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A Idlib e Hama, in Siria, continuano ininterrotti gli scontri tra l’esercito di Al-Assad, sostenuto dalla Russia, e le forze di opposizione, supportate dalla Turchia. Quasi quotidianamente, i raid siro-russi colpiscono le postazioni dei ribelli, causando vittime e danni ingenti; anche l’opposizione però sembra non essere da meno, combattendo strenuamente per riconquistare le aree che le vengono sottratte.

Ora però, con il passare dei giorni, la battaglia tra l’esercito siriano e l’opposizione si sta trasformando in una guerra di logoramento. Né l’esercito di Al-Assad riesce ad avanzare, né l’opposizione dà segni di voler arretrare.

Per sbloccare lo stallo, i ribelli siriani stanno optando per un cambio di strategia, passando dalla difesa all’attacco, con l’obiettivo di spostare il fronte nelle aree sotto il controllo del governo. All’inizio di giugno, l’opposizione è riuscita a mettere sotto scacco i soldati siriani, chiudendo la strada che unisce Mahardah a Al-Suqaylabiyah e obbligando il governo a fermare l’offensiva nel sud di Idlib.

Dopo l’impasse iniziale, anche il governo siriano si è visto costretto ad adottare una nuova strategia e ha iniziato a colpire direttamente i soldati turchi presenti nel Paese. Sarebbe proprio la Turchia, infatti, – secondo i vertici siriani – la causa della battuta d’arresto subita dall’esercito di Al-Assad.

Scontri tra Siria e Turchia

La presenza di soldati turchi in Siria è una questione controversa. Da tempo, il governo siriano è contrario alla loro presenza nel Paese, che considera un’invasione di campo da parte di Ankara, e spinge affinché le truppe di Erdogan lascino il Paese.

Ma è la Russia il vero ago della bilancia. Pur sostenendo parti avverse nel conflitto – la Russia combatte al fianco di Bashar Al-Assad e Ankara dell’Esercito siriano libero (Esl) -, Mosca e Ankara collaborano ai negoziati di pace per trovare una soluzione pacifica alla guerra civile siriana. Lo stesso dispiegamento di forze della Turchia in Siria sarebbe avvenuto con il benestare di Putin.

Nel vicolo cieco delle ultime settimane – durante le quali la Turchia ha incrementato la sua presenza nel territorio siriano stabilendo nuove postazioni di controllo nel governatorato di Idlib e inviando armi e rinforzi all’opposizione -, Mosca sembrerebbe aver intensificato il suo sostegno ad Al-Assad.

Pur non attaccando direttamente i soldati turchi, la Russia non solo non starebbe sfruttando la sua influenza per limitare l’intervento del governo siriano contro Ankara, ma avrebbe “chiuso un occhio” anche di fronte agli attacchi diretti dell’esercito di Al-Assad contro le postazioni turche.

Ma c’è di più: sarebbe stata proprio Mosca – secondo il colonnello Bashar Saadeddin, comandante dell’opposizione – a ordinare l’attacco che il 27 giugno ha colpito i soldati turchi di stanza nella regione del monte Zawiya. Con l’obiettivo – sempre secondo Saadeddin – di costringere Ankara a proseguire le trattative di pace.

Il ruolo della Russia

Fin dall’inizio della guerra civile siriana, Mosca è scesa in campo a favore del presidente siriano, nel suo sforzo di riprendere il controllo di tutto il territorio nazionale, incluso il governatorato di Idlib. Finora, tuttavia, l’alleanza con Al-Assad non ha mai impedito a Putin di tutelare le sue relazioni con Ankara.

In una prima fase, lo stallo a Idlib aveva fornito a Russia e Turchia l’opportunità per condurre un ampio gioco di politica estera, che ha contribuito ad avvicinare i due Paesi anche sul piano tecnico-militare. Nel settembre 2018, Putin ed Erdogan avevano firmato l’accordo di Sochi assumendosi impegni importanti, come creare una zona demilitarizzata a Idlib e risolvere il problema costituito dalla presenza nel governatorato del gruppo estremista Hayat Tahrir Al-Sham (Hts).

Oggi, però, la Turchia starebbe fallendo nel tentativo di separare le forze di opposizione – che ha sostenuto fin dall’inizio del conflitto siriano – e i gruppi estremisti presenti a Idlib; di conseguenza, Mosca starebbe premendo su Erdogan per azioni più forti. Se inizialmente il capo di Stato turco aveva accusato Damasco di boicottare le relazioni tra Ankara e Mosca, ha infine dovuto riconoscere lo scontento di Putin in merito al ruolo giocato dalla Turchia su Hayat Tahrir Al-Sham.

In questo contesto, l’attacco da parte dell’esercito siriano alla postazione turca costituirebbe un messaggio militare a Erdogan, lanciato dalla Russia per mettere Ankara sotto pressione su almeno tre questioni: i negoziati di pace, il pattugliamento congiunto, le misure per frenare Hayat Tahrir Al-Sham.

Il nodo è rappresentato da Idlib. A livello ufficiale, Mosca sfrutta ogni occasione per impegnare la Turchia su Idlib, mettendo in chiaro che Ankara e Mosca sarebbero in grado di risolvere la situazione, senza il contributo di terze parti, in particolare europei e americani. Ma è chiaro che il governatorato si è ormai trasformato in un labirinto dal quale sarà difficile liberarsi.

L’esercito siriano non ha alcuna speranza di vincere la partita senza il sostegno della Russia.  Mosca, invece di impiegare tutte le sue energie nel conflitto siriano, sembrerebbe dare la priorità all’alleanza con la Turchia. Ankara, a sua volta, non è disposta a rivedere la sua posizione, se non le verrà garantito il mantenimento dell’influenza nel nord della Siria.