccontare tutto quello che è successo al di là della pandemia da coronavirus. Il 2020 verrà sicuramente archiviato come uno dei peggiori anni di questo inizio secolo. Ma è importante cercare di tenere traccia anche degli eventi che stanno plasmando il futuro. Guerre, rivolte e piani militari sono andati avanti e dispiegheranno i loro effetti molto presto. Anche per questo motivo abbiamo deciso di selezionare una raccolta di mappe pubblicate nel corso dell’anno che ci aiutino ad avere un’idea più precisa di quali saranno i temi caldi che si svilupperanno dal 2021.
Goodbye Medio Oriente
Negli ultimi due anni gli eventi in Medio Oriente sono stati coperti sempre meno. La sconfitta dell’Isis come forma statuale e il ritorno della contrapposizione delle grandi potenze (Usa e Cina in testa) ha spostato il focus dell’attenzione globale. Non per questo in quelle regioni non sono successe cose degne di nota.
Le tensioni Usa-Iran si sfogano in Iraq
L’inizio del 2020 si è aperto con il raid Usa a Baghdad, in Iraq, che ha ucciso il generale Qasem Soleimani, capo delle forze Qods. Qualche giorno dopo la sua morte l’Iran ha deciso di “rispondere” con una serie di bombardamenti sempre contro l’Iraq.
Sopra si possono vedere due mappe che mostrano non solo dove sono avvenuti i bombardamenti, ma anche perché Baghdad sia il terreno di scontro ideale tra Teheran e Washington, un Paese diviso tra sciiti, sunniti e curdi.
Nonostante i tanti problemi che affliggono Teheran, dalla pandemia alle sanzioni, il 2020 è anche l’anno in cui l’Iran sta cercando di approfittare del disimpegno americano nel vicino Afghanistan. Ma il grande gioco nella “Tomba degli imperi” potrebbe essere molto complesso per gli Ayatollah.
Il disimpegno americano apre le porte a grandi sfide per la regione. Dalla contrapposizione tra Iran e Arabia Saudita alle ambizioni di Pakistan e India.
È il caso ad esempio della regione di Idlib ancora in mano a forze ribelli e qaediste. Ma non solo. Anche nel Nord del Paese le zone cuscinetto volute dalla Turchia rappresentano una continua minaccia alla riunificazione della Siria.
Ma il Paese resta anche il terreno di scontro tra altre potenze regionali. È il caso, ad esempio, di Israele e Iran. Con i raid del primo che negli ultimi tre anni hanno colpito diversi obiettivi del secondo attivo a sostegno del governo di Damasco.
I risultati della guerra al terrore
Il 2021 sarà anche l’anno del ventesimo anniversario dell’11 settembre. Quest’anno abbiamo colto l’occasione per provare a capire le conseguenze di quegli attacchi e soprattutto gli effetti delle guerre americane nella fascia dal Nord Africa alla Persia. Il risultato è stato soprattutto un flusso di profughi e disperati.
Il terrorismo che resiste
Il millennio si è aperto coi rovinosi attacchi dell’11 settembre e lo spettro di al-Qaeda, l’organizzazione terroristica fondata da Osama Bin Laden nel 1988. Dopo il primo decennio il Medio Oriente, ma anche l’Europa hanno sentito i morsi dello Stato islamico. All’alba del terzo decennio di questo millennio l’attenzione sul terrorismo internazionale sembra essersi spenta. Ma possiamo dire lo stesso di al-Qaeda e Isis?
La nuova pelle di al-Qaeda
Oggi l’organizzazione guidata da Ayman al-Zawahiri è ancora una minaccia. L’ex n°2 di Bin Laden ha saputo cambiare pelle all’organizzazione spostando, anche per la pressione americana in Iraq e Afghanistan, forze e truppe dagli attacchi internazionali al controllo del territorio.
È il caso soprattutto dello Yemen in cui è stata capace di migliorare la presa su vaste porzioni del Paese approfittando del caos della guerra civile e diventando un interlocutore per tutti gli attori sul campo.
Ma Al-Qaeda ha migliorato la sua presa anche nel continente africano. Nel Corno d’Africa grazie all’affiliazione con Al-Shabaab, e nell’Africa occidentale dove grazie a una serie di fusioni con altri gruppi locali si è resa sempre più pericolosa nel triangolo Niger, Burkina Faso, Mali.
È vero la mappa qui sopra ripercorre quella già citata sulla Siria, ma aiuta ad avere un’idea delle aree in cui operano le varie emanazioni dell’organizzazione nel Paese.
