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All’incirca alle 5 del mattino di giovedì 21 novembre, la Russia ha colpito la zona industriale della città ucraina di Dnipropetrovsk con quello che il Cremlino ha definito un “nuovo missile balistico ipersonico”. Il presidente della Federazione russa Vladimir Putin ha affermato che il nuovo vettore balistico a medio raggio (MRBM), denominato Oreshnik (nocciola in russo) sarebbe capace di viaggiare a 10 volte la velocità del suono (Mach 10) e pertanto di essere invulnerabile alle difese antimissile oggi conosciute (eccezion fatta per THAAD, AEGIS con SM-3/6 e GMD).

Per capire meglio di cosa si potrebbe trattare cominciamo ad analizzare queste dichiarazioni. Un missile balistico a medio raggio è caratterizzato da una gittata compresa tra i 1.000 e i 3.000 km, ovvero rientra in una classe di vettori che era proibito schierare e costruire (da parte di USA, URSS e rispettivi alleati) secondo il Trattato INF sulle forze nucleari intermedie, rimasto in vigore sino al 2019 quando gli Stati Uniti ne sono usciti (per ovvie ragioni concernenti i progressi missilistici cinesi).

Per quanto riguarda la velocità, la capacità di volare a Mach 10 è coerente con questi tipi di vettori anche se non è chiaro se si tratti della velocità finale sul bersaglio oppure quella del volo esoatmosferico in traiettoria balistica. Potrebbe sembrare una questione non significativa, ma esistono missili in grado di accelerare nella fase finale della loro traiettoria sull’obiettivo mentre altri procedono solamente grazie alla spinta iniziale e alla conseguente accelerazione gravitazionale.

Lo Stato maggiore ucraino, in particolare il comando dell’aeronautica, ha riferito nelle ore immediatamente successive all’attacco che si sarebbe trattato di un missile balistico intercontinentale (ICBM) mobile del tipo RS-26 “Rubezh” lanciato dal cosmodromo di Kasputin Yar, nella regione di Astrakhan, distante circa 800 km dal punto di impatto. Le immagini dell’attacco missilistico che ci sono giunte, raccolte da telecamere di sorveglianza, mostrano non meno di 18 veloci scie luminose, raggruppate in tre gruppi, che quindi rappresentano i veicoli di rientro di più missili balistici (da 2 a 3): si tratterebbe quindi di un vettore dotato di MRV (Multiple Reentry Vehicle).

Esistono forti dubbi che si tratti di un missile balistico ipersonico del tutto nuovo. La Russia, infatti, non ha mai testato altri vettori ipersonici montati su missili balistici che non sia il sistema 15Yu71, ovvero il veicolo di rientro ipersonico planante (HGV – Hypersonic Glide Vehicle) denominato “Avangard”, mentre invece è probabile che la denominazione “Oreshink” sia solamente il modo di indicare la nuova configurazione del vettore RS-26.

Quest’ultimo è un missile balistico intercontinentale (gittata superiore ai 5500 km) che però è stato testato anche su medie distanze: nell’ottobre 2012 ha volato per 2000 km mentre tutti i test di volo successivi sono stati effettuati a distanze di medio raggio (quindi tra 1000 e 3000 km). Lo schieramento in servizio di questo vettore è però controverso: lo sviluppo dell’RS-26 è stato sospeso nel 2018 per dirottare i fondi verso il binomio RS-28 “Sarmat” (un ICBM pesante) e l’HGV “Avangard”, inoltre il “Rubezh” è anche sparito dai piani programmatici russi per gli anni 2018-2027, e ancora nel 2020 il Pentagono, in un documento ufficiale per il Congresso sull’analisi delle forze nucleari russe, non lo elencava tra i missili balistici intercontinentali in servizio o in sviluppo in Russia, ma concedeva il beneficio del dubbio affermando che avrebbe potuto riapparire come un vettore a raggio intermedio una volta cessato il Trattato INF.

Pertanto è plausibile che l’attacco a Dnipropetrovsk sia stato effettuato da questo tipo di missile, fatto volare su una traiettoria depressa rispetto a quella classica, in modo da aumentare la velocità di impatto, anche considerando che l’RS-26 viene dato come capace di trasportare sino a 6 veicoli di rientro, ma su questo dato c’è ancora molta incertezza: sappiamo infatti che il vettore è basato sull’ICBM mobile RS-24 “Yars”, che sarebbe in grado di trasportare sino a 10 veicoli di rientro indipendenti (MIRV – Multiple Independently-targetable Reenty Vehicle). Anche il Pentagono, che è stato avvisato del lancio (o dei lanci) secondo il ben noto meccanismo di comunicazione diretto tra Washington e Mosca, avrebbe confermato si sia trattato del missile “Rubezh”. Sappiamo anche che l’attacco missilistico è stato a tutti gli effetti un test, in quanto è stato lo stesso presidente Putin ad ammetterlo in una dichiarazione, e questo spiegherebbe anche perché i veicoli di rientro erano inerti (o caricati con poco esplosivo).

Sicuramente nelle prossime settimane ne sapremo di più, in quanto i detriti del vettore raccolti dagli ucraini verranno analizzati dagli esperti militari del settore. Per dovere di cronaca c’è anche chi pensa che l’attacco possa essere stato portato con un RS-26 e un RS-24, ma al momento non ci sono prove sostanziali che possano confermare o smentire questa ipotesi.

Riassumendo, non siamo davanti a nessun “nuovo missile balistico ipersonico”, bensì a un particolare utilizzo di un normale MRBM che invece rappresenta la vera novità in quanto si pensava che il suo sviluppo fosse stato interrotto.

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