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L’unica provincia siriana, insieme a Raqqa, ad essere ancora del tutto fuori dal controllo dell’esercito regolare è quella di Idlib; questi due governatorati rappresentano il punto di riferimento, rispettivamente, per l’ISIS e per la galassia salafita ruotante attorno al gruppo di Al Nusra, filiale di Al Qaeda in Siria ed adesso rinominata Jabhat Fateh al-Sham per sfuggire alle sanzioni ed alle pressioni internazionali.LEGGI ANCHE: Perché Al Nusra ha cambiato nomeSe a Raqqa vi è la sede del califfato guidato da al Baghdadi, ad Idlib invece dal marzo 2015 vi è la base di quello che gli stessi terroristi iniziano a definire ‘piccolo emirato’ che dal nord di Hama si estende per tutta la provincia di Idlib, mentre grazie alle operazioni dell’esercito siriano è oramai quasi espulso del tutto dalla provincia di Latakia; un territorio quindi fuori da quasi quattro anni, fatta eccezione per il capoluogo Idlib conquistato solo ad inizio 2015, dal controllo di Damasco in cui diverse sigle terroristiche dall’inizio della guerra siriana hanno trovato subito spazio grazie alla vicinanze del confine turco, da cui specie nelle prime fasi del conflitto sono entrati aiuti e munizioni di ogni tipo.Anche se generalmente i gruppi terroristici operanti in Siria si identificano divisi in due grandi blocchi, ossia quello dell’ISIS ad est e quello di al Nusra ad ovest, in realtà la galassia di sigle salafite e takfire comprende una moltitudine vasta di simboli ed organizzazioni; sul finire del 2011, quando l’FSA, ossia l’esercito ‘moderato’ nato dalle proteste antigovernative figlie della primavera araba, non è stato più in grado di attaccare le forze fedeli a Damasco, dalla Turchia e dalla Giordania sono arrivati migliaia di terroristi a dar manforte. E’ da quel momento che inizia l’assedio di Aleppo, l’avanzata nel Ghouta, la caduta di molte zone della provincia di Idlib e la conquista di gran parte del deserto orientale comprendente anche la città di Raqqa; solo nel 2013 si ha la scissione tra blocco del fronte al Nusra ed ISIS: da questo momento, chi fa parte del primo gruppo considerare i miliziani del califfato come nemici, ne nasce una guerra interna che porta gli uomini di al Baghdadi a proclamarsi autonomi e ad iniziare ad avanzare anche in Iraq, mentre al Nusra si attesta tra la periferia di Aleppo e la provincia di Idlib.Oggi quelle tensioni nate nel 2013, tornano prepotentemente di scena e potrebbero essere propedeutiche a nuove importanti evoluzioni in tutto il panorama siriano; all’interno del fronte degli ex Al Nusra infatti, è nato un nuovo scontro fratricida in quanto alcuni gruppi accusano altre sigle terroristiche di collaborazionismo con l’ISIS. In particolare, Ahrar Al Sham, formata soprattutto da non siriani e considerata autonoma ma alleata ad Idlib della galassia salafita, accusa gli uomini di Jund al Aqsa (molto fedeli ad Al Nusra) di favorire l’ingresso di uomini legati ad al Baghdadi all’interno dei territori da loro controllati, disonorando quindi i patti e gli accordi nati dalla comune lotta contro l’ISIS del 2013. I sospetti di questa collaborazione sono stati già molto evidenti nei mesi scorsi, quando ad est di Hama entrambi i gruppi hanno simultaneamente attaccato l’esercito siriano per cercare di conquistare la strada di collegamento tra Ithriyah e Khanasser, l’unica arteria rimasta in grado di mettere in comunicazione Aleppo e Damasco; adesso, con il fronte aleppino prossimo alla disfatta ed alla definitiva sconfitta, tra i gruppi terroristici della zona sale la tensione e si instaura un clima di legittimo sospetto reciproco. La comune lotta per la presa della seconda città siriana, ha tenuto unita questa galassia salafita anche nel governo della provincia di Idlib, con l’esercito di Damasco oramai prossimo a prendere Aleppo, le alleanze tra i vari gruppi iniziano a sfarinarsi ed a sciogliersi, aprendo nuove prospettive per il governo di Assad, che può adesso sperare grazie a questi scontri interni di poter riprendere anche quelle province che da anni sono fuori controllo.cristiani_sotto_tiroGli scontri tra Ahrar Al Sham e Jund al Aqsa, hanno già provocato almeno cinquanta vittime in ambo le parti; dopo aver avuto le prove certe di contatti e favori reciproci tra il secondo gruppo sopra citato e l’ISIS, i rivani stanno cercando di espellere tra le proprie fila tutti coloro che hanno favorito l’ingresso dei miliziani del califfato in questa provincia. Gli scontri più duri, in queste ore stanno avvenendo a sud di Idlib, vicino al confine con la provincia di Hama, lì dove nei giorni scorsi proprio Jund al Aqsa ha lanciato diverse operazioni contro l’esercito siriano nel tentativo disperato di distogliere l’attenzione da Aleppo e costringere Damasco a sottrarre uomini dal fronte aleppino. Le lotte intestine ai gruppi terroristici, stanno avendo come prima importante conseguenza quella di far avanzare l’esercito siriano a nord di Hama, riprendendo in parte le postazioni perse a settembre; ma a lungo termine, questi scontri dimostrano la poca tenuta mentale e militare dei gruppi takfiri, specie dopo la disfatta del nord di Aleppo e dopo l’inizio dell’avanzata siriana nella città.LEGGI ANCHE: I crimini compiuti dai ribelliProprio come il califfato dell’ISIS, anche questo piccolo emirato è destinato ad essere archiviato dalla storia; una volta presa Aleppo, l’esercito siriano avrà uomini e mezzi a disposizione per attaccare la provincia di Idlib sia dalle montagne a nord di Latakia, così come dalle pianure a nord di Hama ed anche dalla stesa Aleppo. Tra fronti da cui far ripartire la definitiva conquista di un governatorato che fino al 2011 era cuore industriale della Siria e che dopo lo scoppio della guerra ha iniziato ad essere governato da terroristi senza scrupoli che dopo aver ucciso diversi civili nel corso degli anni, adesso rischiano di scontrarsi ancor più violentemente tra di loro.

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