Perché l’Isis è ancora una minaccia
È vero tra il 2018 e 2019 lo Stato islamico ha perso la sua forma statuale, ma non per questo è meno pericoloso. Anzi nel corso del 2020 gli uomini delle bandiere nere hanno continuato i loro attacchi, soprattutto tra Siria e Iraq.
I dati mostrano che violenti attacchi sono stati condotti nell’area di Deir el-Zor, in Siria, mentre in Iraq la furia si scatena nella fascia che va da Kirkuk fino ai centri di Falluja e Baghdad.
Nel mirino degli attentatori ovviamente ci sono diverse unità, dai curdi iracheni fino a quelli siriani passando per le forze siriane e l’esercito dell’Iraq. Ma anche molte milizie sciite e civili inermi.
La situazione è preoccupante soprattutto per la stabilità dell’Iraq dato che diversi miliziani operano intorno a grandi città e in zone chiave del Paese come le zone dei pozzi petroliferi, delle raffinerie e lungo le vie di comunicazione.
Le grandi manovre nel cuore del Mediterraneo
Il 2020 è stato un anno complesso anche e soprattutto per quanto succede nel Mediterraneo. Le partite sono molte, ma quella forse più interessante è quella che si gioca tra Parigi e Ankara.
La pandemia ha avuto una forte ripercussione sui flussi migratori verso l’Europa. Ma nonostante questo l’instabilità in vaste aree del Mena hanno attivato nuove rotte preoccupanti. È il caso, ad esempio, dell’Algeria. Nel 2020, infatti, sono aumentati gli arrivi verso l’Europa in particolare Spagna e Italia.
L’affanno libico
La guerra in Libia ha vissuto fasi alterne. Molti organismi internazionali speravano che la pandemia potesse portare a una tregua, ma le parti in causa hanno continuano a combattere.
La pandemia ha acceso importanti riflettori sulla Cina. Ma non solo. Il 2019 ci aveva consegnato una forte resistenza di Hong Kong mentre il 2020 ci ha mostrato una Repubblica popolare più aggressiva e protesa a fortificare il proprio cortile di casa, il proprio spazio vitale.
L’Asia che prova a resistere alla Cina
Uno dei primi risultati di questa aggressività è stato quello di ottenere una risposta dai Paesi vicini e ad agitare ancora di più una regione in subbuglio.
Le tensioni sul tetto del mondo
Il 2020 è stato anche l’anno dello scontro ad alta quota tra soldati indiani e cinesi. È probabile che il 2021 riservi ancora delle tensioni tra le due potenze nucleari e questo proprio perché le vecchie divisioni di origine coloniale non sono ancora stata risolte.
Quest’anno abbiamo anche lavorato a una complessa mappa che mostri come Pechino ha rinforzato il suo sistema militare per proteggere la mainland da possibili attacchi. E come sottolineano anche dal Pentagono, oggi una guerra nel Pacifico sarebbe molto complessa e le possibilità di vittoria per la marina americana non sarebbero così certe.
A che punto è la Via della Seta
Il 2020 è stato anche l’anno del grande check up al mastodontico progetto cinese Obor, One Belt, One Road, nota anche come Nuova Via della Seta. In questa selezione abbiamo deciso di includere due lavori tra i tanti secondo me molto interessanti.
Il primo esplora nel dettaglio perché il corridoio pakistano è forse uno dei più importanti per il disegno infrastrutturale di Pechino. Il secondo riguarda invece la cosiddetta “Via della Seta digitale”, un progetto parallelo che la Cina porta avanti tra il cortile di casa e l’Africa.
Il 2020 ci ha anche consegnato un nuovo presidente americano. Il 3 novembre gli Stati Uniti hanno scelto come 46esimo presidente l’ex vice di Barak Obama, Joe Biden.
La nuova geografia interna
Dopo il voto sono uscite un sacco di mappe e analisi su com’è andato il voto, sobborghi inclusi. Uno dei lavori più interessanti soprattutto in ottica futura ha riguardato la nuova geografia interna, in particolare come le migrazioni interne stanno ridisegnando il panorama elettorale. (Ps: occhio ai ballottaggi in Georgia il 5 gennaio prossimo).
La proiezione americana in Medio Oriente, dall’arco che va dall’Iraq fino all’Afghanistan sta per cambiare. A vent’anni dall’inizio della War on terror è probabile che Joe Biden si prepari a continuare il disimpegno. Anche se il rischio terrorismo rimane alto.
Citando il caso dell’Algeria abbiamo parlato di migrazioni. Non va quindi dimenticata la complessa situazione del Sahel. Uno dei Paesi che nel 2021 andrà osservato è il Niger, perché snodo fondamentale sia di traffici di esseri umani, che di armi e droghe.