Non sono settimane facili per la Russia. Mosca ha dovuto affrontare negli ultimi tempi problematiche ben più precipue e pervasive delle proteste che hanno riempito le testate internazionali ma occupato in misura molto ridotta i decisori strategici del governo di Vladimir Putin. Gli incendi della Siberia hanno mostrato le difficoltà della Federazione nel controllare il suo oriente e messo a repentaglio lo strategico comparto energetico; un’inchiesta internazionale ha rilevato che da un deposito di materiale nucleare russo è partita la misteriosa nube radioattiva che ha sorvolato l’Europa nel 2017; infine, una serie di incidenti ad impianti e strutture strategiche ha allarmato le autorità del Paese.

Paolo Mauri ha parlato con dovizia di particolari di tre gravi incidenti che hanno colpito la Russia nell’ultimo mese e mezzo (l’incidente al sottomarino As-12 costato la vita a 14 marinai, la gigantesca esplosione nel deposito munizioni della base di Achinsk, nella regione siberiana di Krasnoyarsk il cui smantellamento è previsto entro il 2022 e l’incendio nella base navale della Flotta del Nord di Severodvinsk, nella regione di Arcangelo, in cui sono morti cinque dipendenti di Rosatom) sottolineando le difficoltà occorse a Mosca nel gestire il suo enorme comparto strategico in una fase di grave carenza di fondi, crisi incipiente dell’economia e ritardi nella manutenzione di mezzi militari e strutture. Riguardo all’ultimo di questi casi sono emersi particolari di difficile lettura, nei giorni recentemente passati.

Le zone circostanti il poligono di Severodvinsk, infatti, hanno conosciuto un aumento notevole della radioattività registrata, da 4 a 16 volte i livelli ordinari. “Si tratta”, sottolinea La Stampa, “di un dato che smentisce quanto affermato nei giorni scorsi dal ministero della Difesa di Mosca, secondo cui il livello delle radiazioni era rimasto nella norma. A Severodvinsk avevano però registrato una breve impennata della radioattività durata circa 40 minuti e secondo Greenpeace le radiazioni erano aumentate di 20 volte. Di fronte a tanta incertezza, in questi giorni si è registrata una corsa alle farmacie della città per fare scorta di iodio, usato per ridurre gli effetti nocivi dell’esposizione a radiazioni”.

L’inequivocabile conferma dei dati sulle radiazioni e il timore di una psicosi per una “nuova Chernobyl” hanno spinto le autorità russe a fare le prime ammissioni. L’agenzia russa per l’energia nucleare Rosatom ha reso noto che è stata causata da un incidente avvenuto durante il test di “una fonte isotopica di energia per il motore di un missile a propellente liquido”, senza specificare l’arma in questione. “L’esplosione comunque è stata così potente da essere rilevata dalla rete delle stazioni di monitoraggio del CTBTO di Vienna”, scrive Il Sussidiario. “Nello specifico è stata rilevata a Baradfuss (Tromso), in Norvegia, che si trova a circa 1.030 chilometri in linea d’aria dal luogo dell’incidente nucleare. Questo vuol dire che l’esplosione è stata molto potente”.

Mosca, in una fase di rinfocolamento della tensione con gli Stati Uniti, sta studiando una serie di dispositivi per rinnovare i suoi arsenali, concentrandosi sul comparto balistico. Il Presidente Putin ha annunciato, alcuni mesi, una serie di armi supersoniche che dovrebbero contribuire a ristabilire la parità strategica con gli avversari a stelle e strisce, cruciale per il Cremlino dopo la fine dell’accordo Inf. I missili da crociera anti-nave Zirkon, il drone-siluro sottomarino Poseidon e il missile da crociera Buerevestnik sono tra questi.

E proprio il Burevestnik potrebbe essere il principale indiziato per l’esplosione: il missile, il cui nome significa “procellaria”, è pensato per poter avere tanto la testata quanto la propulsione a base nucleare e poter raggiungere, virtualmente, ogni angolo del globo. L’incidente ha messo in allarme le cancellerie e le autorità russe, ricordando i rischi collaterali della nuova corsa alle armi: la Russia non ha voluto, sinora, rivelare altri particolari complici le priorità di carattere strategico che la tutela della segretezza sulle nuove armi in via di sperimentazione impone. Tuttavia viene da chiedersi come potrà, nel lungo periodo, la Russia far coesistere un sistema di vecchie infrastrutture strategiche in deperimento e ambiziosi programmi di rinnovamento degli arsenali coniugando gli obiettivi militari con le necessità di sicurezza. La carenza di fondi può fare brutti scherzi e nuovi incidenti non sono, al momento, da ritenere improbabili.