Le vicende afghane hanno scritto di recente pagine drammatiche nella storia del suo popolo. Ma l’insediamento talebano, in realtà, riserva risvolti ben più che preoccupanti per tutta la comunità internazionale.

L’allarme per le armi nucleari dei talebani

Il grido d’allarme arriva da John Bolton, ex consigliere della National Security Agency e già ambasciatore Usa dell’ala repubblicana. In una recente intervista, ripresa in Europa dal Daily Mail, il senior advisor avrebbe rilasciato dichiarazioni che rivelerebbero un serio pericolo per l’intera umanità. Durante la sua conversazione con l’emittente radiofonica WABC 770, l’ex consigliere ha messo in luce è venuta alla luce come esista la possibilità che “armi nucleari” siano a disposizione dei talebani. Durante l’intervento viene spiegato che questo timore possa concretizzarsi, in quanto, gruppi islamisti armati siano in procinto di prendere il controllo del Pakistan, ipotesi tutt’altro che remota visto gli attuali assetti geopolitici tra India, Cina e lo stesso Pakistan. 

Il falco Usa fa notare che questa eventualità, porterebbe in sostanza circa centocinquanta testate nucleari nelle mani dei terroristi. Il Mail scrive anche che l’arsenale sembrerebbe ancora più robusto di quello presentato, evidenziando che, in realtà, la capacità atomica risulterebbe non solo di centosessanta testate pronte all’impiego, ma oltretutto comprensive di centodue missili terrestri e di F-16, armati con ventiquattro lanciatori nucleari. Inoltre, ulteriori dati riferiscono che sono stati individuati anche aerei da combattimento Mirage di classe III e V e missili Ra’ad. Le risorse aperte purtroppo rivelano anche di munizioni in forza alla marina. L’intelligence, infatti, avrebbe segnalato addirittura piattaforme missilistiche sommerse, dalle quali sono stati testati missili Barbur-3. Inoltre, gli stessi servizi hanno evidenziato anche potenzialità strategiche nella guerra sottomarina che fornirebbe potenza balistica abile ad effettuare lanci da unità navali subacquee. I dati sugli armamenti di terra, in fine, parlerebbero di addirittura centodue missili terra aria oltre ad ulteriori sei missili nucleari già operativi.

Il Pakistan e la proliferazione nucleare extraterritoriale

Le paure che i talebani focalizzino i loro obbiettivi in questa direzione, prendono sempre più corpo, a causa della recente nomina di un leader a capo del settore nucleare. A riportare prontamente la notizia questa volta è stata la testata americana Newsweek. Quest’ultima dettaglia che, dall’elenco degli incarichi ufficiali per il nuovo governo, è stato identificato un ingegnere alla direzione delle politiche del dipartimento per l’energia atomica. Secondo quanto dichiarato da una funzionario talebano, però, sembrerebbe che in realtà, al momento, non risulti alcuna decisione presa sullo sviluppo di armi nucleari. Viceversa, notizie contrastanti arriverebbero addirittura dalla stessa agenzia per l’energia nucleare afghana, la quale, già dallo scorso febbraio, espresse preoccupazioni sull’instabilità dell’area. A conferma di ciò ci sarebbe il discorso del suo ambasciatore proprio all’AIEA. Quest’ultimo, infatti, focalizzava l’attenzione sull’attuale situazione della sicurezza del paese, in quanto i dati in suo possesso, dettagliavano che alcune aree erano controllate proprio da gruppi di insorti e da gruppi terroristici, appartenenti a reti attive e dislocate ovunque. Incrociando le informazioni e ad ulteriore conferma di questo, anche il Generale statunitense Milley riferì al Congresso che il ritiro delle truppe Usa avrebbe accelerato i rischi di destabilizzazione regionale e riportato conseguenze importanti per la sicurezza del Pakistan e dei suoi arsenali nucleari. Il militare statunitense ed i suoi analisti previdero proprio un aumento delle organizzazioni estremiste, motivando che tali dinamiche avrebbero esposto a rischi importanti sull’atomica e sulla possibilità che quest’ultima arrivasse nelle mani sbagliate.

Proprio per questo ora gli Usa guardano con preoccupazione anche alla proliferazione nucleare extraterritoriale del Pakistan. Sempre secondo Newsweek, infatti, l’attenzione si è spostata su un fisico nucleare noto come A.Q. Khan, morto solamente pochi giorni fa. Quest’ultimo, in Pakistan, era stato soprannominato “il padrino” del programma nucleare. Sembrerebbe, inoltre, che già in passato il misterioso tecnico sia stato sotto il mirino internazionale, con l’accusa di aver fornito informazioni secretate sull’atomica a paesi come Iran, Libia ed addirittura alla Corea del Nord. In conclusione, la paura che gruppi d’insorti possano utilizzare proprio questi corridoi, sta accrescendo “la tensione” della comunità internazionale. Infatti quest’ultima, sebbene tenti di correre ai ripari nella speranza di arginare i danni, si ritrova oggi fortemente preoccupata che il terrorismo, a breve, riuscirà ad allungare le sue mani sulle armi di distruzione di massa.