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I velivoli russi che nella giornata di oggi hanno provocato l’intervento dei caccia dell’aeronautica sudcoreana non erano soli: come riporta un comunicato ufficiale del Ministero della Difesa nipponico, erano presenti anche bombardieri cinesi tipo Xi’an H-6 che hanno affiancato i russi Tupolev Tu-95MS per tutta la durata del volo di pattugliamento che li ha condotti in quella fetta di cielo tra lo spazio aereo sudcoreano e quello giapponese.

Quanto riportato da Tokyo è stato successivamente confermato dal Cremlino, che in una breve nota del Ministero della Difesa riferisce che “le forze aerospaziali russe e l’Aeronautica cinese hanno condotto oggi i loro primo pattugliamento congiunto dell’aviazione a lungo raggio nella regione Asia-Pacifico. L’esercitazione è stata condotta nell’ambito di uno sforzo congiunto per impegnarsi nella cooperazione militare nel 2019 e non è stata diretta contro altri Paesi”.

I dettagli del pattugliamento

La missione effettuata dai due bombardieri russi Tu-95MS accompagnati da due bombardieri cinesi H-6K è stata effettuata sulle acque del Mar del Giappone e del Mar Cinese Orientale andando a sfiorare le coste nipponiche e sudcoreane e successivamente l’arcipelago delle Ryūkyū sin quasi a Taiwan, volando a poca distanza da Okinawa, dove hanno sede numerose basi americane tra cui quella di Kadena.

Durante il loro volo i velivoli russi e cinesi sono stati intercettati da caccia della Corea del Sud e del Giappone, che ha fatto decollare degli F-15 della Jsdaf per scortarli durante il loro volo nelle prossimità della costa nipponica.

A margine di questa, che era la missione principale, è stato intercettato anche un Beriev A-50, un velivolo dotato di radar in disco rotante adibito all’allarme precoce aerotrasportato (Aew) sviluppato dall’llyushin IL-76MD. L’aereo “Awacs” russo, i cui compiti sono paragonabili a quelli dell’E-3 Sentry americano, si è diretto verso gli isolotti Liancourt, ad est della Corea del Sud, occupati militarmente da Seul ma de facto a sovranità nipponica.

Una missione, quella del Beriev, un po’ inusuale per questo settore e che si potrebbe spiegare con la volontà di Mosca di fornire un controllo aereo avanzato alle due coppie di bombardieri onde cercare evitare altri incidenti come avvenuto lo scorso 20 giugno, quando altri due velivoli Tupolev Tu-95 sono stati intercettati dall’aeronautica nipponica dopo che avevano sconfinato.

Perché il pattugliamento congiunto?

Come riportato da Zvedza Tv, che rilancia quanto scritto dal Cremlino, “pattugliamenti congiunti sono stati condotti con l’obiettivo di approfondire e sviluppare le relazioni russo-cinesi di partenariato globale, aumentando ulteriormente il livello di interazione tra le forze armate dei due Paesi, migliorando le loro capacità di condurre azioni comuni e rafforzando la stabilità strategica globale”.

È la prima volta in assoluto che Russia e Cina effettuano questo tipo di missione e non è affatto un caso che sia stata effettuata proprio in quella parte dello scacchiere del Pacifico: Corea del Sud e Giappone, alleati storici degli Stati Uniti se pur caratterizzati da una profonda inimicizia che dura dal Secondo Conflitto Mondiale mai del tutto sanata, rappresentano in questo momento la testa di ponte degli interessi statunitensi in Estremo Oriente.

L’avvicinamento tra Mosca e Pechino, che dal punto di vista militare non è certo nuovo, assume qui, però, un sapore del tutto diverso proprio alla luce di un evento simile. Entrambi i Paesi si sentono minacciati dalla politica statunitense se pur in settori molto distanti tra di loro: per la Russia la sensazione di accerchiamento è data dall’espansione della Nato ai suoi confini occidentali e sudoccidentali – con la Georgia nell’orbita dell’Alleanza Atlantica – per la Cina lo scacchiere è quello dell’Estremo Oriente e dei mari contigui, dove Washington contrasta la sempre maggiore spinta all’espansione di Pechino anche puntando sui suoi alleati come il Giappone.

Risulta quindi naturale che i due colossi euroasiatici stiano cercando una sempre maggiore cooperazione militare là dove i propri interessi collimano, ed il teatro del Pacifico Occidentale è proprio uno di questi, se non quello principale, considerando che, un’eventuale intromissione cinese negli “affari artici” di Mosca (o in quelli mediterranei), viene vista come fumo negli occhi dal Cremlino.

Il progetto di cooperazione militare per l’anno in corso – e con ogni probabilità anche per quelli a venire – per quanto riguarda lo scacchiere del Pacifico risulta pertanto una scelta obbligata per entrambi i Paesi nel tentativo di opporre un fronte compatto alla politica estera Usa finalizzato, più che al contenimento di un “neo espansionsimo” americano che nell’area effettivamente non c’è, al tentativo di contrastare gli Stati Uniti sia andando ad occupare i vuoti da essi lasciati sia opponendo attivamente la propria presenza militare in quelle aree di interesse comune. La Cina corre il rischio di essere vista sempre più come attore principale a cui fare riferimento dagli altri Paesi dell’area e la Russia, che è cosciente di quanto rischioso possa essere abbandonare uno scacchiere vitale come quello del Pacifico Occidentale alle mire di Pechino, non ha intenzione di stare a guardare.

Sarà sicuramente un’alleanza scomoda, come storicamente è sempre stato tra i due Paesi – che hanno avuto anche periodi di scontro aperto – ma condizionata, forzata, dalla politica estera americana, quindi possibilmente non di lunga durata; una nuova politica di Washington che, se pur razionalizzando i fronti di interesse in cui avere una presenza attiva, non ha abdicato del tutto al ruolo di protagonista, soprattutto in quello scacchiere considerato vitale.